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giovedì 6 dicembre 2018

Solstizio d’inverno - Festività e quanto molto ci resta dei Romani


Nella notte  fra il 21 e il 22 dicembre, oltrepasseremo senza accorgercene, il solstizio d’inverno.
Dal 17 dicembre al 6 gennaio attraverseremo una lunga serie di ricorrenze solari. ll Natale cristiano è una delle tante feste che dimostrano come un concetto cronologico saldamente associato ad antiche religioni pagane del tempo e della fertilità sia stato assimilato, non senza imbarazzi, dal cristianesimo, assumendo via via nuovi significati. 
La religione romana, bollata dai cristiani come superficiale e puramente liturgica, fu, in realtà, tutt’altro che banale. 

Fra il 17 e il 23 dicembre si celebrava a Roma la festa di Saturno, con banchetti e scambi di auguri e di modesti doni. Il nostro termine “strenna” deriva da “strena”, parola latina a sua volta derivante dall’antica lingua dei Sabini, che starebbe ad indicare il dono augurale. In questi giorni, fra i più brevi e oscuri dell’anno, le diverse divinità del sottosuolo (Saturno, Plutone, Dis Pater) uscivano dall’inferno e vagavano sulla terra. 
Nella mentalità antica, ambigua per definizione e per noi quasi incomprensibile, queste divinità tutelavano da un lato le anime dei defunti, dall’altro le campagne e i raccolti. Poiché si temeva che le loro cupe processioni potessero danneggiare il ciclo della fertilità, interrompendo il periodo del riposo invernale del terreno, si offrivano loro doni e feste per favorire il loro ritorno nell'aldilà e il loro ricollocarsi nel ciclo stagionale.

martedì 7 marzo 2017

Incidenti tra autovetture e veicoli a due ruote.

Analizzando a fondo le tragedie stradali e tralasciando le responsabilità di ogni singolo sinistro, possiamo senza dubbio affermare che gran parte delle colpe sia da ascrivere al codice stradale italiano, nella sua eccezione europea.
Sì, perchè il codice stradale italiano permette la conduzione di veicoli fino a 125 cc ai possessori della patente B ( autoveicoli fino a 3.5 t).
Ma attenzione, perchè vale solo sul territorio italiano.

Il problema di base è che molte persone sono realmente negate  nel condurre veicoli a due ruote, molte non sono minimamente preparate a farlo e acquistano modelli alla moda ( maledetta moda) sovradimensionati alle loro sovrastimate capacità. Non solo giovani squattrinati ma spesso neo pensionati si cimentano in età, a condurre veicoli che addirittura non hanno mai guidati.

Pertanto è il caso di adeguarsi alle normative di tutti gli altri Paesi, permettere la conduzione di motocicli e scooter solo ai possessori della patente A, invece di  "aiutare" i produttori nostrani di veicoli a due ruote, perchè solo questa è la reale finbalità, dato che la patente A da privatista costa meno di 200 €.

martedì 16 luglio 2013

Ungheria : Orban, ulteriore atto a difesa della sovranità Nazionale : l'Ungheria rompe con l'Fmi

La Banca centrale chiede la chiusura dell'ufficio a Budapest del Fondo monetario

il Parlamento, Budapest
 
BUDAPEST - Il governatore della banca centrale ungherese Mnb, Gyoergy Matolcsy, in una lettera indirizzata alla direttrice generale del Fondo monetario internazionale (Fmi) Christine Lagarde, ha chiesto la chiusura dell'ufficio di Budapest del Fmi. Motivo della richiesta, la circostanza che l'Ungheria estinguerà prima del termine previsto il debito che aveva con lo stesso Fondo e con l'Ue, (circa 20 miliardi di euro, ricevuti nel 2008).
L'ultima scadenza per i versamenti sarebbe nel 2014, ma il governo Orban la settimana scorsa ha deciso di anticipare l'estinzione del debito a quest'anno. "Così la presenza dell'ufficio del Fmi a Budapest che controllava la politica monetaria dell'Ungheria nei termini del contratto di credito, non è più necessaria", scrive Matolcsy nella lettera.
Secondo Matolcsy, l'Ungheria ha dovuto rivolgersi al Fmi e all'Ue nel 2008 a causa dei governi precedenti, che non avrebbero previsto in modo adeguato le conseguenze della crisi monetaria internazionale. Budapest fu salvata solo dalle risorse messe a disposizione dal Fondo e dall'Ue, ma ormai le finanze del paese sono normalizzate: il deficit è sotto la soglia del 3% del pil, e l'Ungheria è potuta uscire dalla procedura per il deficit eccessivo della Commissione europea.

fonte :  cdt.ch ( il Corriere del Ticino )

venerdì 5 luglio 2013

Ue e piccoli ortaggi fuorilegge, la notizia è disinformativa.

Impariamo a leggere e a comprendere le leggi europee: non ci sarà nessun limite alla coltivazione e gardinaggio casalingo.

Riprendo l’ottimo post della collega Maria Ferdinanda Piva di Blogeko che riassume efficacemente la situazione attuale delle sementi in Italia e Europa: si può coltivare per il proprio consumo senza sottostare a alcun vincolo. Insomma gli orti privati non sono illegali né in Italia e né in Europa e la registrazione delle sementi serve semplicemente e mantenere elevati gli standard di qualità delle sementi destinati a chi coltiva in maniera professionale. Scrive infatti Maria Ferdinanda:
La proposta offre la scelta ai contadini tra usare semi certificati o non certificati (standard). La scelta dipende dalle necessità e dalle preferenze di ogni coltivatore. I semi certificati offrono migliori garanzie di qualità mentre quelli standard di solito hanno prezzo più bassi. Lo scambio di semi o altro materiale per la riproduzione delle piante tra non professionisti resta al di fuori degli scopi della legge. Ciò che viene venduto da non professionisti o da micro imprese per mercati di nicchia è esente dall’obbligo di registrazione. Le imprese con meno di 10 dipendenti e un fatturato annuo inferiore ai 2 milioni di euro possono vendere le loro varietà di piante di nicchia senza obbligo di registrazione.
D’altronde la F.A.O. è sempre stata molto chiara in merito esprimendosi proprio contro il monopolio delle sementi.
Come ebbe modo di spiegarci in una intervista esclusiva Mario Catania, ex ministro all’Agricoltura l’istituzione di un Catalogo ufficiale europeo delle sementi per cui alcuni mesi fa la Corte europea di Giustizia si espresse il 12 luglio 2012 in merito e che ha :
ha semplicemente confermato l’obbligo di iscrizione al registro ufficiale comunitario che, assicurando le caratteristiche delle varietà iscritte, rappresenta una garanzia per i produttori agricoli come per i consumatori. Inoltre è il caso di ricordare che una volta ammesse nei registri nazionali, le sementi vengono automaticamente inserite nel catalogo ufficiale europeo. Si tratta di una procedura che non è particolarmente complessa ed è anche gratuita perché la registrazione delle sementi tradizionali non prevede alcun costo e le domande di iscrizione al registro nazionale possono essere presentate anche dai singoli cittadini e dalle aziende.
Misure esagerate? Probabilmente, ma ciò non giustifica le bufale in merito che non fanno altro che confondere leggi e situazioni. non facendo capire da che parte effettivamente conviene protestare.

