venerdì 13 dicembre 2019

Alimentazione : tossicità nell'uso dell alluminio in cucina ( fogli e contenitori )


Valutazione e comunicazione del rischio alimentare

 avviso ministeriale già dal 2017.

 Parere CNSA - Esposizione del consumatore all’alluminio derivante dal contatto alimentare: elementi di valutazione del rischio e indicazioni per un uso corretto dei materiali a contatto con gli alimenti

Parere CNSA - Esposizione del consumatore all’alluminio derivante dal contatto alimentare: elementi di valutazione del rischio e indicazioni per un uso corretto dei materiali a contatto con gli alimenti

Sommario: La via primaria di esposizione all'alluminio per la popolazione generale è quella alimentare. Il rischio tossicologico dell'alluminio è notevolmente limitato dallo scarso assorbimento e dalla rapida escrezione nei soggetti sani, quindi i gruppi di popolazione più vulnerabilialla tossicità orale dell'alluminio sono quelli con diminuita capacità escretoria renale: anziani, bambini sotto i 3 anni, soggetti con malattie renali. Inoltre, vanno considerate fra i gruppi vulnerabili anche le donne in gravidanza, per il rischio di fetotossicità.
La contaminazione del cibo per fenomeni migrazionali da utensili o imballaggi è solo una delle fonti di esposizione alimentare, tuttavia è il principale fattore direttamente prevenibile, anche perché il rilascio di alluminio dai materiali a contatto è condizionato dalle modalità di uso. In particolare, va sempre fatta attenzione a:
  • evitare di graffiare i contenitori, ledendo la patina protettiva dell'alluminio anodizzato
  • evitare il contatto diretto di alimenti acidi o salati con fogli di alluminio
  • evitare la conservazione di alimenti in contenitori di alluminio dopo la cottura e per lunghi tempi.
Data del documento: 2017
A cura di: Ministero della Salute, CNSA

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Data di pubblicazione: 31 maggio 2017

 fonte :
http://www.salute.gov.it/portale/rischioAlimentare/dettaglioPubblicazioniRischioAlimentare.jsp?lingua=italiano&id=2608

Il Vaticano, Chiesa Cattolica, usa le donazioni caritatevoli per coprire i buchi del proprio bilancio ( pur avendo oltre60.000kg di oro nota tsm)

Mentre Papa Francesco (Jorge Bergoglio)  predica contro mali della disuguaglianza economica e i peccati del capitalismo, la Chiesa Cattolica sottrae all’Obolo di San Pietro oltre 50 milioni di dollari l’anno per tappare i buchi del proprio bilancio ormai fuori controllo, tutto questo dopo aver pagato, in diversi decenni, oltre 3 miliardi di dollari di risarcimenti nei processi contro i preti pedofili in tutto il mondo.
Secondo il Wall Street Journal, la maggior parte dei circa 55 milioni di dollari che la Chiesa riceve ogni anno va a “colmare il buco nel bilancio amministrativo del Vaticano, mentre solo il 10% viene speso per opere di beneficenza.
Questa assai poco pubblicizzata indiscrezione su come la Santa Sede spende l’Obolo di San Pietro, conosciuta solo da alcuni alti funzionari vaticani, sta suscitando tra alcuni leader della Chiesa Cattolica il timore che i fedeli si sentano ingannati sull’utilizzo delle loro donazioni, cosa che potrebbe danneggiare ulteriormente la credibilità della gestione finanziaria vaticana di Jorge Bergoglio. Wall Street Journal

Da notare che l’Obolo di San Pietro, un evento caritatevole che si tiene ogni anno alla fine di giugno, viene definito come una raccolta fondi per i bisognosi. E’ descritto come un “gesto di carità, un modo per sostenere l’attività di Jorge Bergoglio e della Chiesa cattolica per favorire soprattutto i più poveri e le Chiese in difficoltà. È anche un invito a conoscere e ad essere vicini alla nuove forme di povertà e fragilità.”
Una sezione del sito web, dedicata alle “opere realizzate,” descrive l’utilizzo delle sovvenzioni individuali, ad esempio, € 100.000 in aiuti di prima necessità ai sopravvissuti al terremoto del mese scorso in Albania o € 150.000 per le persone colpite nel mese di marzo dal ciclone "Idai" nell’Africa sud-orientale. WSJ
Lo scopo della raccolta dell’Obolo di San Pietro è quello di fornire a Jorge Bergoglio i mezzi finanziari per rispondere a coloro che soffrono a causa di guerre, oppressioni, calamità naturali e malattie,” secondo il sito web della Conferenza Episcopale cattolica degli Stati Uniti .

