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lunedì 8 aprile 2013

Se non state attenti, i mass media..


“SE NON STATE ATTENTI, I MEDIA VI FARANNO ODIARE LE PERSONE OPPRESSE E AMARE QUELLE CHE OPPRIMONO“


Era il 21 febbraio del 1965 quando, Malcom X, pronunciava con una naturalezza disarmante e un tono lapidario quell’avvertimento dai risvolti profetici. Oggi, a distanza di 46 anni, quell’intuizione si è rivelata realtà.
E come potevamo “stare attenti”, impegnati come eravamo, a mercificare la nostra dignità con il Sistema; principi e valori, barattati in cambio di un consumismo becero e forviante, di luride promesse di libertà, di benessere e occupazione – il sogno di un tempo libero mai liberato e per sempre tradito.
“E poi si sono presi i nostri campi e i prati erbosi, le messi e la collina, e gli orti, la mandria, il bosco e in fine la cascina! Così fuggimmo alla città vicina, e poi assoldati a schiavi all’ignoranza, moderna disciplina, che ci ha negato dignità e ogni speranza” J.T.
Oggi il lavoro non paga e, quel che è peggio, ci abbruttisce e ci incattivisce, rendendoci refrattari ai bisogni degli altri e, sempre più vulnerabili, al dolore e alla malattia.
Meglio restare chiusi in casa, fermi, immobili, nella trepidante attesa della grande implosione del Sistema. Così, non c’è più niente da comprare, da consumare, niente su cui investire, niente da dire, a cui credere e in cui sperare. Quale politica, quali manovre, quali beni di rifugio!! Sviluppo, crescita, ricerca, sono le parole vuote di un ritornello dissonante e fastidioso che, gli stessi autori non hanno più il coraggio di intonare.
Perché le cose cambino per il meglio, l’umanità deve risalire velocemente la china di questo baratro e, finalmente “con i piedi per terra”, recuperare i valori etici, i principi e i parametri imperituri che, da sempre, hanno contraddistinto l’essere umano. Questo, oggi, è il vero significato etimologico del concetto di crescita.
“Lo squilibrio di vivere è il prezzo di chi ha perso la consapevolezza di se e del mondo”.
A parte quella che, impropriamente, persistono nel definire, una “Crisi” (in verità è la fine di un’epoca – di un processo necrofilo al termine della sua degenerazione), un ulteriore, impoverimento delle famiglie è dovuto al consumo sistematico e quotidiano di beni effimeri e voluttuari, inutili e dannosi, da parte di ogni singolo soggetto appartenente al nucleo famigliare, in ragione di un numero infinito di dipendenze psicologiche e debolezze che, sommato al resto delle spese (uscite), intervengono per un buon 50%. Sia che si tratti di sigarette, ricariche telefoniche, creme rassodanti, rigeneranti, ristrutturanti, diete, beveroni miracolosi (Actimel, Danacol, Somatoline Cosmetic…), detergenti, abbronzanti, dolcini, dolcetti, cappuccini e cornetti, gratta e perdi e slot machine, o di sanzioni amministrative, eco pass, gratta sosta e tutto quel baraccone giochini cretini per bambini deficienti, che madri e padri acquistano ad ogni capriccio del piccolo figlio cazzone. Una montagna di futuri rifiuti da discarica che vanno ad ingrassare gli stomaci senza fondo di questa oscura borghesia industriale, ignorante, gretta e cialtrona.
Il Sistema, del resto, campa proprio in virtù di tali aberranti comportamenti, e su una conclamata stupidità della gente che, nel tempo, è trasfigurata in una particolare forma di schiavitù dai bisogni virtuali, del tutto inefficaci e sicuramente devastanti per la salute.
Una terza causa dell’impoverimento della società, è dovuto alla perdita di quella conoscenza di base che, un tempo, era sinonimo di autonomia e di autosufficienza dove, l’individuo, era unico e solo artefice e responsabile della propria condizione. Nella moderna società delle illusioni, diversamente, l’uomo si è ridotto ad una specie di larva molle e viscida che, per ogni incombenza (anche la più stupida), deve ricorrere a terzi (gli specializzati), che lo spenneranno per dovere!
Lo scollamento radicale dell’uomo dalla terra, è la sola e vera causa della tragedia umana, morale e di civiltà che, presto, esploderà in tutta la sua potenza con tutte le conseguenze del caso.