fonti  :  ecoblog.it  e informarexresistere.fr

 

martedì 29 gennaio 2013

Messaggio di Matthias Rath ai popoli d'Europa. Movimento per la vita


suggeriamo una condivisione o il salvataggio sui vostri pc o dei presenti video ( con sottotitoli in italiano ), il secondo relativo al movimento per la vita.



martedì 22 gennaio 2013

Rimane aperta l'inchiesta sul progetto del gassificatore nel Golfo di Trieste e e del Porto Franco

LA COMMISSIONE PETIZIONI DEL PARLAMENTO EUROPEO CHIEDE L’ALLARGAMENTO DELLA PROCEDURA DI IMPATTO AMBIENTALE ALLA CROAZIA - DENUNCIATA LA VIOLAZIONE DELLO STATUS GIURIDICO DEL PORTO INTERNAZIONALE DI TRIESTE



Bruxelles, 22 gennaio 2013 - Rimane aperta l’inchiesta del Parlamento Europeo sui progetti dei terminali di rigassificazione nel Golfo di Trieste. E’ questa la decisione della Commissione Petizioni dopo l’audizione di Roberto Giurastante al Parlamento Europeo.

Giurastante in rappresentanza di Greenaction Transnational e di Alpe Adria Green, e quale autore di due delle tre petizioni in discussione, ha evidenziato la criticità dei progetti di entrambi i terminali di rigassificazione, uno nel porto di Trieste, l’altro off-shore nel mezzo del piccolo Golfo di Trieste e davanti alle coste della Slovenia.



Per entrambi i progetti è stata denunciata la violazione delle procedure di V.I.A. - V.A.S. comunitarie e il mancato coinvolgimento nella valutazione di impatto ambientale della Croazia (in procinto di entrare nell’Unione Europea) con la quale Italia e Slovenia condividono il Golfo di Trieste.

Giurastante ha inoltre sollevato la questione dello “status giuridico” del porto di Trieste, riconosciuto e tutelato dal Trattato di Pace del 1947 quale Porto Libero Franco Internazionale, regolamentato dall’Allegato VIII del Trattato che ne garantisce a tutte le Nazioni (cioè alla comunità internazionale) l’uso libero, indisturbato e senza discriminazioni. L’articolo 2 dell’Allegato VIII del Trattato di Pace stabilisce che: “L’istituzione di zone speciali nel Porto Libero sotto la giurisdizione esclusiva di uno Stato qualunque è incompatibile con lo status del Territorio Libero e del Porto Libero”.

Il Porto Libero di Trieste non è quindi assoggettabile alla giurisdizione italiana essendo questo assolutamente precluso dal Trattato di Pace tuttora in vigore e di cui è fatto l’obbligo di rispetto a tutti gli Stati membri dell’Unione Europea e quindi alla stessa Unione Europea.

Dopo gli interventi degli europarlamentari Mojca Kleva, Roberta Jordan e Victor Bostinaru, la Commissione Petizioni ha deciso di tenere aperte le petizioni e le relative inchieste, e di chiedere ufficialmente alla Croazia di partecipare alla valutazione ambientale dei rigassificatori.

martedì 15 gennaio 2013

Europa, costo della vita in Germania

Il costo della vita è l'impegno economico che un individuo deve affrontare per "passare la giornata", cioè : mangiare, lavarsi, spostarsi ecc.
Noi abbiamo la fortuna di abitare molto vicino ad Austria e Germania, è la nostra Heimet da 700 anni, ma non ci avevamo mai pensato a fare un filmato così esplicativo.
Anzi, pensandoci bene, è meglio che lo abbia fatto un italiano e non un Triestino, così non possiamo esser tacciati di scarsa obiettività.
Buona visione.


 
PS .Non conosciamo gli autori del filmato



venerdì 4 gennaio 2013

La Polonia vieta Mais e Patate OGM. Sfida alla CEE.

Il premier Polacco : la CEE vorrebbe il nostro via libera in "banco"

La Polonia ha imposto ieri nuovi divieti sulla coltivazione di alcune varietà di mais e di patate geneticamente modificati, il giorno dopo il via libera dell'Unione europea alle colture di Ogm (Organismi geneticamente modificati).
Stando ad una dichiarazione del governo di mercoledì, il governo del primo ministro Donald Tusk ha imposto il bando alla coltivazione diei seguenti prodotti :
 patate Amflora della tedesca BASF ;
mais e/o del grano MON 810 della statunitense Monsanto.
Il divieto di ceppi specifici utilizza essenzialmente una scappatoia legale per aggirare l'accettazione dell'Unione europea di questo genere di prodotti. 
Greenpeace, sentinella mondiale a livello ambientale, ha commentato il provvedimento, che entrerà in vigore il 28 gennaio. "Il governo ha mantenuto le promesse", ha scritto la sede polacca dell'associazione internazionale.
Tusk aveva promesso di vietare gli Organismi geneticamente modificati nel mese di novembre sulla scia di un via libera del Senato alla registrazione e alla vendita di piante geneticamente modificate, vietate in Polonia fino ad allora. Secondo il primo ministro, in base alle norme comunitarie, i legislatori erano stato costretto a far approvare in bianco le colture OGM entrate in vigore il primo gennaio di quest'anno.
fonte : nelcuore.org

mercoledì 5 settembre 2012

Sussulto di dignità: la Bulgaria dice no all’eurozona.

Dopo l'Ungheria anche la Bulgaria si accorge che qualcosa nell' €urozona non rispetta ne le promesse ne i parametri scritti nelle intese di adesione e chiude all' €uro.

Fonte: http://www.wallstreetitalia.com/article/1427412/crisi-sistemica/sussulto-di-dignita-la-bulgaria-dice-no-all-euro.aspx


Uno schiaffo ai burocrati di Bruxelles dal piu’ povero dei paesi dell’eurozona. “Il progettato ingresso nella moneta unica ha perso di significato”. “Il vento e’ cambiato… In questo momento, non vedo alcun beneficio dall’ingresso nell’euro, solo costi”, dice Boyko Borisov primo ministro dell’ex paese comunista.

