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domenica 29 settembre 2013

Cameron: «Gran Bretagna forse fuori da Convenzione dei diritti umani»

Uscita britannica possibile. «Rinegoziare accordi con l'Ue».

Il Primo ministro del Regno unito contro tutti, ha espresso parole molte dure il 29 settembre, che potrebbero cambiare il ruolo di Londra a livello internazionale.

«La Gran Bretagna potrebbe alla fine uscire dalla Convenzione europea dei diritti umani», ha detto Cameron in un'intervista alla Bbc mentre partecipava all'apertura del congresso conservatore a Manchester.
Faro puntato anche verso Bruxelles: «Serve un negoziato molto radicale sulla relazione del Regno Unito con l'Unione europea», ha aggiunto il premier spiegando che questo serve a «forgiare una nuova relazione» fra Londra e l'Ue.

In apertura del congresso, Cameron aveva ricordato le linee guida del suo governo per i prossimi mesi: migliorare l'economia per ridurre il costo della vita, abbassare le tasse, continuare col piano di mutui agevolati, a cui prenderanno parte nuove banche come Natwest, Rbs e Halifax.

fonte :  lettera43.it

 

martedì 16 luglio 2013

Ungheria : Orban, ulteriore atto a difesa della sovranità Nazionale : l'Ungheria rompe con l'Fmi

La Banca centrale chiede la chiusura dell'ufficio a Budapest del Fondo monetario

il Parlamento, Budapest
 
BUDAPEST - Il governatore della banca centrale ungherese Mnb, Gyoergy Matolcsy, in una lettera indirizzata alla direttrice generale del Fondo monetario internazionale (Fmi) Christine Lagarde, ha chiesto la chiusura dell'ufficio di Budapest del Fmi. Motivo della richiesta, la circostanza che l'Ungheria estinguerà prima del termine previsto il debito che aveva con lo stesso Fondo e con l'Ue, (circa 20 miliardi di euro, ricevuti nel 2008).
L'ultima scadenza per i versamenti sarebbe nel 2014, ma il governo Orban la settimana scorsa ha deciso di anticipare l'estinzione del debito a quest'anno. "Così la presenza dell'ufficio del Fmi a Budapest che controllava la politica monetaria dell'Ungheria nei termini del contratto di credito, non è più necessaria", scrive Matolcsy nella lettera.
Secondo Matolcsy, l'Ungheria ha dovuto rivolgersi al Fmi e all'Ue nel 2008 a causa dei governi precedenti, che non avrebbero previsto in modo adeguato le conseguenze della crisi monetaria internazionale. Budapest fu salvata solo dalle risorse messe a disposizione dal Fondo e dall'Ue, ma ormai le finanze del paese sono normalizzate: il deficit è sotto la soglia del 3% del pil, e l'Ungheria è potuta uscire dalla procedura per il deficit eccessivo della Commissione europea.

fonte :  cdt.ch ( il Corriere del Ticino )

lunedì 8 aprile 2013

Se non state attenti, i mass media..


“SE NON STATE ATTENTI, I MEDIA VI FARANNO ODIARE LE PERSONE OPPRESSE E AMARE QUELLE CHE OPPRIMONO“


Era il 21 febbraio del 1965 quando, Malcom X, pronunciava con una naturalezza disarmante e un tono lapidario quell’avvertimento dai risvolti profetici. Oggi, a distanza di 46 anni, quell’intuizione si è rivelata realtà.
E come potevamo “stare attenti”, impegnati come eravamo, a mercificare la nostra dignità con il Sistema; principi e valori, barattati in cambio di un consumismo becero e forviante, di luride promesse di libertà, di benessere e occupazione – il sogno di un tempo libero mai liberato e per sempre tradito.
“E poi si sono presi i nostri campi e i prati erbosi, le messi e la collina, e gli orti, la mandria, il bosco e in fine la cascina! Così fuggimmo alla città vicina, e poi assoldati a schiavi all’ignoranza, moderna disciplina, che ci ha negato dignità e ogni speranza” J.T.
Oggi il lavoro non paga e, quel che è peggio, ci abbruttisce e ci incattivisce, rendendoci refrattari ai bisogni degli altri e, sempre più vulnerabili, al dolore e alla malattia.
Meglio restare chiusi in casa, fermi, immobili, nella trepidante attesa della grande implosione del Sistema. Così, non c’è più niente da comprare, da consumare, niente su cui investire, niente da dire, a cui credere e in cui sperare. Quale politica, quali manovre, quali beni di rifugio!! Sviluppo, crescita, ricerca, sono le parole vuote di un ritornello dissonante e fastidioso che, gli stessi autori non hanno più il coraggio di intonare.
Perché le cose cambino per il meglio, l’umanità deve risalire velocemente la china di questo baratro e, finalmente “con i piedi per terra”, recuperare i valori etici, i principi e i parametri imperituri che, da sempre, hanno contraddistinto l’essere umano. Questo, oggi, è il vero significato etimologico del concetto di crescita.
“Lo squilibrio di vivere è il prezzo di chi ha perso la consapevolezza di se e del mondo”.
A parte quella che, impropriamente, persistono nel definire, una “Crisi” (in verità è la fine di un’epoca – di un processo necrofilo al termine della sua degenerazione), un ulteriore, impoverimento delle famiglie è dovuto al consumo sistematico e quotidiano di beni effimeri e voluttuari, inutili e dannosi, da parte di ogni singolo soggetto appartenente al nucleo famigliare, in ragione di un numero infinito di dipendenze psicologiche e debolezze che, sommato al resto delle spese (uscite), intervengono per un buon 50%. Sia che si tratti di sigarette, ricariche telefoniche, creme rassodanti, rigeneranti, ristrutturanti, diete, beveroni miracolosi (Actimel, Danacol, Somatoline Cosmetic…), detergenti, abbronzanti, dolcini, dolcetti, cappuccini e cornetti, gratta e perdi e slot machine, o di sanzioni amministrative, eco pass, gratta sosta e tutto quel baraccone giochini cretini per bambini deficienti, che madri e padri acquistano ad ogni capriccio del piccolo figlio cazzone. Una montagna di futuri rifiuti da discarica che vanno ad ingrassare gli stomaci senza fondo di questa oscura borghesia industriale, ignorante, gretta e cialtrona.
Il Sistema, del resto, campa proprio in virtù di tali aberranti comportamenti, e su una conclamata stupidità della gente che, nel tempo, è trasfigurata in una particolare forma di schiavitù dai bisogni virtuali, del tutto inefficaci e sicuramente devastanti per la salute.
Una terza causa dell’impoverimento della società, è dovuto alla perdita di quella conoscenza di base che, un tempo, era sinonimo di autonomia e di autosufficienza dove, l’individuo, era unico e solo artefice e responsabile della propria condizione. Nella moderna società delle illusioni, diversamente, l’uomo si è ridotto ad una specie di larva molle e viscida che, per ogni incombenza (anche la più stupida), deve ricorrere a terzi (gli specializzati), che lo spenneranno per dovere!
Lo scollamento radicale dell’uomo dalla terra, è la sola e vera causa della tragedia umana, morale e di civiltà che, presto, esploderà in tutta la sua potenza con tutte le conseguenze del caso.