fonte : informareperresistere.fr

venerdì 2 ottobre 2009

Messaggeri con la museruola.. - Muzzling the messengers

www.tsmagzine.co.uk

ENGLISH BELOW

traduzione a cura di tsmagazine
L’ Italia e la Libertà di stampa.

da The Economist
1 ottobre 2009 | Roma

La prima di tre storie sui mass media e il Governo che stanno deludendo l’Italia.

Il 3 ottobre si attende una manifestazione a Roma ( e in altre città tra cui Trieste ) in difesa della Libertà di Stampa, ciò avviene in Italia, non.in una remota dittatura.
I giornalisti che hanno organizzato la manifestazione, ne hanno buone ragioni .
Per l’ anno 2009 la “Freedom House” ( organismo di controllo apolitico per la libertà di stampa mondiale) ha catalogato la stampa in Italia come “parzialmente libera” al 73esimo posto in classifica mondiale su 195 nazioni ( appena sopra la Bulgaria).
Pertanto in rispetto all’analisi dell’ organismo citato in precedenza, l’ Italia del pres. del Cdm si sta distanziando dall’ Europa occidentale divenendo sempre più simile alle “democrazie” dell’Europa orientale.
La manifestazione di Roma è stata indetta per protesta in seguito alle dichiarazioni del primo ministro italiano contro due testate di centro-sinistra. Il signor Berlusconi chiede un risarcimento danni per € 1 mln da “La Repubblica” che chiede insistentemente la sua risposta alle loro 10 domande sulla sua vita privata. Chiede inoltre €uri 200.000 da “l’ Unità” ( più €uri 200.000 da cinque giornalisti ) per gli articoli pubblicati, tra cui quello in cui viene detto che lui esercita un controllo sui mass media.
L’ Unità nel caso in cui perda la causa potrebbe chiudere.
Il signor Berlusconi sembra “scritta” una scalata alle poche testate “ribelli” ( non allineate al suo governo/pensiero ) rimaste come enclavi nel panorama dei media italiani.
Le sue risposte all’ evidente conflitto tra ruolo istituzionale e suoi interessi televisivi, sono motivo di critica.
Si, lui controlla tre dei sette canali televisivi terrestri italiani ; altri tre quelli Rai ( statale )devono rendere conto al parlamento di cui lui detiene la maggioranza ; inoltre, lui e la sua famiglia possiedono la testata “ Il Giornale” e un settimanale di larga diffusione nazionale.
Comunque alcune delle maggiori testate italiane come “La Repubblica” gli è convintamene ostile, e “ Il Corriere della sera” e “ La Stampa” gli sono talvolta critici.
Rai Tre è condotto dal centrosinistra , Radio Rai non gli è certo favorevole.
I telegiornali serali di Canale 5 hanno trasmesso momenti per lui imbarazzanti.

Da quando l’altro anno il signor Berlusconi è tornato al potere, molto è cambiato.
Enrico Mentana, conduttore televisivo icona a garanzia dell’indipendenza di Canale 5, si è dovuto dimettere in aprile ( il testo originale riporta erroneamente l’anno 2008 nota tsmagazine) e ha detto che è difficile sentirsi come a casa in un gruppo che sembra tanto un comitato politico durante le elezioni..
Giornalisti vicino al signor Berlusconi sono stati messi a guida della Radio Rai e Rai Uno.
Inoltre la Rai ha tolto la copertura legale al suo unico programma di seria investigazione ( immaginiamo si riferiscano a Report di Rai 3 ).