Dalla capitale della Bulgaria Sofia, il primo ministro Boyko Borisov ha annunciato: “Non vogliamo piu’ entrare nell’euro”.
La Bulgaria, il paese dell’Unione Europea piu’ povero ma allo stesso tempo raro esempio di politica fiscale virtuosa nel blocco dei 27, ha congelato a tempo indeterminato il progetto di adottare l’euro come moneta. Si tratta dell’ultimo caso di nazione prudente a prendere le distanze da Bruxelles e dalla disastrosa politica Ue, un’Unione incapace di gestire la crisi dei debiti sovrani, il cui effetto e’ mancata crescita, tasse piu’ alte e sacrifici per centinaia di milioni di cittadini.
Dalla capitale della Bulgaria Sofia, il primo ministro Boyko Borisov e il ministro delle finanze Simeon Djankov hanno spiegato che la decisione di non andare avanti con il piano strategico a lungo termine di adozione dell’euro, arriva in risposta al deterioramento delle condizioni economiche e alla crescita dell’incertezza sulle prospettive della Ue.
Ugualmente importanti, nelle parole dei due politici dell’ex paese comunista, il decisivo cambio di atteggiamento della pubblica opinione in Bulgaria, dove questo e’ il terzo anno consecutivo in cui sono in vogore misure di austerity.“Il vento e’ cambiato, sia per cio’ che pensiamo noi al governo sia tra la gente… In questo momento, non vedo alcun beneficio dall’ingresso nell’eurozona, solo costi”, ha detto il ministro delle finanze Djankov. “I cittadini giustamente vogliono sapere chi dovremo salvare (dal collasso) quando entriamo nell’euro; e’ troppo rischioso per noi ed inoltre non e’ certo quali siano le regole ne’ come potranno cambiare tra un anno o due”.

fonte : stampalibera.it

sabato 25 febbraio 2012

Piste ciclabili : la rete ciclabile danese resta un modello.

Kopenhagen è stata a lungo la prima della classe per quanto riguarda il trasporto su bicicletta. Ora, altre città vogliono sapere quel è il segreto del suo successo. Per il 36% circa della popolazione, la bicicletta è il mezzo di trasporto preferito per andare al lavoro o a scuola.

E adesso molti altri paesi guardano alla Danimarca per cercare di migliorare i loro sistemi ciclistici e diminuire la loro dipendenza dalle automobili.

Al National Bike Summit di quest’anno, tenutosi da martedì a giovedì della settimana scorsa, F.A.Petersen, ambasciatore danese negli S.u.A, è stato scelto per presentare l’evento. A sua volta ha lasciato il palco a Andreas Røhl, capo dell’ufficio pianificazione cilistica del Comune di Kopenhagen

Il “Modello Kopenhagen” è frequentemente apprezzato dalle altre comunità che vogliono incoraggiare la bicicletta. Per esempio, la corsia cicliabile standard di Kopenhagen è larga più di due metri ed è separata dalla strada e dall’asfalto per mezzo di cordoli su entrambi i lati – dando alle biciclette, in sostanza, una strada propria.
E non solo le piste ciclabili hanno i propri segnali, ma sulle principali arterie i segnali sono sincronizzati a un ritmo più consono alla velocità sostenuta di una bicicletta rispetto a quella di un veicolo a motore, secondo il concetto di “onda verde”.

“C’è un interesse sempre crescente all’estero verso Kopenhagen vista come modello per la ciclabilità”, dice Røhl. “Ci chiedono: «Diteci cosa state facendo, quali sono i costi» – tutte queste informazioni”.

Il “Modello Kopenhagen” è ben conosciuto all’estero. La città ha accolto pianificatori da 18 paesi diversi solo fra ottobre e dicembre dell’anno scorso – che non era neanche alta stagione, secondo il Dipartimento Tecnico ed Ambientale del comune.

Røhl dice però che l’interesse si riferisce solo ai numeri.

“È solo il semplice numero delle persone in bicicletta” dice. “Se guardiamo solo alle persone che vivono e lavorano all’interno della città, la cifra di quelli che si spostano quotidianamente in bicicletta è del 55% – ossia 150.000 persone al giorno.”

Røhl dice che la mentalità riguardo alla bicicletta è molto diversa tra S.u.A e Danimarca. Negli USA, il centro delle discussioni sulla bicicletta è generalmente sugli aspetti ambientali e sulla salute. Røhl dice che questi concetti possono funzionare a livello politico, ma non a livello individuale.

“Qui, andare in bici non è niente di speciale – è come lavarsi i denti. Tu non ti vesti da ciclista, monti in bici e vai.”

Røhl dice che gli americani e molte altre culture sono “affascinate” quando vedono delle donne che vanno al lavoro in bicicletta e quando i camion e la auto danno la precedenza al traffico ciclistico. Dice che la bicicletta può fare passi da gigante negli Stati Uniti, ma non sa se sarà possibile creare una “cultura della bicicletta” come in Danimarca.

“Normalmente quando parlo, mi riferisco all’ambiente urbano. Alcune città americane hanno un buon sistema di trasporto pubblic, quindi andare in bicicletta può non essere una cosa attraente. A Copenhagen, è il modo più veloce e flessibile di girare. Devi creare un sistema che lo promuova – e questo significa prendere alcune decisioni pesanti di pianificazione urbana.

A.Clarke, presidente della League of American Bicyclists si è detto d’accordo.

“Il progetto di legge federale sui trasporti investirà centinaia di miliardi di dollari ed abbiamo bisogno di assicurarci che il denaro vada nella giusta direzione” e sostiene che una delle ragioni per cui l’organizzazione ha voluto un ospite da Konpehagen era di rendere chiaro il messaggio per cui è possibile creare una cultura della bicicletta. Negli anni ’60, Kopenhagen era sulla strada della motorizzazione. Ma le scelte consapevoli l’hanno sviluppata in una maniera totalmente diversa da quella delle città americane.

Clarke crede però che gli americani sceglieranno il mezzo di trasporto più facile e più conveniente.

“E questo, sfortunatamente, è stato l’automobile per gli ultimi 50 o 60 anni. Abbiamo bisogno di normalizzare la bicicletta e renderla un’abitudine ben radicata. Ma la salute e la forma sono altri grandi fattori che ci aiuteranno a promuoverla.

La stessa Kopenhagen, tuttavia, non ha intenzione di sedersi sugli allori. La città vuole avere il 50% di studenti ed impiegati comunali su bici ogni giorno entro il 2015.

Quattro nuovi ponti pedonali e ciclabili sono in progetto all’interno dell’area portuale di Copenhagen, espandendo così il già esteso sistema di piste ciclabili della città.

Fonte: cphpost.dk

giovedì 22 dicembre 2011

Gli europei in fuga alla ricerca di un lavoro e di un futuro

Spostamento nell'emisfero Australe degli europei in fuga alla ricerca di un lavoro.

La C€€ è sempre stata un Eldorado per i rifugiati di guerra e perseguitati, ma la situazione è cambiata. A causa della situazione speculativa economica molto difficile, un gran numero di europei ha deciso di abbandonare il vecchio continente per andare nell'emisfero sud della Terra.

L'Europa passa ora momenti più duri dalla seconda guerra mondiale, quindi la situazione è invertita. Nuove correnti di migranti lasciano il continente, e si teme che questa tendenza proseguirà con la crisi del debito.