fonte : informareperresistere.fr

giovedì 4 aprile 2013

I Bric si fanno la loro Banca Mondiale. Pronti a mettere in scacco l'Occidente

bric 500
C'erano una volta i "Bric", il gruppo di quattro paesi emergenti (Brasile, Russia, India e Cina) coi più alti tassi di sviluppo e la maggiore importanza economica su base regionale. Col passare degli anni la voglia di assumere un maggior peso politico oltre che economico a livello mondiale è sempre più evidente e i "Brics" (ai primi quattro si è aggiunto dal 2010 il Sud Africa) stanno da tempo tentando di affrancarsi al controllo economico dell'Occidente finora garantito da un lato dalla valuta di scambio internazionale, il dollaro, dall'altro dal controllo della Banca Mondiale e del Fondo monetario internazionale, istituzioni nate dopo la seconda guerra mondiale a Bretton Woods i cui vertici vengono designati rispettivamente dagli Stati Uniti e dall'Europa.
Così dal vertice dei cinque "Brics" che si apre oggi a Durban, in Sud Africa, molti si aspettano novità che potrebbero ulteriormente  allentare la dipendenza dalle istituzioni finanziarie mondiali, ad esempio con la creazione di una nuova banca mondiale di sviluppo o di una serie di accordi per garantire maggiore stabilità tra i cambi e una gestione comune delle riserve valutarie (che nel complesso valgono 4,4 triliardi di dollari) di paesi il cui interscambio commerciale, dieci anni fa pari a 27 miliardi di dollari l'anno, è già salito a fine 2012 a 282 miliardi e potrebbe superare quota 500 miliardi entro la fine del 2015 secondo alcune stime del governo brasiliano.
Xi Jinping 500
Che il sistema vada riformato lo chiedono ormai a gran voce i governi dei cinque, stanchi di aspettare "concessioni" da parte degli Stati Uniti, che nel 2010 non vollero ratificare un accordo per dare maggiore potere ai paesi emergenti in seno al Fondo monetario internazionale e lo scorso anno hanno nominato l'americano di origini asiatiche  quale nuovo numero uno della Banca Mondiale (ignorando i candidati della Nigeria e della Colombia) e dell'Europa, che ha piazzato nel 2011 l'ex ministro delle finanze francesi,  quale nuovo direttore generale del Fondo Monetario internazionale in sostituzione sempre di un connazionale dimissionario  (anche in questo caso senza dare alcun spazio al candidato dell'India).

fonte : affaritaliani .it

2009 Russia
2010 Brasile
2011 Cina
2012 India
2013 ai "Brics si è aggiunto il Sud Africa "
http://intermarketandmore.finanza.com/che-mondo-sarebbe-senza-brics-54246.html
in pratica : nel silenzio quasi totale dei media italiani, risulta che pquattro nazioni, in cui vivono più della metà della popolazione umana del pianeta si smarcano sia dl £ ( dollaro) che dalla Banca Mondiale e dalla FMI.
La Russia ha 141.930.000, il Sud Africa 50.586.757,  il Brasile 196.655.014, l' India 1.241.491.960 e la Cina 1.344.130.000 che fanno un totale  di ben 2.947.793.731 di di cittadini su una popolazione globale di circa 7.000.000.000.

martedì 29 gennaio 2013

Messaggio di Matthias Rath ai popoli d'Europa. Movimento per la vita


suggeriamo una condivisione o il salvataggio sui vostri pc o dei presenti video ( con sottotitoli in italiano ), il secondo relativo al movimento per la vita.



martedì 22 gennaio 2013

Google e Facebook devono pagare. La Francia vuole tassare l'uso dei dati personali

L'obiettivo del governo Francese è far sì che i colossi del Web non utilizzino i paesi europei come territori di saccheggio, ma tassare l'utilizzo dei dati utente potrebbe non essere la soluzione giusta.

Esiste un detto che da qualche anno a questa parte va molto di moda in ambito a hi-tech, recita più o meno così: “Se non stai pagando per un prodotto, allora il prodotto sei tu”. 

Il motivo è piuttosto chiaro, i servizi offerti da colossi del Web come Facebook e Google sono gratuiti per centinaia di milioni di utenti, eppure le due aziende macinano ogni anno miliardi di dollari. Oggi, grazie al presidente francese, questo famoso detto potrebbe finire per essere modificato: “Se non stai pagando per un prodotto, allora o sei tu il prodotto, oppure un dipendente inconsapevole.”