Tranne che, negli ultimi cinque anni, solo il 10% del denaro raccolto (oltre 55 milioni di dollari nel 2018) è stato realmente destinato alle varie cause benefiche pubblicizzate per sollecitarne la raccolta, secondo “persone che hanno familiarità con la questione,” che hanno anche aggiunto che circa i 2/3 dei fondi vengono utilizzati per contribuire a colmare il deficit di bilancio del Vaticano, in pratica l’amministrazione centrale della Chiesa cattolica e la rete diplomatica mondiale della stessa Santa Sede.
L’anno scorso (2018), il disavanzo di bilancio era stato di circa 78 milioni di dollari, su una spesa totale di circa 334 milioni.
La “riallocazione” delle donazioni di beneficenza arriva nel momento in cui il Vaticano sta affrontando un deficit di bilancio in forte espansione che, nell’ammonimento di Bergoglio ai cardinali, potrebbe avere un “grave impatto” sul futuro economico della Chiesa. Bergoglio era stato eletto nel 2013, con il mandato di revisionare le finanze vaticane, dopo le accuse di corruzione, sprechi e incompetenze, secondo l’articolo.
La notizia della cattiva gestione finanziaria del Vaticano non potrebbe arrivare in un momento peggiore, visto che la Chiesa è alle prese con uno scandalo legato a dubbi investimenti immobiliari londinesi che hanno portato, nel mese di novembre, al licenziamento del suo principale regolatore finanziario, René Brülhart. 
Scoppiato per la prima volta ad ottobre, quest’ultimo scandalo è imperniato sui tentativi del Vaticano di ottenere un prestito di € 100 milioni (110 milioni di dollari) per l’acquisto di proprietà di lusso nel quartiere londinese di Chelsea.
I regolamenti vaticani consentono a Jorge Bergoglio di usare le donazioni come ritiene più opportuno, anche per sostenere la propria amministrazione. Secondo il sito internet della raccolta, “L’Obolo di San Pietro contribuisce anche al sostegno del Vaticano e delle attività della Santa Sede,” con particolare riguardo a quelle che aiutano “popolazioni, individui e famiglie in condizioni precarie.”
E ora scopriamo che [alla propria amministrazione] contribuisce molto.

Il patrimonio dell’Obolo di San Pietro ammonta attualmente a circa € 600 milioni, in calo rispetto ai circa € 700 milioni dell’inizio dell’attuale pontificato, in gran parte a causa di investimenti sbagliati, secondo alcune persone che hanno familiarità con l’utilizzo dei fondi.

L’utilizzo delle donazioni dell’Obolo di san Pietro sopratutto per colmare il deficit di bilancio è un tema particolarmente delicato per Jorge Bergoglio, che aveva iniziato il suo pontificato invocando una “Chiesa povera per i poveri” e che aveva continuamente sottolineato come la missione della Chiesa cattolica fosse quella di curare e difendere proprio le persone più vulnerabili. Wall Street Journal
Il mese scorso, Papa Francesco ha affermato: “Quando arrivano i soldi dell’Obolo di San Pietro, che cosa devo fare?
Metterli in un cassetto?
No. 
Questa sarebbe cattiva amministrazione. Provo ad investirli e, quando devo donare, quando c’è una necessità, in qualunque periodo dell’anno, il denaro viene prelevato e quel capitale non si svaluta, rimane lo stesso o aumenta un po.‘”
Però si è dimenticato di dire che lo usa per ripianare il proprio budget.

Tyler Durden
Fonte: zerohedge.com 

Il successo dei buoni

Negli ultimi giorni mi sono chiesto come avesse fatto il movimento delle sardine a raggiungere un così grande successo. Negli ultimi anni abbiamo infatti avuto manifestazioni di operai, cassintegrati, disoccupati che al massimo riuscivano ad ottenere qualche trafiletto nei quotidiani locali. Solo il grande sciopero degli insegnanti contro la Buona scuola di Renzi era riuscito ad avere un buon successo di partecipazione nonostante le molte censure mediatiche, come i vergognosi pestaggi della polizia contro gli insegnanti in piazza 8 agosto a Bologna, davanti agli stand della festa del Partito democratico.

Ora il successo delle sardine è certamente dovuto al forte sostegno di giornali e tv. I pezzi grossi  neoliberali sono chiaramente con loro e lo si vede dal grande spazio mediatico concesso. Uno dei suoi massimi rappresentanti, M.Monti, ha persino avanzato l’ipotesi di sfilare insieme a loro.
Conta inoltre l’assenza di contenuti. Le manifestazioni delle sardine sono un po’ come le canzoni di Ligabue. Esprimono significanti vuoti vagamente riferibili a un certo contesto sociale. Chi non ha mai vissuto “certe notti”? Chi non è mai avuto il proprio “bar da Mario” in cui incontrare gli amici? 