C'è da preoccuparsi ?
Si dice che verità sull'euro si saprà nel corso del mese di gennaio e le dichiartazioni ufficiali da Berlino su un eventuale abbandono dell' €uro per ritornare al più affidabile Mark certo non aiutano.
Gli europei poveri sono spinti a lasciare il Vecchio Continente, solo quest'anno, decine di migliaia di portoghesi, greci e irlandesi hanno lasciato la loro casa per emigrare nell'emisfero sud della Terra.
I Greci sono per lo più andati in Australia, e secondo le statistiche ufficiali, circa 50.000 irlandesi è andato in Australia e negli Stati uniti, per il prossimo anno si prevedono ben 75.000 immigrati più. Almeno 10.000 portoghesi sono invece in Angola, mentre il numero di stranieri abitualmente registrati che vivono in Brasile (l'ex colonia portoghese) a metà di questo anno sono aumentato di oltre il 50 per cento - a 1,47 milioni.

tradotto/adattato da MF

fonte : Danas.hr

lunedì 24 ottobre 2011

L'€urocrazia reintroduce la pena di morte. In segreto

Chi accetta il Trattato di Lisbona accetta con ciò anche la Carta dell'Unione Europea. La quale proclama: la pena di morte è abolita, ma poi rimanda ad una nota a piè di pagina, in cui si legge: «Eccetto che in caso di guerra, di disordini, di insurrezione» (war, riots, upheaval). La cosa è di estrema gravità giuridica.
In nessun Pese europeo è ormai in vigore la pena capitale. Ma ora, tutti stanno per introdurla senza saperlo - o senza dirlo - semplicemente per il fatto di ratificare il Trattato di Lisbona, la cosiddetta costituzione europea. Lo segnala Helga
Zepp-Larouche (la moglie di Lyndon), messa a sua volta sull’avviso da un insigne gruppo di giuristi tedeschi ed austriaci (1).
Uno di loro, il professor Albrecht Schachtschneider, uno dei quattro giuristi che stilarono uno storico esposto contro il Trattato di Maastricht, ha spiegato come la pena di morta venga reintrodotta alla chetichella. Non è citata nel testo del
trattato, ma in una nota di una nota a piè di pagina.
Proprio così: chi accetta il Trattato di Lisbona accetta con ciò anche la Carta dell'Unione Europea. La quale proclama: la pena di morte è abolita, ma poi rimanda ad una nota a piè di pagina, in cui si legge: «Eccetto che in caso di
guerra, di disordini, di insurrezione» (war, riots, upheaval). La cosa è di estrema gravità giuridica.
Un intero super-diritto penale speciale viene affermato in una nota, senza alcuna definizione dei reati da punire con la pena suprema. Chi decide che i «disordini» eventuali hanno raggiunto un’intensità tale da far sospendere l'abrogazione della pena di morte? Quali tribunali la irrogheranno? Tribunali speciali, appositamente allestiti per l'emergenza? E quando una serie di proteste di massa comincerà a venire giudicata come «insurrezione», passibile di morte?
Ed anche la menzione del caso di guerra, che potrebbe sembrare accettabile (molti Paesi mantengono la pena suprema nel diritto di guerra), assume invece una terribile ambiguità nel contesto del Trattato di Lisbona.
Difatti, per la Clausola di Solidarietà, ogni nazione europea è tenuta a partecipare ad azioni militari quando si tratti di lottare contro «azioni terroristiche» in qualunque altra nazione. Ovviamente, nota Helga Zepp, il concetto di «azione terroristica» è molto indefinito, colmabile a piacere dei significati più opportuni. Chi ha il potere di definire un atto «terroristico»?
Quello almeno lo sappiamo: Israele. Il popolo eletto ha il potere di definire «terroristici» gli atti di autodifesa del popolo palestinese come dei libanesi sciiti (Hezbollah) o addirittura designare interi stati (Siria, Iraq, Iran) come «terroristi», e la definizione di Israele viene immediatamente adottata dai servi noachici europei.
Come noto, Sion cerca continuamente di ampliare la latitudine della fattispecie delittuosa: i proclami dell'imam di Carmagnola sono «complicità in terrorismo» per i vari ministri dell’Interno, e sono costati al patetico personaggio
l’espulsione con decreto di polizia, extra-giudiziale: gli è andata ancora bene, col Trattato di Lisbona rischiava la testa. Ma noi, sotto il Trattato, ci resteremo.
La critica ad Israele per le atrocità contro i palestinesi è - come ha sancito l'esimio giurista delle note-spese truccate, Napolitano - puro e semplice «antisemitismo». Dunque già quasi «complicità in terrorismo». Ancora uno sforzo
(del «grande amico di Israele», il Salame) e rischiamo tutti di finire impiccati: a piè di pagina. Ossia in qualche scantinato del Viminale, o della Corte Europea? Non si sa.
Il testo del Trattato di Lisbona viene ratificato di nascosto dai parlamenti nazionali, senza discussione pubblica nè dibattito aperto. In Germania, dice Zepp-LaRouche, il testo non è stato nemmeno pubblicato (e non vorrei sbagliare,
nemmeno in Italia). Del resto, così com’è, è incomprensibile per i non addetti ai lavori. Per comprenderlo, bisogna integrarlo passo passo con la Costituzione europea defunta - quella che fu bocciata per referendum da Francia e Olanda nel 2005 - perchè ad essa fa riferimento Lisbona. E in che modo?
Con un trucco ben noto al sistema parlamentare-leguleio italiano: la inserzione. Il trattato di Lisbona è tutto un seguito di espressioni come: «Articolo 5, punto 9, sotto-sezione 2 - la parola A è sostituita dalla parola B». E ciò per 400 volte. Solo dopo che uno studente di legge di Lipsia s’è accollato la fatica, e l';ha postata su siti web, il governo tedesco ha messo in circolazione il testo.
Alcuni giuristi, fra cui il citato Schachtschneider, e il professor Hans Klecatsky, uno degli estensori della costituzione austriaca, hanno dunque esaminato il lavoro di taglia-e-cuci burocratico. Hanno ritrovato la pena di morte per «disordini»
a piè di pagina, e molto di più.
Soprattutto, il definitivo esautoramento dei parlamenti: di quello europeo, il solo corpo elettivo della UE, e a maggior ragione dei parlamenti nazionali, chiamati solo a ratificare senza discutere ciò che decidono la Commissione e il Consiglio.
Anche e soprattutto in caso di «guerra, disordini, insurrezioni» e «atti di terrorismo»: basta che uno Stato, un ministro degli esteri italiano qualunque (2), proclami che è in corso un «atto di terrorismo» (i quali, come sappiamo, possono essere provocati «false flag»), e tutti i Paesi si trovano in guerra, senza diritto di esenzione nè di veto.
E' comicamente significativo che l'onnipotente Commissione si arroghi la decisione su tutto, tranne chesulla «politica estera e sulla sicurezza»: a decidere quelle per noi ci pensa la NATO. Ossia Us-raele. Che abbiamo visto come decide e definisce i «terroristi»: domani, non potremo più rifiutarci a partecipare alla prossima invasione per il bene di Sion.
Ripetiamo: tutto ciò sta passando alla chetichella, di nascosto dai cittadini. Zitti zitti piano piano. La prova viene da uno scoop del Daily Mail irlandese (3).
L'Irlanda è il solo, ultimo Paese, in cui il Trattato di Lisbona sarà sottoposto a referendum popolare, perchè così prevede la Costituzione irlandese (che poi sarà abolita).
Il giornale è venuto in possesso di un memorandum al governo britannico, in cui la diplomatica britannica Elizabeth Green rende noto il risultato di un suo incontro dietro le quinte con Dan Mulhall (direttore generale al ministero Esteri irlandese per la CEE): costui assicurava i britannici che il governo irlandese si impegna in una campagna di disinformazione attiva dei suoi cittadini, «concentrando l’informazione sui benefici generali della adesione alla UE più che sul trattato di Lisbona in sè».
Nessuna pubblicazione, sordina alla «libera» stampa (che «liberamente €€€» accetta di tacere). Il governo irlandese ha persino chiesto alla Commissione di Bruxelles di «moderare il tono o ritardare ogni annuncio» che possa essere «controproducente», nel senso di svegliare gli elettori alla realtà. Il governo irlandese ha anche deciso la data del referendum, il 29 maggio, «ma ne ritarderà l'annuncio in modo da tenere il campo del No all’oscuro» fino
all’ultimo, sicchè non abbia tempo di preparare una campagna d'nformazione efficace.
Non credo che questo atteggiamento abbia avuto mai un precedente: mai nella storia un governo eletto, che esercita la sovranità del popolo per sua delega, deve aver venduto la sovranità ad una burocrazia trans-nazionale e irresponsabile in questo modo surrettizio. E'chiaramente una situazione che può giustificare «disordini» e «insurrezioni» da parte dei popoli traditi. Ma come abbiamo visto, l’eurocrazia si è premunita con nota a piè di pagina.
La rivolta contro l’oligarchia non eletta è diventata delitto di Stato, gli oppositori alla vendita sono nemici di Stato, i soli contro cui si applica amcora la pena capitale. Lesa maestà del Mostro Freddo. Il Mostro Freddo è ormai sicuro del fatto suo.
La ratifica del Trattato di Lisbona è ancora incompleta, ma già gli oligarchi non-eletti di Bruxelles hanno deciso di come dotare il futuro presidente della UE (già deciso anche quello: deve essere T.Blair) dei simboli di «status» che gli competono (4). Barroso gli ha dato una «residenza ufficiale tipo Casa Bianca», uno staff personale di 22 persone, e avrà anche un jet presidenziale tipo Air Force One.