Andiamo con ordine. Questa storia comincia nella giornata di venerdì, quando il goveno francese fa pervenire ai piani alti di Mountain View un rapporto di 200 pagine commissionato durante l’estate a due esperti fiscali, P.Collin e N.Colin. Tra innumerevoli dati e tecnicismi, il senso del rapporto è piuttosto diretto: compagnie come il motore di ricerca summenzionato, le reti sociali, Apple e Amazon fanno una montagna di quattrini accumulando informazioni personali condivise dagli utenti. In Francia, in particolare, il summenzionato motore di ricerca rastrella qualcosa come 1,5 miliardi di euri l’anno in introiti pubblicitari, senza sostanzialmente pagare alcun tipo di tassa sul territorio francese. Sarebbe dunque ragionevole fissare una sorta di imposta sull’utilizzo dei dati utente che sia direttamente proporzionale al numero di utenti iscritti a un determinato servizio.
Una simile tassa" si legge sul rapporto "sarebbe giustificata dal fatto che gli utenti di servizi come motori di ricerca e reti sociali, mettendo a disposizione le informazioni personali necessarie a vendere pubblicità, di fatto, stanno lavorando per queste compagnie senza ricevere alcun tipo di salario
In poche parole: se le grandi compagnie della rete vogliono macinare profitti sfruttando i dati degli utenti, devono pagare.
La proposta delineata nel rapporto è sicuramente interessante, ma presenta diversi punti deboli. Innanzitutto, bisogna considerare che una simile imposta sarebbe piuttosto difficile da introdurre, richiede una preventiva collaborazione internazionale e un braccio di ferro con i colossi della rete (e della Borsa) che potrebbe risultare impossibile da superare. Ma anche volendo sorvolare sulle questioni tecniche, questa imposta (che il Presidente francese intende introdurre entro il 2014) va a sollevare una questione che nonostante anni di ferventi dibattiti è ancora lontana dall’essere risolta: se un utente accetta le condizioni d’uso di un servizio, e queste condizioni d’uso stabiliscono la possibilità per i gestori del servizio di accedere alle informazioni personali, può poi a posteriori richiedere che questi dati non vengano utilizzati?
Il motore di ricerca in questione per ora ha comunicato di stare leggendo il rapporto, sottolineando che "la rete offre immense opportunità di crescita economica e impiego in Europa, e noi crediamo che le politiche pubbliche dovrebbero incoraggiare questa crescita." Ma la posizione delle grandi aziende della rete è da tempo piuttosto chiara: no, gli utenti accettano di condividere le proprie informazioni e in cambio ricevono gratuitamente servizi di qualità (?). Fine della faccenda.
Molti però la pensano in maniera diversa, e non solo il governo francese, che ha dichiarato esplicitamente di non voler diventare “un paradiso fiscale per i colossi web”, ma anche l’OCSE che secondo il quotidiano Le Figaro avrebbe intenzione di presentare una propria proposta al prossimo G20, allo scopo di arginare la cosiddetta “ottimizzazione fiscale”, ossia la tendenza di aziende come motori di ricerca, reti sociali, ma anche Ryanair , a fare profitti in diversi paesi per poi pagarne le relative tasse nel paese a fiscalità agevolata in cui hanno stabilito la propria sede.
In questo senso, la proposta di una sorta di tassazione sugli introiti relativi ai dati personali ha senso. L’errore del Primo ministro francese (o di chi ha stilato il rapporto) è stato piuttosto scegliere di descrivere il rapporto utente-servizio di rete come una sorta di rapporto di lavoro non retribuito. Se davvero gli utenti stanno prestando una qualche opera a servizi come il motore di ricerca, allora a una tassa sull’utilizzo dei dati personali dovrebbe essere affiancata una sorta di piano retributivo. Il che appare quantomeno assurdo.
Così assurdo che c’è già chi ha pensato a una soluzione simile. In uno studio pubblicato lo scorso maggio, il direttore della Social Computing Research Group, aveva ipotizzato una sorta di borsa dei dati personali , in cui i dati utente di ogni persona sia dato un valore monetario a seconda di come questa gestisce la propria riservatezza in rete.
Insomma, a mano a mano che il mercato della pubblicità personalizzata cresce, diventa sempre più evidente come le informazioni personali che fino ad oggi abbiamo disperso con tanta noncuranza, siano una valuta sempre più preziosa (o per usare le parole del rapporto Collin-Colin, “la materia prima” dell’economia digitale).
E come risulti sempre meno assurdo il pensare di regolamentarli.
Fonte: Panorma.it


commento Ts M :
Quando sentiremo almeno parlare di progetti di Legge simili a italia e a Trieste ?
Non vi chiedete mai per qual motivo le Istituzioni invece di mantenere un semplice e dignitosissimo indirizzo e sito internet, spingono tanto per l'uso delle reti sociali, pur essendo ENTI locali e non srl o spa ?

lunedì 24 dicembre 2012

Tikal ( guatemala ) turistio danneggiano sito archeologico Maya durante il Solstizio d'inverno.

 ( nella foto festeggiamento del nuovo Baktun )

La Civiltà Maya NON ha mai profetizzato alcuna "fine del mondo" ma la fine di un ciclo, di un era che ha combaciato con il passagio dall' Era dei Pesci a quella dell' Acquario ( passaggio del nostro sistema solare e non "astrologico").
 

Citta' del Guatemala, 24 dic 2012. - Il mondo non e' finito ma alcuni tra gli apocalittici che ci hanno creduto hanno danneggiato alcuni templi maya in Guatemala a Tikal, il piu' grande sito archeologico dell'antica civilta' scomparsa.
  "Tristemente molti turisti che hanno organizzato", a Tikal, "feste per la 'fine del mondo, e si sono arrampicati sul Tempio numero 2 (una delle strutture a piramide tronca dell'area), danneggiandolo", ha dichiarato Osvaldo Gomez, uno dei tecnici che lavorano nel sito a 550 km a nord di citta' del Guatemala.
  Il Tempio numero 2, alto circa 38 metri, sorge sulla piazza centrale di Tikal ed e' una delle strutture piu' note del sito.
  Venerdi' 21 erano oltre in 7.000 ad attendere l' "inevitabile".

fonte Agi

mercoledì 19 dicembre 2012

Bolivia, Morales : 21 dicembre inizio nuova Era

Presidente della Bolivia all’ONU: il 21 dicembre 2012 sarà la fine di
una civiltà e l’inizio di un’altra che implica transizione
spirituale verso una nuova coscienza cosmica


Il Presidente della Bolivia, Evo Morales ha parlato davanti alle
Nazioni Unite riguardo il 21 Dicembre 2012. Ecco il suo discorso:
“Vorrei dire che, secondo il Calendario Maya il 21 dicembre segna
la fine del non-tempo e l’inizio del tempo. È la fine del Macha e
l’inizio del Pacha.  E’ la fine di egoismo e l’inizio della
fratellanza.  E’ la fine dell’individualismo e l’inizio del
collettivismo … il 21 dicembre di quest’anno.
 
Gli scienziati sanno molto bene che questo segna la fine di una vita
antropocentrica e l’inizio di una vita biocentrica. 
E’ la fine dell’odio e l’inizio dell’amore. 
La fine della menzogna e l’inizio della verità. 
E’ la fine della tristezza e l’inizio di gioia.
È la fine della divisione e l’inizio dell’unità. ”
 
E poi anche il Ministro degli esteri Boliviano aggiunge:
“Secondo il calendario Maya il 21 dicembre 2012 sarà la fine di una
civiltà e l’inizio di un’altra che implica transizione spirituale
verso una nuova coscienza cosmica.

mercoledì 19 settembre 2012

La Cina si smarca dal $ scegliendo il suo Yuan per l'economia reale, petrolio ecc

 
Il Dollaro non è più moneta primaria per gli scambi di petrolio, la
Cina comincia a commerciare il petrolio usando Yuan
Notizia bomba che segna un duro colpo per la Federal Reserve e apre il
campo a nuove sorprese nel mondo della finanza internazionale; vedremo
come andrà a finire ma le premesse fanno presagire qualcosa di veramente
grosso.
L’11 settembre, il pastore Lindsey Williams, ex ministro per le
compagnie petrolifere globali durante la costruzione del gasdotto in
Alaska, ha annunciato l’evento più significativo riguardo al dollaro
fin dalla sua nascita come moneta. Per la prima volta dal 1970, quando
Henry Kissinger ha forgiato un accordo commerciale con la casa reale dei
Saud per vendere il petrolio utilizzando solo dollari, la Cina ha
annunciato la sua intenzione di bypassare il dollaro per la
compravendita mondiale di petrolio e ha iniziato a vendere la merce
usando la loro propria moneta.