Non contenti del già esistente controllo, il signor Berlusconi e i suoi alleati hanno iniziato un assalto senza precedenti alla Rai, dopo che un programma di analisi di cronaca e attualità ( supponiamo Anno Zero ) ha permesso a una donna di affermare, in diretta, di esser stata pagata per passare una notte con il primo ministro italiano.
A quanto ne sappiamo la Rai deve rendere conto solo al comitato parlamentare; ma il 26 settembre 09 il governo ha chiesto all’ esecutivo Rai un incontro per la seria verifica dell’ imparzialità politica del programma in questione.
Il giorno seguente, “ Il Giornale” e un'altra testata vicini al primo ministro italiano, hanno esortato i lettori a non pagare più il canone televisivo, da cui la Rai attinge.

Era dai tempi di Benito Mussolini che un governo interferiva a tal maniera con i mass media in modo così allarmante.
I giornalisti e gli italiani hanno ragione a protestare.

Commento :
Per definitiva garanzia di imparzialità, forse è ora che venga meno a esistere il finanziamento statale ai giornali, e il tesseramento dei politici all’ ordine dei giornalisti in Italia
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ENGLISH

Italy and the free press
Muzzling the messengers
Oct 1st 2009 | ROME
From The Economist print edition
The first of three stories on the media and governments is on worrisome Italy

ON OCTOBER 3rd a demonstration will be held in Rome to defend media freedom—not in a remote dictatorship, but in Italy itself. Journalists who have called the protest have good reason to worry. In Freedom House’s 2009 survey of media independence, Italy was downgraded to “partly free” and placed 73rd in a list of 195 countries (only just above Bulgaria). In this respect, at least, Silvio Berlusconi’s Italy is distancing itself from western Europe and becoming more like weaker democracies farther east.
The Rome demonstration was called to protest over writs issued by the prime minister against two left-leaning newspapers. Mr Berlusconi is demanding damages of €1m ($1.5m) from La Repubblica for insisting on answers to ten questions about his private life. And he wants €2m from L’Unita (plus €200,000 apiece from five named journalists) for its articles, including one saying he abused his control of the media. L’Unita might close if it loses. Mr Berlusconi’s writs seem to be part of a drive to flush out the few remaining rebel enclaves in the Italian media. His reply to talk of a conflict between his media interests and his political role has long been that he is still subject to plenty of criticism. Yes, he controls three of Italy’s seven main terrestrial television channels; another three, operated by the state-owned RAI, answer to a parliament dominated by his supporters; and he or his family own a leading daily, Il Giornale, plus a weekly news magazine and the country’s biggest publishing house. But of Italy’s main dailies, La Repubblica is firmly hostile, whereas Corriere della Sera and La Stampa are intermittently critical. The third RAI channel is run by the centre-left, and RAI’s radio network often provided unfavourable coverage. Even the evening news bulletin of Mr Berlusconi’s flagship channel, Canale 5, has run stories that embarrass him.
Since Mr Berlusconi returned to power last year, however, much has changed. Enrico Mentana, the news anchor long seen as a guarantor of Canale 5’s independence, walked out in April 2008, saying that he no longer felt “at home in a group that seems like an electoral [campaign] committee”. Journalists close to Mr Berlusconi have been appointed to edit RAI’s radio news and the bulletins of its first channel. And RAI has withdrawn legal support from its only real investigative programme.
Notwithstanding such efforts to appease the government, Mr Berlusconi’s allies have just launched an unprecedented assault on RAI, after one of its current-affairs programmes gave airtime to a woman who claims to have been paid to spend the night with the prime minister. Up to now, RAI has been seen as answerable only to a parliamentary committee. But on September 26th the government demanded that its most senior executives attend a meeting to “verify the impartiality” of the programme. A day later, Il Giornale and another newspaper close to the prime minister appealed to readers to stop paying the licence fees on which RAI depends for almost half its income.
Not since Mussolini’s time has an Italian government’s interference with the media been more blatant or alarming. Journalists, and other Italians, have every reason to protest.


http://www.economist.com/world/europe/displaystory.cfm?story_id=14560942