In Italia il trattato di Lisbona è statoi ratificato direttamente dal parlamento escludendo il popolo. Nel resto d'€uropa il trattato è stato ratificato e colpi di referendum ripetuto finchè non è stato raggiunto l'esito ( favorevole ) voluto ( vedi precedenti articoli qui sul blog , come in Eire).

E il Vaticano che ne pensa ? dubbi seri che non sia allineato..

suggerimenti di approfondimento e " risveglio" : David Icke, Paolo Barnard


1) Helga Zepp Larouche, «Demand a referendum on EU Lisbon Treaty», EIR 7 marzo 2008. Vede anche: «Death penalty in Europe: only for enemies of the state», Brussels Journal, 13 aprile 2008.
2) Yrsa Stenius, ombdusman per la stampa in Svezia, sta già cercando di incriminare i blog che a suo giudizio «vanno troppo oltre»: su Internet, s’è lagnata la signora, «ciascuno può scrivere ciò che gli salta in testa, e io temo che
questa tendenza possa contagiare i grandi media» (sic).
3) «The Treaty Con - Leaked e-mail reveals government plans to hoodkwind voters», Irish Daily Mail, 14 aprile 2008.
4) Bruno Waterfield, «Palace, jet and staff of 22 for the next European president», Telegraph, 14 aprile 2008.

Maurizio Blondet 21 aprile 2008
Fonti: effedieffe.com - Nexus.it

sabato 20 agosto 2011

democrazia Reale : l'Islanda rinnova la costituzione consultando il popolo anche via internet


L’Islanda è vista un po’ come la patria della libertà d’espressione: nel 2009, il Governo ha promosso l’International Modern Media Movement per innovare la trasparenza dell’informazione. Nonostante la grande crisi economica che ha colpito il paese nel 2008, l’Islanda si appresta a riscrivere la propria costituzione in crowdsourcing.

Il governo islandese ha previsto una serie di riferimenti in rete affinché tutti i cittadini maggiorenni possano partecipare alla stesura del testo definitivo della costituzione. L’Islanda è stata dichiarata indipendente dalla Danimarca soltanto nel 1944, perciò il paese ha una democrazia “giovane”. È un esempio per tutta l’Europa.

Non si può ignorare il fatto che gli Islandesi sono poco più di trecentomila: tuttavia, piattaforme come Facebook hanno già dimostrato di funzionare nonostante i milioni di utenti. Il parlamento islandese ha scelto le "reti sociali" in internet per raccogliere i suggerimenti che porteranno al referendum d’approvazione.

fonte : ossblog.it

in Italia e a Trieste invece ? niente cambia, guardiamo gli altri evolvere, mantenendo varie caste ultrastipendiate senza doveri con tanti, tanti diritti e privilegi..

martedì 9 agosto 2011

Uk, London in fiamme, morto un ragazzo ferito negli scontri

Violenze anche in altre città inglesi. "Giovedì seduta straordinaria del Parlamento", Scotland Yard: questa notte ci saremo.
Un 26enne rimasto gravemente ferito da un colpo d'arma da fuoco lunedì notte nel corso dei disordini scoppiati nel quartiere londinese di Croydon è morto: lo ha annunciato la polizia metropolitana di London.

L'emergenza si è intanto estesa a molte altre città, tra cui Birmingham, Liverpool, Manchester, Nottingham e Bristol. "Faremo tutto il necessario per ristabilire l'ordine", ha detto il Primo ministro, rientrato d'urgenza dalle ferie in Toscana. Il premier ha annunciato una seduta straordinaria del Parlamento fissata per giovedì. Intanto la polizia ha mobilitato altri 1.700 agenti nella capitale, dove sono stati saccheggiati negozi e appiccati incendi negli edifici. Scotland Yard ha avvertito i vandali che da tre giorni devastano la città: "Questa notte saremo lì". Il responsabile ad interim della polizia metropolitana di Londra, ha invitato le famiglie e i genitori a "tenere i figli in casa" perché "non è uno spettacolo, si tratta di attività criminali". Il Primo ministro ha fatto sapere che tutte le ferie del personale di Scotland Yard sono state annullate e che "giustizia sarà fatta".

Ma è polemica sull'efficacia dell'intervento delle forze dell'ordine: la tv satellitare Sky News ad esempio ha mostrato la zona di Clapham Junction completamente in mano a bande di giovani, che hanno assaltato tutti i negozi (un'agenzia di scommesse, un fast food e un salone di bellezza) che trovavano senza incontrare nemmeno un agente sulla loro strada. Le testate "Daily Star", "Daily Mail" e "Sun" hanno esplicitamente parlato nei loro titoli di apertura di anarchia. Le prime violenze erano scoppiate nella notte fra sabato e domenica nel quartiere multietnico di Tottenham, dopo una manifestazione convocata per protestare contro la morte di Mark Duggan, 29enne, ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia.