Lindsey Williams: “L’avvenimento più importante nella storia del
dollaro americano, fin dalla sua nascita, ha avuto luogo Giovedi 6
settembre. In quel giorno, qualcosa è successo che influenzerà la vostra
vita, la vostra famiglia, il vostro tavolo da pranzo più di quanto
possiate immaginare. “

“Giovedi’ 6 Settembre … solo pochi giorni fa, la Cina ha dato
l’annuncio ufficiale. Quel giorno la Cina ha detto: il nostro
sistema bancario è pronto, tutti i nostri sistemi di comunicazione sono
a vostra disposizione, tutti i sistemi di trasferimento sono pronti per
partire  e da Giovedi 6 settembre ogni nazione del mondo che, d’ora in
poi, vorrà  comprare o vendere greggio lo potrà fare utilizzando la
valuta cinese e non il dollaro americano. - Intervista radiofonica a
Natty Bumpo dell’11 settembre

L’annuncio da parte della Cina è uno dei cambiamenti più
significativi nel sistema  economico e monetario globale, ma è stato
appena riportato tra gli annunci durante la convention democratica della
scorsa settimana. Le conseguenze di questa nuova azione possono essere
enormi e potrebbe benissimo essere il catalizzatore che porterà giù il
dollaro come valuta di riserva globale e cambierà l’intero scenario di
come il mondo acquisti energia.

Ironia della sorte, dal 6 settembre, il dollaro USA è sceso da 81,467
all’indice di prezzo di oggi, a 79,73. Mentre gli analisti si
concentravano su azioni che si svolgevano nella zona euro e sugli attesi
segnali di andamento della Federal Reserve, giovedì non a  caso il
dollaro ha cominciato a perdere forza, il giorno stesso dell’annuncio 
da parte della Cina.

Dal momento che la Cina non è una nazione produttrice di petrolio, la
questione che la maggior parte delle persone chiederà è: come potrà la
potenza economica asiatica ottenere olio sufficiente per influenzare
l’egemonia del dollaro? Tale questione è stata anche analizzata da
Lindsey Williams quando ha sottolineato che un nuovo accordo commerciale
è stato firmato il 7 settembre tra la Cina e la Russia, in cui la
Federazione russa ha accettato di vendere petrolio alla Cina in grandi
quantità: quanto ne desiderano.

Lindsey Williams: “Questo non è mai successo nella storia del
greggio. Dal momento che il greggio è diventato la forza motivante
dietro la nostra intera economia (statunitense) e tutto nella nostra
vita ruota intorno al petrolio greggio. Dal momento che il greggio è
diventato il fattore motivante della nostra economia … mai e poi mai il
petrolio greggio stato venduto, comprato, scambiato, in qualsiasi paese
del mondo, senza usare il dollaro americano “.

“Il petrolio greggio è la valuta standard del mondo. Non lo yen, non
la sterlina, non il dollaro. Viene scambiato più denaro in tutto il
mondo con petrolio greggio che con qualsiasi altro prodotto. “

“Venerdì, 7 settembre la Russia ha annunciato che, a partire da oggi,
fornirà alla Cina tutto il petrolio greggio di cui essa ha bisogno, non
importa quanto ne vogliono … non ci sono limiti. La Russia  non venderà
il greggio alla Cina usando il dollaro americano.” -Intervista a Natty
Bumpo alla radio Just Measueres Radio Network dell’11 settembre:

Con queste azioni combinate due avversari tra i più potenti
dell’economia degli Stati Uniti si sono ora uniti per fare una
mossa per attaccare la roccaforte economico primaria che mantiene
l’America sul podio come superpotenza economica. Una volta che la
maggior parte del mondo comincerà a bypassare il dollaro e acquisterà il
petrolio in altre valute, allora tutto il peso del nostro debito e la
diminuita struttura produttiva crollerà sulle teste del popolo
americano.

Questo nuovo accordo tra la Russia e la Cina ha anche ramificazioni
gravi per quanto riguarda l’Iran e il resto del Medio Oriente. Le
sanzioni degli Stati Uniti contro l’Iran non avranno più un effetto
misurabile perché le “nazioni canaglia” potranno semplicemente
scegliere di vendere il proprio petrolio alla Cina e ricevere yuan in
cambio e usare quella valuta per commercializzare le risorse necessarie
di cui hanno bisogno per sostenere la loro economia e i loro programmi
nucleari.

Il mondo è cambiato la settimana scorsa e neppure una parola è stata 
detta da Wall Street o dai politici che si dilettavano nella loro
magnificenza mentre questo evento ha avuto luogo nel corso dei convegni
di partito. Un duro colpo è stato inflitto il 6 settembre all’impero
americano e al potere del dollaro come valuta di riserva mondiale. E la
Cina, insieme alla Russia puntano ora a diventare i controllori
dell’energia e, quindi, titolari di una nuova petrol-valuta.

fonte : examiner.com 
 
articolo originale : 
 
 
http://www.examiner.com/article/dollar-no-longer-primary-oil-currency-as-china-begins-to-sell-oil-using-yuan

lunedì 19 dicembre 2011

L’Ecuador insolvente non pagherà il debito estero perchè illegittimo

Nota TSM : la notizia è dello scorso agosto, ma si rivela piuttosto attuale e premonitrice..

L’idea è semplice: abbiamo un debito troppo alto che non si riesce a ripagare? Basta cancellarlo con un tratto di penna e si risolve tutto. L’ipotesi è che il default sia la soluzione e non il problema da evitare. In Italia sta nascendo un movimento proprio all’insegna dello slogan “Non pagare il debito” che ha convocato a Roma la prima riunione all’inizio di ottobre, giusto in tempo per aderire – due settimane dopo – alla manifestazione spagnola degli indignados sullo stesso tema.

I promotori del default come soluzione vengono dalla galassia della sinistra movimentista: da Cremaschi ( Fiom) a Mascia del Popolo viola fino ai no-Tav, Sinistra critica e il Partito comunista dei lavoratori di Ferrando. Per ora è un fenomeno di nicchia, ma gli argomenti del fronte no-debito hanno fascino nel momento in cui l’alternativa sono le lacrime e il sangue dei tagli e delle tasse. “Perché la Grecia dovrebbe rinunciare a stato sociale, diritti, regole, sicurezza; vendere all’incanto i propri beni comuni, a partire proprio dall’acqua, per far quadrare i conti delle grandi banche europee e americane?”, si chiede Cremaschi in un intervento-manifesto sul sito del partito. Circola in rete anche un documentario greco, Debtocracy, sottotilato anche in italiano, un lungo video in cui la Grecia diventa la vittima di un sistema di strozzinaggio internazionale, centrato ieri sul Fondo monetario internazionale e oggi sull’Unione europea. Poi c’è un intellettuale di riferimento per i no-debito, uno dei teorici no-global francesi, François Chesnais, tra i fondatori del Nuovo partito anticapitalista, nato grazie alla popolarità regalata dalla crisi allo storico esponente dell’estrema sinistra francese, l’ex postino Olivier Besancenot.