Chi non ha giocato il ruolo di “mediano” in qualche circostanza della vita? Allo stesso modo, chi non è “antifascista” a sinistra? Chi se la sente di opporsi a questo movimento di “giovani”? E in definitiva chi vuole giocare la parte del cattivone sovranista, qualsiasi cosa voglia dire questa parola? La sardina è insomma un significante vuoto che applicato al campo della sinistra può essere all’occorrenza riempita di senso in modi diversi, disimpegnati e soggettivi. Essere sardina dunque è facile, non è faticoso. Illude il singolo di poter vedere riflesso nello spazio pubblico la propria idea della politica.
C’è però dell’altro nel segreto del successo delle sardine. E riguarda la faccia del loro leader dal viso pulito, scanzonato, belloccio, “giovane”, serio, ma soprattutto intellettualmente limitato. Qualche giorno fa rileggevo per lavoro le stranote “Postille al Nome della Rosa” in cui Umberto Eco si interroga sul successo del suo primo romanzo. Secondo Eco, Il nome della rosa ha raggiunto un così largo numero di lettori grazie alla voce narrante, cioè da Adso. Come spiega lo stesso autore, Adso non è intelligente, non capisce tutto quello che gli accade intorno, non gli sono chiare le discussioni teologiche né i ragionamenti del suo maestro Guglielmo da Baskerville. Allo stesso modo M.Santori non capisce la politica, per sua stessa ammissione ne sa poco. Simpatizzava per Renzi, ma poi dopo averlo visto in pubblico si è accorto che non era empatico e ha cambiato opinione su di lui. 

Proprio così, non il jobs act, non la buona scuola, non l’aberrante riforma costituzionale, Santori ha cambiato idea perché Renzi non è empatico.

Santori riscatta l’uomo di sinistra medio, gli fa pesare meno la sua decadenza, il suo profondo conformismo, la sua pigrizia e in fondo la paura di perdere alcune certezze. E del resto il livello di comprensione della politica, come per molti elettori del PD e dei suoi partiti limitrofi è puramente emotivo e si manifesta per semplici schematismi vagamente identitari. 

I contenuti veri e propri non contano: il Mes? Santori non ne sa nulla, “se ne occupino i competenti”.

Quello che conta è stare dalla parte dei buoni, senza però tante costrizioni, senza conflitti, senza obblighi troppo stringenti. E soprattutto senza accanto un Guglielmo da Baskerville rompiballe che magari mette in discussione le false certezze dell’elettore medio del Pd.

fonte : 
Paolo Desogus

Linkl: https://www.facebo ok.com/paolo.desogus1980/posts/2618479941533062
9.12.2019

giovedì 6 dicembre 2018

Solstizio d’inverno - Festività e quanto molto ci resta dei Romani


Nella notte  fra il 21 e il 22 dicembre, oltrepasseremo senza accorgercene, il solstizio d’inverno.
Dal 17 dicembre al 6 gennaio attraverseremo una lunga serie di ricorrenze solari. ll Natale cristiano è una delle tante feste che dimostrano come un concetto cronologico saldamente associato ad antiche religioni pagane del tempo e della fertilità sia stato assimilato, non senza imbarazzi, dal cristianesimo, assumendo via via nuovi significati. 
La religione romana, bollata dai cristiani come superficiale e puramente liturgica, fu, in realtà, tutt’altro che banale. 

Fra il 17 e il 23 dicembre si celebrava a Roma la festa di Saturno, con banchetti e scambi di auguri e di modesti doni. Il nostro termine “strenna” deriva da “strena”, parola latina a sua volta derivante dall’antica lingua dei Sabini, che starebbe ad indicare il dono augurale. In questi giorni, fra i più brevi e oscuri dell’anno, le diverse divinità del sottosuolo (Saturno, Plutone, Dis Pater) uscivano dall’inferno e vagavano sulla terra. 
Nella mentalità antica, ambigua per definizione e per noi quasi incomprensibile, queste divinità tutelavano da un lato le anime dei defunti, dall’altro le campagne e i raccolti. Poiché si temeva che le loro cupe processioni potessero danneggiare il ciclo della fertilità, interrompendo il periodo del riposo invernale del terreno, si offrivano loro doni e feste per favorire il loro ritorno nell'aldilà e il loro ricollocarsi nel ciclo stagionale.