Almeno 334 persone sono state arrestate e 69 incriminate. Oggi tre persone sono state arrestate per tentato omicidio dopo che un agente è rimasto ferito, colpito da un'auto a Brent - NO di London - mentre cercava di fermare un "sospetto" saccheggiatore.
fonte TM news

“London’s burning!” Londra sta bruciando, cantavano “The Clash” nel 1977. Loro lo dicevano sotto metafora: la capitale britannica “brucia di noia” era il senso del loro testo. Ma la città, oggi, sta bruciando veramente, in preda a due giorni e due notti di violenze, scoppiate all’improvviso.
Il bilancio, ancora provvisorio, è di 35 poliziotti feriti e 100 persone arrestate. Si pensava che i saccheggi e le distruzioni metropolitane fossero un monopolio della vicina e rivale Paris, con le sue instabili banlieu multiculturali. Cosa sta succedendo a London? La causa immediata è l’uccisione di un uomo di colore, Mark Duggan, 29 anni, nel quartiere di Tottenham, raggiunto dai proiettili dei poliziotti mentre cercava di fuggire a un arresto.
La dinamica della sparatoria è ancora oggetto di indagini. La stessa famiglia dell’ucciso non si aspettava una reazione così violenta e ora lancia appelli in televisione per il ritorno alla quiete pubblica. Ma la rivolta si è generata spontaneamente e si è espansa come un incendio estivo: da una manifestazione pacifica di quartiere al rogo di tre auto della polizia, per sfociare subito di saccheggi di supermercati, negozi e distruzioni, non solo a Tottenham, ma anche a Chingford Mount, Enfield, Brixton (altra zona instabile resa celebre da una canzone dei “The Clash”), Wood Green.
La rivolta “non ha assolutamente niente a che vedere con la morte di Mark Duggan”, si affretta a spiegare il vicepremier. Mentre la polizia metropolitana parla di “reati fotocopia”, un contagio, insomma: gente che approfitta del caos per saccheggiare. C’è anche chi (ovviamente) dà la colpa al mezzo e non al fine: “i siti internet di reti sociali sono stati usati per raggiungere questi livelli di crimine”, dichiara il vicecommissario S.K. alla Bbc.
E chi si limita ad assolvere il buon nome di London: “Questi non sono gruppi che agiscono nel nome di comunità, ma contro le stesse”, dichiara il comandante della polizia metropolitana, ammettendo che, a un anno dalle prossime Olimpiadi: “Questo è un vero peccato per London, che non ci fa affatto una buona figura”.
Nessuno si arrischia a ipotizzare una teoria sulla causa della violenza, alimentata da comunità di immigrati in quartieri dove è più alto il tasso di disoccupazione (e di dipendenza dai sussidi statali). In tempi di tagli al budget e di austerity, questa è una miscela esplosiva.
fonte : Opinione.it

commento tsm : non sappiamo quanto sia casuale l'assenza in tutti gli articoli sia nei media tradizionali come quelli in rete, di alcun riferimento all'evidenza di equilibrio sociale ormai sulla lama del rasoio, ricchi sempre più ricchi, classe media ormai povera e poveri senza alcuna fiducia nel futuro, una classe politica che si autolegittima, autoprotegge e arricchisce a dismisura ( sempre gli stessi politici, soprattutto in Italia ) che "pensa" al sociale solo quando i media ne parlano e se ne dimenticano ancor prima.

martedì 31 maggio 2011

Germania : rinuncia definitiva al nucleare, centrali chiuse entro il 2022. Via alle energie alternative

Berlino, 30 mag. (Adnkronos/Dpa) - La Germania abbandona il nucleare: la decisione - anticipata nelle settimane scorse - è stata formalizzata nel corso di un vertice della coalizione di governo che si è svolto la notte scorsa. Tutti gli impianti verranno chiusi entro il 2022 e molti - tranne tre, che resteranno in funzione per eventuali crisi energetiche - verranno disattivati nel 2021.

La decisione, anticipata nelle settimane scorse, è stata formalizzata nel corso di un vertice della coalizione di governo che si è svolto la notte scorsa

I leader dei partiti si sono riuniti nell'ufficio del cancelliere Angela Merkel a Berlino per mettere a punto l'accordo sulla chiusura degli impianti e l'intesa è arrivata al termine di una sessione fiume durata 12 ore che ha visto la partecipazione dei leader dei partiti della coalizione - Cdu, Csu e Fdp - ma in cui sono stati coinvolti anche quelli dei Socialdemocratici e dei Verdi.

Oggi verrà divulgato il contenuto del rapporto consegnato sabato dalla commissione etica al governo, in cui si raccomanda la chiusura degli impianti entro dieci anni, con la sospensione immediata del funzionamento di otto impianti e progressiva degli altri nove.

fonte : adnkronos

giovedì 26 maggio 2011

Grecia : voglia di abbandonare l'euro e tornare alla Dracma.

commento TSM - ormai l'abbiamo capito tutti : la Cee esiste solo per comodità delle grandi aziende, banche,ecc e la popolazione non conta nulla. la popolazione ha qualche diritto solo perchè lo hanno anche le merci. Pertanto non si capisce l'amore dimostrato dalla politica e dall'economia italiana verso le cariche in seno alla BCE. Anzi capiamo benissimo, ma noi cittadini NON possiamo condividerle mentre scendiamo verso il baratro socio economico, con la disoccupazione che aumenta giorno dopo giorno, la cronaca racconta di 1 italiano povero su 4, gli anziani hanno la minima a meno di 500 euri al mese, i lavoratori della puubblica amministrazione non hanno contratto pagato e aggiornato dal 2009. Mentr invece i nostri politici percepiscono stipendi da minimo 15-18.000 euri fino 42.000 euri al mese e oltre per 3-4 ore di lavoro a settimana + benefit e onnipresenza televisiva.
Noi speriamo in un uscita reale dell' Italia dall'euro per un ritorno alla £ira.
Ricordiamo ancora lo striscione esposto dai greci sulle mura dell'acropoli nel 2009 " PEOPLE of EUROPE : RISE UP !!" ma pare che la gente preferisca il grande fratello, l'azzeramento intellettivo dinanzi allo schermo televisivo.

NOTIZIA :
La Grecia mostra ancora una volta il suo lato nostalgico, pensando nuovamente ad un ritorno alla dracma. Questa volta è stata la Commissaria europea di nazionalità greca Maria Damanaki a rimettere sul banco la questione, anche se c'è da dire che tale dichiarazione potrebbe essere frutto dell'eccessiva pressione sul Paese, che si trova ancora una volta alle prese con un programma di duri sacrifici per ridurre il debito pubblico eccessivo. Del resto, come dicono in tanti, la Grecia anche se volesse tornare alla dracma non potrebbe farlo, poiché non è prevista una clausola d'uscita dall'Unione Economica Monetaria.