Ma soprattutto i tifosi della cancellazione del debito hanno un eroe: Raphael Correa, il presidente dell’Ecuador eletto nel 2007. Tra le prime cose che ha fatto c’è stato dichiarare che non avrebbe rimborsato i debiti contratti dal regime precedente: a fine 2008 ordina di non pagare più gli interessi sul debito e manda il paese in default (il secondo in dieci anni), per alleggerirlo dal fardello del debito e ridargli slancio. Nel 2008 il paese è cresciuto del 7,2 per cento, l’anno dopo il default dello 0,4, poi ha mantenuto il suo tasso medio di crescita degli ultimi 20 anni, 2-3 per cento. Piccolo dettaglio: il debito dell’Ecuador era bassissimo a livello assoluto, 10 miliardi di euro, e di interessi pagava 4 miliardi all’anno. Nell’economia mondiale, quindi, nessuno si è accorto della bancarotta del piccolo paese sudamericano che, infatti, l’anno successivo ha deciso un altro mini-default, non pagando altri interessi.

Replicare il liberatorio default di Correa in Italia sarebbe un po’ più complicato: il nostro debito ha superato ieri i 1900 miliardi di euri, di interessi ne paghiamo oltre 75 all’anno. Un default, anche parziale, renderebbe quasi certo il fallimento delle grandi banche italiane piene di titoli di Stato, da Unicredit e Intesa in giù, oltre a scatenare reazioni imprevedibili nel resto del mondo, che detiene circa metà del nostro debito. Si attende l’assemblea di ottobre per capire quale scenario prevedono i tifosi del default nel caso i loro auspici sull’Italia si avverassero.

Il Fatto Quotidiano, 13 agosto 2011

fonmte : ilfattoquotidiano.it

lunedì 5 dicembre 2011

Perchè ci stanno imponendo la valuta elettronica ?

Tutti i Governi degli ultimi anni, dal Prodi a Silvio "Bunga bunga" Berlusconi fino all'attuale Monti, hanno sempre proposto la graduale scomparsa del denaro contante (con costi aggiuntivi per chi preleva o versa liquidità sul conto), sostituito dalla moneta elettronica: pagamenti con carte di credito, bonifici, assegni, tutto tranne il denaro contante. La soglia dei pagamenti in contanti è scesa negli ultimi tempi dai 12.500 €uri a 5.000 €uri e, successivamente, all'attuale livello dei 2.500 €uri.
Adesso il governo tecnico di Monti (N.B.: eletto dalle banche, ma non eletto democraticamente da alcun cittadino) ha proposto una nuova soglia ai pagamenti in contanti, intorno ai 350-500 €uri.
Monti il 17/11/2011 ha dichiarato in Parlamento: "Occorre ulteriormente abbassare la soglia per l'uso del contante, favorire un maggior uso della moneta elettronica".

Perchè tutto questo?

Il governo afferma che si tratti di una soluzione utile alla lotta dell'evasione fiscale, in quanto tutte le transazioni vengono registrate e si può meglio controllare tutti i pagamenti che avvengono tra clienti, fornitori, consumatori.

FALSO per la seguente ragione: il grosso dell'evasione fiscale (cosiddetti 40 miliardi di sommerso di cui parla l'A.B.I.) non riguarda le piccole-medie imprese che hanno un giro di affari modesto, bensì le grandi corporations, proprio quelle S.p.A. che nascondono al fisco milioni e milioni di euro, attraverso transazioni segrete in qualche conto bancario o hedge fund con sede nei paradisi fiscali. Il vero evasore non è il fruttivendolo sotto casa, ma i manager che risiedono nei CdA delle multinazionali e gli speculatori finanziari che spostano gli utili all'estero in posti come Vaticano, Svizzera, San Marino, Panama, Cayman, Jersey, etc..

Le vere ragioni insite in questa proposta sulla moneta elettronica sono due:

1) stampare denaro per le banche COSTA: la sua gestione (stampa, trasporto, distribuzione) in Europa costa 50 miliardi di euro l'anno, 10 di questi spesi dall'Italia.
In Europa sono in circolazione oltre 14 miliardi e 418 milioni di banconote per un valore di 857 miliardi di euro.
Se si eliminasse il denaro cartaceo le banche eliminerebbero quindi anche il valore intrinseco delle banconote (ossia il costo necessario a produrle, intorno i 0,30€ a banconota stampata), giovando unicamente dell'addebito delle stesse al valore nominale.
Precisazione: sono le banche ad emettere\stampare le banconote; lo Stato può emettere solo monete metalliche attraverso la cosiddetta Zecca di Stato.




(quantità delle banconote in circolazione ad Ottobre 2011 - fonte B.C.E.)

2) controllare la vita dei consumatori, capire i loro gusti, i loro movimenti sul territorio, le loro scelte, attraverso la registrazione di tutti i loro acquisti. Senza dubbio un bel vantaggio per le società che fanno ricerca di marketing e possono tempestare i consumatori di "consigli per gli acquisti" realizzati su misura delle loro prede.

Di questo passo si arriverà all'eliminazione totale del denaro contante e andremo in giro acquistando beni\servizi solo con carte di credito e su di esse ogni movimentazione dovrà essere certificata.
Ricordo che la moneta è uno strumento atto a facilitare gli scambi commerciali, non ad ostacolarli.
Ravviso quindi, oltre ad un'operazione che è a tutto vantaggio del sistema bancario (eliminazione dei costi di emissione della moneta) ed in cui è racchiuso uno strumento di controllo di massa (registrazione di tutte le transazioni), anche un grave ostacolo al benessere dell'individuo. Nel momento in cui il sig.Rossi perderà il lavoro, non potrà rifinanziare la sua carta di credito\conto bancario e di conseguenza non potrà effettuare gli acquisti necessari per la sua vita, poichè il macellaio, il salumiere, il supermarket sotto casa, il benzinaio, saranno obbligati per legge a non accettare più pagamenti in contanti.
Quali alternative avrà il sig.Rossi? Chiedere magari un prestito a banche\finanziarie, fino ad ipotecare i suoi beni reali, unicamente per poter sopravvivere?
La moneta elettronica, che adesso spacciano come soluzione all'evasione fiscale, se attuata al 100% non sarà altro che l'ennessima vittoria dell'oligarchia bancaria sui cittadini.