La Damanaki ha esortato Atene ad "accettare il piano di austerità altrimenti l'unica alternativa possibile è il ritorno alla dracma". "Lo scenario di una uscita della Grecia dall'euro ormai è sul tavolo", assicura la Commissaria europea per la pesca, ricordando però che l'introduzione dell'euro nel paese ellenico è stata "la più grande conquista della Grecia nel dopoguerra".

Ieri l’opposizione ha annunciato una dura battaglia contro le misure d'austerità che si accinge a prendere il premier G.Papandreou, il quale si è trovato però a smentire le voci di un possibile referendum sui tagli, mentre il ministro delle finanze greco Papacostantinou ha ribadito che "una uscita dall'euro non è in discussione".

Nel frattempo la troika, gli esperti di Bce-Cee-Fmi, hanno preparato nuovamente le valigie per sbarcare ad Atene e valutare se in base ai nuovi progetti di riforma e di privatizzazione ci sono le condizioni per erogare la quinta tranche di aiuti da 12 miliardi di euri prevista per metà giugno 2011.

Intanto è passato già un anno dalla richiesta di aiuto finanziario della Grecia, ma nulla sembra essere cambiato. Il Paese ellenico si trova nuovamente sul ciglio della bancarotta, legata a doppio filo con tutti gli altri paesi europei che via via potrebbero seguirla nel baratro.

fonte : Repubblica.it

mercoledì 23 marzo 2011

Merkel: la Germania prima possibile fuori da energia da fonte nucleare.

Berlin : Piu' presto la Germania uscira' dal nucleare meglio sara''. Lo ha detto oggi la cancelliere Angela Merkel, a Frankfurt am Main. Intanto le proteste contro il nucleare in Germania hanno spinto i Verdi al 20% questa settimana a livello nazionale, dando a una possibile loro alleanza con i socialdemocratici (Spd) il 45% delle preferenze, sette punti in piu' rispetto alla coalizione di governo. E' quanto emerge dal sondaggio realizzato dal centro ricerche F.o.r.s.a.

fonte : Ansa

mercoledì 16 marzo 2011

17 marzo, festa Nazionale d' Irlanda

dall'anno 1000 a.i. il 17 Marzo di ogni anno in Irlanda si celebra il St. Patrick's Day, in onore appunto al patrono dell'isola e la popolazione festeggia questa festa nazionale con canti, maschere, parate e processioni.

il libro di Armagh prescrive di celebrare la festa di Saint Patrick con tre giorni e tre notti di festa ogni primavera.

La ricorrenza, che cade il 17 marzo, è tutt'ora la più attesa in terra d'Irlanda.
Una delle migliori occasioni per visitare il paese e Dublino, la capitale, entrare nei pub, godersi gli spettacoli, lasciarsi andare al craig (termine gaelico intraducibile che a grandi linee significa: divertirsi in compagnia di buoni amici e bere fiumi di birra ( rigorosamente Ale ) in allegria.

Anche Dublino si prepara alla festa in maniera grandiosa organizzando una settimana di celebrazioni.

programma delle manifestazioni :
http://www.stpatricksday.ie/cms/events.html

www.stpatricksday.ie (sito ufficiale del Festival)

il vero nome si narra sia Maewyn Succat, nacque tra il 387 e il 392 a Kilpatrick, in Scozia, in una nobile famiglia di origine romana. Venne rapito da adolescente da pirati irlandesi e venduto come schiavo a Muirchu, re del North Dàl Riada, località non lontana da Belfast, in Irlanda.

Qui, per sei anni, lavorò portando al pascolo pecore ed altri animali e tessendo gomitoli di lana. Nel frattempo però apprese tutte le pratiche dei druidi. Un giorno, ribellandosi al proprio padrone, scappò e, percorrendo a piedi circa 184 miglia, si imbarcò clandestinamente su di una nave diretta in Inghilterra. Ritornò in Irlanda nel 432.

Non si hanno notizie certe ma solo leggende sulla sua conversione al cristianesimo.

martedì 15 marzo 2011

Nucleare, difettosi 34 reattori francesi. Gli ambientalisti: “Rischio di catastrofi ( Meltdown)”

Alcune delle centrali con problemi al dispositivo di sicurezza erano in servizio da oltre trent'anni.
Gli anti-nuclearisti transalpini: "Come mai la scoperta è così tardiva? Ora gli impianti vanno bloccati"
Sorpresa: il nucleare francese rischia di fare cilecca. Diversi reattori transalpini sono infatti difettosi. Se n’è accorta la stessa società elettrica Edf, monitorando i 34 impianti da 900 megawatt colpiti da ripetuti incidenti. Sotto accusa il sistema di raffreddamento: se si
guasta il circuito primario, il dispositivo di sicurezza potrebbe non bastare. Il rischio? La fusione del nocciolo del reattore. Con “conseguenze catastrofiche”, secondo l’associazione ambientalista Sortir du nucléaire che ha lanciato l’allarme sulle “inquietanti anomalie” di 34 delle 58 installazioni atomiche francesi. Sortir du nucléaire chiede così il blocco preventivo degli impianti. Il problema è stato ammesso anche dall’autorità di sicurezza nucleare (Autorité de Sûreté Nucléaire, Asn) e i generatori di vapore difettosi sono ora al centro di
un vasto programma di controlli e riparazioni.
Numerose le centrali interessate, tra cui quella di Tricastin, già nota alle cronache italiane: nel sito a 160 chilometri dal nostro confine c’è stato nell’estate del 2008 un incidente che ha causato l’inquinamento di alcuni corsi d’acqua nella zona di Avignone. Oltre al numero di centrali e reattori interessati dai difetti, è la loro età a creare apprensioni. Il primo dei 34 reattori in questione è stato avviato infatti nell’aprile 1977 presso la centrale di Fessenheim, in Alsazia, mentre l’ultimo, nella centrale di Chinon (dipartimento Indre-et-Loire) nel novembre 1987.
La scoperta di Edf arriva quindi a distanza di molti anni dall’allacciamento alla rete elettrica di questi reattori, alcuni dei quali entrati in funzione più di 30 anni fa. La preoccupante notizia è stata diffusa dall’ Asn che, attraverso l’ultimo rapporto sulla sicurezza nucleare ha rivelato come “in situazione accidentale, per alcuni livelli di pressione del circuito primario principale, l’iniezione di sicurezza ad alta pressione potrebbe non permettere di raffreddare sufficientemente il cuore del reattore”. La faccenda è di non poca importanza, dato che il
sistema di sicurezza è il solo dispositivo che permette di ritardare una fusione del nocciolo nucleare in seguito ad una fuga d’acqua dal circuito primario. Secondo Sortir du nucléaire, si deve assolutamente tenere conto di possibili conseguenze catastrofiche”. Soprattutto se si considera l’età delle centrali e il moltiplicarsi degli incidenti verificatisi in Francia negli ultimi anni. “Più che mai, la scoperta di questi difetti dimostra chiaramente la necessità di una decisione politica per una transizione energetica più rapida possibile”, affermano i no-nuke transalpini, che chiedono di “uscire finalmente dal rischio nucleare imposto ai francesi da decenni”.
I 34 generatori di vapore dei reattori nucleari difettosi sono ora al centro di un completo programma di riparazione e sostituzione. Ma questa misura non è ritenuta sufficiente dai detrattori del nucleare d’Oltralpe, per i quali il problema è un altro: “Edf ha lasciato girare 34 reattori nucleari durante un quarto di secolo, prima di assicurarsi dell’efficacia del sistema principale di prevenzione di fusione del cuore nucleare. Perché questa scoperta è così tardiva? È estremamente inquietante che un problema di tale gravità sia rimasto per lungo tempo ignorato da Edf”.

Fonte : il Fatto Quotidiano 14.02.2011


commento TSM : edf ? non è il partner francese per le centrali in italia ?
l'Italia ha votato ! già contro il nucleare col referendum del 1987

lunedì 14 marzo 2011

Germania e Svizzera sospendono attività centrali nucleari sui loro territori per tre mesi e pensano ad alternative pulite.

L'incidente alla centrale nucleare di Fukushima in conseguenza del violento sisma che ha colpito il Giappone, riaccende il dibattito sul nucleare in Europa. Il primo stop è arrivato da Svizzera e Germania. Il governo di Angela Merkel ha annunciato la chiusura dei due impianti più vecchi, rimasti aperti solo in seguito alla decisione di prolungare la vita di tutte le centrali. I due siti si trovano in Assia e nel Baden-Wuettemberg. Berlino inoltre ha deciso di sospendere per tre mesi la decisione del previsto prolungamento della vita dei 17 impianti nucleari tedeschi alla luce del disastro di Fukushima, in Giappone.

Berlino annuncia una verifica sulla sicurezza
La moratoria sulla decisione di allungare la vita degli impianti, ha spiegato la Merkel, servirà a effettuare «senza tabù, un'ampia verifica della sicurezza degli impianti nucleari» in Germania. La Merkel ha comunque ribadito la sua posizione, secondo cui l'energia nucleare resta «una tecnologia ponte» in attesa di sviluppare ulteriormente il settore delle fonti rinnovabili. L'unica risposta a questa situazione, ha sottolineato, è che «il passaggio all'era dell'energia rinnovabile è un obbligo che ha la massima priorità».

Tuttavia la cancelliera tedesca non ha chiuso totalmente la porta al nucleare. «Penseremo come continuare dopo questi tre mesi» ha detto. «Abbiamo bisogno dell'energia nucleare - ha aggiunto - una chiusura delle centrali e la rinuncia a questa tecnologia non credo possa essere la risposta. L'unica risposta credo possa essere avere centrali più sicure».

Sospeso il piano di rinnovamento delle centrali in Svizzera
Anche la Svizzera, come accennato, ha deciso di frenare sullo sviluppo del nucleare annunciando la sospensione del piano di rinnovamento delle centrali. Al termine di un vertice con esperti del settore, il ministro per l'Energia, Doris Leuthard, «ha deciso di sospendere le procedure in corso che riguardano le domande di autorizzazione generale per le nuove centrali nucleari» si legge nel comunicato diffuso dal suo ministero. Leuthard ha inoltre incaricato l'Ispettorato federale della sicurezza nucleare (Ifsn) di procedere a un riesame della sicurezza degli impianti esistenti e di analizzare le «cause esatte dell'incidente avvenuto in Giappone e di definire eventualmente nuovi o più severi standard di sicurezza, in particolare in materia di protezione contro terremoti e sistemi di raffreddamento». «La sicurezza - ha sottolineato il ministro - è una priorità assoluta».

Stretta sulla sicurezza delle centrali nucleari in Svizzera

La consigliera federale Doris Leuthard ha deciso stamane di sospendere le procedure in corso relative alle domande di autorizzazione per nuove centrali nucleari in Svizzera. «La sicurezza ha la massima priorità», ha affermato la ministra. Dopo il sisma in Giappone ha chiesto un riesame della sicurezza degli impianti esistenti. Una verifica è già in corso presso la centrale di Mühleberg, ha fatto sapere il Dipartimento della Leuthard.
La decisione è stata presa dopo un incontro, in mattinata, con rappresentanti dell'Ufficio federale dell'energia e dell'Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN). Quest'ultimo è stato incaricato di procedere a una verifica anticipata della sicurezza degli impianti in Svizzera, informando regolarmente anche la popolazione.
Dovrà analizzare in modo approfondito le cause dell'incidente verificatosi in Giappone e di definire eventualmente nuovi o più severi standard di sicurezza, in particolare in relazione alla protezione contro i sismi e ai sistemi di raffreddamento delle centrali.

La responsabile del Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC) si tiene costantemente aggiornata sugli sviluppi in Giappone e riferisce ai colleghi di governo, precisa in un comunicato il DATEC. Gli esiti delle analisi degli esperti avranno ripercussioni sulla valutazione delle attuali centrali svizzere e dei nuovi impianti progettati.
Secondo quanto dichiarato dalla Leuthard ai media, «la priorità assoluta va alla sicurezza e al benessere della popolazione». La decisione di sospendere le procedure per nuove centrali, la cui durata è per il momento ignota, «è ragionevole», ha detto, riconoscendo che dopo quanto accaduto in Giappone la fiducia nell'atomo si è frantumata. Tuttavia non è il caso di cedere al panico o di trarre conseguenza politiche premature.
Gli esperti federali si tengono in contatto permanente con i colleghi internazionali, in particolare con l'Agenzia per l'energia atomica (AIEA), l'OCSE e l'UE. Attualmente essi considerano che per la Svizzera un sisma di magnitudo 7 sulla scala Richter, rappresenterebbe il rischio maggiore; in Giappone ha raggiunto quasi il grado 9.
A proposito della procedura di consultazione in corso presso i Cantoni, quelli che hanno programmato di tastare il polso alla popolazione sono liberi di farlo o di rinunciare, ha precisato la ministra.
Il prossimo 15 maggio Giurassiani e Vodesi si esprimeranno sulle nuove centrali previste a Beznau (AG), Gösgen (SO) e Mühleberg (BE). In febbraio il Gran consiglio vodese ha raccomandato, di misura, di votare «sì» ai tre nuovi impianti. Anche Friburgo ha preso posizione: il Consiglio di Stato ritiene che una sola centrale sia sufficiente, a condizione che venga completata da centrali a gas. Qui il popolo non verrà consultato.
Il governo neocastellano si è detto contrario a nuovi impianti nucleari, e sul tema dovrà ancora esprimersi il parlamento cantonale. Un eventuale referendum potrebbe sfociare nella consultazione popolare. A Ginevra e in Vallese è ugualmente possibile un simile scenario, mentre lo scorso 13 febbraio il 51,2% dei cittadini bernesi ha approvato, a titolo consultivo, la sostituzione della centrale di Mühleberg. L'autorizzazione generale dovrà comunque essere data dal Consiglio federale, e l'Assemblea federale potrebbe dare il suo benestare a partire dall'estate 2012. La decisione potrebbe venir sottoposta a referendum facoltativo.
fonte : ilsole24h