Usate i contanti più che potete.
se volete approfondire cercate : Icke, Barnard

fonte : free-italy.info

giovedì 31 marzo 2011

Speak english

Gli scandinavi sono, tra i popoli non di madre lingua inglese, quelli che meglio si esprimono nella lingua di Shakespeare. Lo rivela uno studio di English First, la più grande scuola di lingue nel mondo, secondo cui gli italiani si sono piazzati, su 44 paesi, al 23esimo posto. Russia, Turchia e paesi sudamericani sono invece risultati i peggiori nello studio che ha esaminato i voti riportati da 2,3 milioni di persone. L'India, nonostante il passato di colonia britannica, non è andata meglio della Cina che però si è fatta dare dei punti da Corea del Sud, Giappone e dall'Europa Occidentale.

fonte : D Repubblica

martedì 22 marzo 2011

La nube di Fukushima arriva anche in Italia

La nube di Fukushima arriva anche in Italia, L'esperto: "Non c'è alcun rischio per la popolazione"
La nube radioattiva sprigionatasi dalla centrale nucleare giapponese di Fukushima è "attesa anche sull'Italia, prevediamo tra domani e dopodomani" ma "al momento non si rilevano rischi per la popolazione". Ad affermarlo è il responsabile del Servizio misure radiometriche del Dipartimento nucleare dell'Ispra, Giancarlo Torri, che spiega come la dose attesa "dovrebbe essere tra mille e 10mila volte meno di quella che arrivò dopo Chernobyl".
Torri sottolinea come in Italia ad intercettare la nube "sono i sistemi della Rete nazionale di sorveglianza della radioattività, una rete che è sempre e comunque attiva su tutte le regioni italiane. E ad oggi non si rileva nessun segnale di incremento di radioattività, né sull'Italia né sull'Europa".

Ribadendo che la popolazione non corre alcun rischio, Torri spiega come "l'eventuale esposizione sarebbe molto rapida" e come non vi è alcun timore sul fatto che eventuali tracce di radioattività possano sfuggire al controllo: "Con i nostri strumenti - conclude - misuriamo normalmente valori da 10mila a 100mila volte inferiori a quelli che potrebbero avere impatto sulla salute delle persone. Sono cioè valori bassissimi e pari a 10mila volte meno le dosi di radiazione naturale".
fonte : Tgcom http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo1003929.shtml


Da Fukushima nube sull'Italia tra domani e giovedì. Ispra: nessun pericolo per salute

L'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale: previsti valori bassissimi, attiva una rete di sorveglianza. L'esperto: ''Per ora non si rileva nessun segnale di incremento di radioattività né sull'Italia né sull'Europa".Gli effetti della nube radioattiva che si è sprigionata dalla centrale giapponese di Fukushima sono "attesi anche sull'Italia, prevediamo tra domani e dopodomani" ma "al momento non si rilevano assolutamente rischi per le popolazioni". Ad affermarlo all'Adnkronos è il responsabile del Servizio misure radiometriche del Dipartimento nucleare dell'Ispra, Giancarlo Torri. In Italia ad intercettare la nube "sono i sistemi della Rete nazionale di sorveglianza della radioattività, una rete che è sempre e comunque attiva su tutte le regioni italiane" spiega Torri, aggiungendo che fino "a stamattina non si rileva nessun segnale di incremento di radioattività né sull'Italia né sull'Europa". "Il valore della nube -continua Torri- dipende da quanto materiale radioattivo e' uscito, da quanto sta in alto e da quali fenomeni di diluizione e' influenzato". La dose attesa, prosegue Torri, "dovrebbe essere tra mille e 10mila volte meno di quella che arrivo' dopo Chernobyl. Ci aspettiamo valori da 100 a 1.000 milionesimi di baquerel per metro cubo di aria".

"Al momento -ribadisce Torri- non si rilevano assolutamente rischi per la popolazione. L'eventuale esposizione sarebbe molto rapida". "Dal 12 marzo abbiamo chiesto di intensificare la misura di particolato atmosferico che è il primo segnale a dire se è in arrivo qualcosa e che tipo di materiale arriva" dice Torri. "Se la nube arriva, arriva dapperttutto. Noi - prosegue - monitoriamo i flussi d'aria del mondo". "I nostri sistemi di sorveglianza -aggiunge ancora l'esperto dell'Ispra- sono costituiti da centraline a terra gestite dalle Arpa regionali e i cui dati sono coordinati dall'Ispra. Il ruolo delle Regioni è importante".
Nessuna preoccupazione che possano sfuggire informazioni rispetto all'arrivo della nube radioattiva sull'Italia? "Con i nostri strumenti -conclude Torri- misuriamo normalmente valori da 10mila a 100mila volte inferiori a quelli che potrebbero avere impatto sulla salute delle persone, sono cioè valori bassissimi e pari a 10mila volte meno le dosi di radiazione naturale".
Informazioni analoghe arrivano anche dall'Agenzia di sicurezza nucleare francese secondo cui ''masse d'aria leggermente contaminate, con livelli inferiori di 1.000 a 10.000 volte rispetto a quelli rilevati in seguito all'incidente di Chernobyl dovrebbero raggiungere mercoledì la Francia metropolitana senza alcuna conseguenza per la salute''.
La radioattività, sottolinea l'Asn, ''non dovrebbe d'altronde essere rilevata dai sensori della rete Teleray di sorveglianza francese della radioattività ambiente''. Il controllo dei prodotti freschi in provenienza del Giappone, precisa l'Autorità, ''è operativo'' ma, sottolinea, ''i flussi di queste merci in provenienza del Giappone (frutta, legumi, alghe) sono interrotte per il momento''. Gelsomina Pappalardo, ricercatrice dell'Istituto di Metodologie per l'Analisi Ambientale del Cnr e coordinatrice Progetto europeo Earlinet commenta all'ADNKRONOS: "Evitiamo allarmismi, le concentrazioni di radionuclidi attese sono veramente minime, secondo alcuni modelli addirittura nulle".

fonte IGN-ADNKronos http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Da-Fukushima-nube-sullItalia-tra-domani-e-giovedi-Ispra-nessun-pericolo-per-salute_311817277584.html

mercoledì 8 dicembre 2010

Moneta UNICA mondiale, sarà presentata all' Expo di Milano 2015

S.Sassoli, prendete nota di questo nome perché probabilmente è destinato a passare alla storia dell'economia. E’ un italiano già molto famoso nel mondo grazie alle sue ricerche e proposte per l’introduzione di una moneta unica mondiale, la United Future World Currency. Si parla ormai da tempo di una moneta globale che vada a sostituire le attuali 240 diverse valute. Da un lato la sfida si presenta molto ardua. Dall’altro è innegabile che si tratti ormai una necessità: una moneta unica è indispensabile in un mondo sempre più globalizzato.



E pare che i tempi siano maturi. Ormai la chiedono le banche e le più importanti istituzioni finanziarie del mondo per evitare i deprezzamenti pilotati della moneta da parte di alcuni Paesi – una delle più comuni forme di protezionismo per spingere sulle esportazioni.



I lavori vanno avanti da molti anni: un prototipo di moneta è stato presentato ai partecipanti del G8 dello scorso anno a l’Aquila. Il prossimo appuntamento per la moneta globale sarà probabilmente l’Expo di Milano del 2015. I progetti che sono in corso seguono due direttive: una moneta fatta con metalli riciclabili e una moneta intelligente, contenente dei microchip di nuova generazione. I microchip consentiranno un alto livello di protezione contro le contraffazioni e saranno in grado di comunicare con i telefoni cellulari e ricevere input.

( commento TSM : a noi la cosa mette un pò di angoscia..)

fonti : solofinanza.it
http://oknotizie.virgilio.it/info/59201854f3011774/la_presentazione_della_moneta_unica_mondiale_all_8217_expo_2015_di_milano.html

altre fonti :

video : http://www.youtube.com/watch?v=ruOVMukNHsU

il collegamento seguente ( sito ufficiale Expo2015 ), pur riportando la notizia.. da errore..

http://www.iexpo2015.com/archives/19355

sabato 4 dicembre 2010

Wikileaks, Assange : presto documentazione sugli Ufo

«Ci sono certamente riferimenti agli Ufo nei documenti (in possesso di Wikileaks) che devono ancora essere pubblicati», lo ha affermato Assange durante la diretta web in corso sul Guardian rispondendo alla domanda di un lettore che chiede se extraterrestri e ufo siano tra i temi del materiale di cui è in possesso Wikileaks. Nella sua risposta Assange ha aggiunto che Wikileaks riceve anche molte mail da «gente strana sugli, Ufo o che sostiene di essere l'anticristo», ritenute però non adatte per la pubblicazione.
Il fondatore di Wikileaks Julian Assange ha poi ammesso di temere per la vita essendoci «superpotenze» tra i soggetti al centro delle rivelazioni diffuse. «Le minacce per le nostre vite sono di pubblico dominio. Da parte nostra prendiamo tutte le precauzioni necessarie, ma nella misura in cui ciò è possibile trattandosi di superpotenze», ha affermato Assange rispondendo ad una delle domande postagli dai lettori del Guardian durante la diretta via web in corso sul sito del quotidiano britannico.
La maggioranza degli italiani (64%) pensa che il fondatore di Wikileaks Julian Assange sia un benefattore, un Robin Hood del terzo millennio. Soltanto il 36% lo definisce un delinquentello dell'era informatica. È il risultato di Trendsetting, il sondaggio realizzato da Affaritaliani.it e Swg.
In caso di morte di Assange e di distruzione totale dell'organizzazione Wikileaks le informazioni in suo possesso sarebbero però comunque rivelate: «Abbiamo consegnato tutti i documenti in nostro possesso a circa 100mila persone in tutto il mondo che li possiedono in forma criptata. Se ci dovesse accadere qualcosa e non fossimo più raggiungibili, una chiave elettronica verrebbe inviata via web rendendo i file leggibili. A questo punto queste 100mila persone avrebbero il compito di divulgarle».

fonte : net1new

martedì 28 settembre 2010

Ushahidi La storia della piattaforma d’informazione collettiva che permette a chi ha bisogno di comunicare con i potenziali soccorritori

ushahidi

E' il Guardian a spiegare di cosa si tratti. Gli ideatori lo definiscono una “piattaforma d’informazione collettiva”, inventata nello spazio di un week-end come risposta alle violenze scaturite dalle precedenti, e contestatissime, elezioni keniote del 2008. Ma il modo migliore per descriverlo è raccontare a cosa serve.

Al Guardian lo ha spiegato Erik Hersman, co-fondatore di Ushahidi e blogger, che si trovò a dover fronteggiare l’enorme numero di testimonianze sugli scontri che stavano avvenendo in tutto il Paese. Queste segnalazioni venivano documentate nei commenti di diversi blog, e in particolare sul blog dell’avvocato keniota Ory Okolloh, Kenyan Pundit: Nella prima settimana di violenze post-elettorali tutti provavamo a documentare sui nostri blog quello che stava succedendo, e in un post qualcuno evidenziò il possibile uso che si poteva fare di Google Maps per mappare ciascuno degli incidenti che stavano avvenendo. Perciò io pensai “già, dobbiamo farne qualcosa di questa idea”: stavamo cercando soluzioni tecnologiche per ovviare alle inefficienze dei commenti – quella sembrò una buona risposta.

L’idea fu lanciata in fretta e furia il lunedì successivo a un operoso week-end di lavoro, sulla scorta dell’urgenza di dare una – anche piccola – risposta alle violenze che si verificavano quotidianamente nel Paese. A dispetto dell’invenzione precipitosa, però, il sistema su cui è fondato Ushahidi è rimasto pressoché lo stesso anche due anni dopo: chiunque può segnalare attraverso diversi canali – internet, email o Twitter, ma anche semplicemente via SMS – quello che sta avvenendo nei pressi, e ciascuna di queste testimonianze viene indicizzata e inserita su una mappa affinché i soccorritori sappiano dove c’è bisogno del loro intervento.

L’opzione telefonica è particolarmente importante nei luoghi meno sviluppati, dove internet non è così diffuso ma chiunque può accedere alla linea telefonica con un cellulare. Su Ushahidi non sono soltanto gli scontri a poter essere documentati ma anche le necessità di qualunque tipo, da quelle di generi alimentari di prima necessità, a quelle di trattamenti medici d’emergenza.

È per questo che dalle elezioni in Kenya del 2008 questo raccoglitore di testimonianze – Ushahidi vuol dire proprio “testimonianza” in Swahili – è stato esportato in numerosi altri scenari, e ha raccolto l’interesse delle Nazioni Unite e della Croce Rossa Internazionale che ne hanno fatto lo strumento ufficiale di mappatura delle necessità sul territorio nelle fasi successive al catastrofico terremoto a Haiti di questo inverno.
Il Post ha parlato con Anahi Ayala Iacucci, trentenne italo-uruguaiana, che dirige Ushahidi Cile ed è coinvolta in numerosi progetti per diffondere l’uso della piattaforma in Guinea, nello Zambia e in Egitto. Sul portato rivoluzionario di un mezzo semplice come questo, Iacucci dice: “Il sistema su cui si basa Ushaidi permette di mappare tutte le informazioni ricevute dandone subito una visualizzazione spaziale che è in grado di fornire al primo impatto non solo un contenuto, ma una organizzazione grafica delle necessità. Di particolare rilievo, inoltre, è la possibilità di raccogliere le segnalazioni secondo categorie scelte e organizzate da chi fornisce le informazioni e non necessariamente soltanto da chi le recepisce”.

Secondo Iacucci, Ushahidi ha anche un grande valore politico: “Un mezzo come questo, che è a disposizione delle gente, taglia il circuito di gestione dell’informazione. L’informazione solitamente è appannaggio dei media nazionali che spesso sono soggetti a censure o veti governativi, cosa molto frequente in particolare nei Paesi in via di sviluppo. In questo senso la potenzialità del mezzo è duplice: laddove l’informazione è potere, con Ushahidi questo potere viene condiviso con tutte le fasce della popolazione, e al tempo stesso diventa mezzo di organizzazione sociale, permettendo a chi fornisce le testimonianze e a chi le utilizza, di lavorare per un obiettivo comune nonostante l’eventuale distanza geografica”.

Naturalmente anche Ushahidi ha i propri punti deboli: “Ushahidi è solo una piattaforma, non una metodologia o una garanzia di qualità. Chi gestisce la piattaforma rimane sempre colui che ne determina la qualità e perciò la buona riuscita dell’iniziativa di documentazione. D’altra parte la piattaforma si scontra con problematiche strutturali: in un posto dove c’è analfabetismo tecnologico, il livello di penetrazione delle informazioni presentate non sarà che una piccola quota di quelle che sono le reali esigenze. Inoltre Ushahidi non è neanche un sistema di verifica delle informazioni: c’è sempre un problema di credibilità delle testimonianze che vengono inserite nel sistema, ma nel tempo è stata la stessa piattaforma a maturare degli anticorpi per riconoscere, o quantomeno avere degli indizi, dell’eventuale scarsa attendibilità di una fonte”.

Con l’affermarsi di questo nuovo sistema di scambio d’informazione, l’uso di Ushahidi potrebbe ampliarsi in ulteriori campi: “Essendo uno strumento di recente invenzione, i fronti di utilizzo della piattaforma sono in continua evoluzione: in questo momento moltissime delle migliorie in procinto di essere rese disponibili riguardano la fruizione attraverso i telefoni cellulari, per i quali sono in cantiere diverse applicazioni che possano rendere ancor più immediata e precisa la comunicazione. Probabilmente, l’ambito destinato a espandersi maggiormente nei prossimi mesi è quello del monitoraggio ambientale ed ecologico, nel quale Ushahidi può svolgere una fondamentale funzione di prevenzione. A questa attività sono particolarmente interessati i Paesi del terzo mondo che sono spesso i primi a subire le conseguenze dei disastri ambientali, e Ushahidi fornisce loro uno strumento di costante osservazione a basso costo. In ogni caso determinare quali siano gli scenari evolutivi che si prospettano a una piattaforma come Ushahidi è pressoché impossibile: l’apertura strutturale del sistema permette possibilità di adattamento potenzialmente infinite”.

lunedì 20 settembre 2010

Dall’Austria : “Stop alla follia nucleare di Berlusconi”.

Sono dentro l’ambasciata italiana a Vienna. Bel posto e un sole che non ti aspetti (ieri pioveva). E 35 attivisti che bloccano l’ingresso. Italiani e austriaci.
E striscioni con scritto “stop alla follia nucleare di Berlusconi“. Se per noi italiani il nucleare sarà una folle spesa (e il fallimento certo della green economy), per noi e per tutti i Paesi confinanti l’incubo di un incidente nucleare sarà qualcosa con cui convivere.
Un rapporto di Greenpeace mostra i rischi di un incidente a Chioggia. Il fallout potrebbe arrivare ovunque, da Roma a Monaco e oltre.
Ma poi, dove le vogliono fare queste centrali? É una delle cose che stiamo chiedendo all’ambasciata italiana: i cittadini austriaci e italiani hanno il diritto di saperlo. Sappiamo che, di fatto, ENEL la sua decisione l’ha presa.
Che abbiano il coraggio, ora, di dircelo in faccia.

http://www.greenpeaceitalia.org/blog/?p=1135

sabato 10 luglio 2010

mercoledì 30 giugno 2010

Islanda, una risata li seppellirà

Jón Gnarr, il nuovo sindaco di Reykjavik, capitale dell'Islanda, Jón Gnarr è un anarchico surrealista ed è stato eletto nella lista del Partito Migliore, un nuovo partito fondato pochi mesi fa da alcuni punk rocker islandesi per sottrarre il potere a coloro che hanno gettato il Paese sul lastrico. Il Partito Migliore ha raccolto il 35% dei voti con un programma elettorale che comprendeva asciugamani gratutiti in tutte le piscine della città, un orso polare per lo zoo locale e un parco divertimenti all'aereoporto. Il programma di lungo termine del Partito Migliore invece annovera l'impegno di eliminare la droga dal parlamento entro il 2020, di estromettere i corrotti dalla vita sociale e politica, di raggiungere la completa eguaglianza tra i sessi, garantire trasporti e servizi odontoiatrici gratuiti per gli studenti e i poveri e non pagare neanche un centesimo dei debiti che l’Islanda ha con le banche di tutta Europa.

Jón Gnarr ha delineato la nuova giunta comunale parlando dal tetto di un edificio di Reykjiavik (qui ilservizio del telegiornale) e ha anche annunciato di non essere disposto ad ammettere in coalizione chi non abbia visto tutte e cinque le serie di The Wire. Si è poi premurato di rassicurare i politici e gli osservatori sulla natura del partito. Nessuno deve preoccuparsi - ha detto - del Partito Migliore. Perché si tratta del partito migliore. Se così non fosse si chiamerebbe "Partito Peggiore", o "Partito Pessimo" e noi non accetteremmo mai di lavorare con un partito del genere.

Sembra una burla, invece è proprio così. La notizia è assolutamente vera.
Il partito è nato nel novembre del 2009 e nelle elezioni di questo fine maggio ha effettivamente preso il 34,7% dei voti. Ha anche affermato che non onorerà nessuna delle promesse elettorali e che, mentre il resto del sistema politico è segretamente corrotto, il suo partito promette di esserlo apertamente.

domenica 6 giugno 2010

Slovenia/ Referendum disputa territoriale con la Croazia, il "sì" in testa

Il 57,03% degli sloveni in favore dell'accordo
Lubiana, Si profila la vittoria del "sì" nel referendum svoltosi oggi nella vicina repubblica di Slovenia sull'accordo siglato con la Croazia per la soluzione di una disputa territoriale, ratificato dal Parlamento di Lubiana lo scorso aprile. Secondo i primi risultati preliminari (11% delle schede scrutinate), il 57,03% degli sloveni si sono pronunciati in favore dell'accordo. Le urne si sono chiuse alle 19. La soluzione definitiva della disputa sulla baia di Pirro, nel Mar Adriatico, dopo oltre 18 anni di controversia, è di cruciale importanza per sbloccare il cammino europeo della Croazia, che punta all'adesione all'Ue nel 2012. Al contempo il referendum ha anche riflessi sul piano della politica interna in Slovenia, dove la coalizione di centrosinistra guidata dal premier, Borut Pahor, è favorevole all'entrata in vigore dell'accordo, contrariamente al leader dell'opposizione di centro destra, l'ex primo ministro, Janez Jansa. Anche il Parlamento croato ha già ratificato, in novembre 2009, l'accordo raggiunto con la Slovenia che prevede di risolvere la soluzione della controversia ricorrendo ad una procedura di arbitraggio internazionale. (fonte Afp)