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sabato 23 febbraio 2013

Wimax, pericoloso per la salute

 tsm : si vota e per quanto si sia a favore delle bici, al punto 5 a pag 8 del programma M5S  il movimento spingecon troppa enfasi sia al wifi per tutti, che per il WiMAX.. fate secondo coscienza..

Metre in Scandinavia e nel Regno unito si comincia a bandire la connessione dai pubblici uffici, soprattutto dalle scuole,..

Alcune vittime si sono già fatte sentire, e in molti chiedono di tornare al buon vecchio Wired, sarà possibile?

Più potente del wi-fi, il sistema ad altissima velocità di nuovissima generazione denominato Wimax, potrebbe causare seri rischi per la salute.

Siamo alle solite, tutti costantemente alla ricerca di qualcosa che velocizzi il computer, internet e tutte le attrezzature possibili in nostro possesso perché abbiamo sempre più bisogno di tempo che inesorabile ci sfugge dalle mani. Poi, però, alla fine la supertecnologia cui affidiamo i nostri desideri spesso ci si ritorce contro. Nella speranza possa migliorare la vita di tutti i giorni, capita che invece ci rovini la salute.

Nella fattispecie, il Wimax sembra essere implicato in molti disturbi legati alla cosiddetta “elettro-sensibilità”. L’allarme è stato lanciato dal “Collectif pour la vie” (Borgogna, Francia), che fa capo all’Associazione Connaissance De La Sante per conto di una trentina di vittime. Sono loro a richiedere il ritorno del buon vecchio Wired in sostituzione di Wimax.

«In seguito all’installazione del Wimax, molti hanno dovuto abbandonare la città di Digione. Io stessa che accusavo già mal di testa a causa della presenza di antenne di telefonia mobile, ho avuto grossi problemi neuorologici», spiega la ricercatrice Christiane Estève sui maggiori quotidiani francesi.

Molti lo sostengono da tempo: vi sono persone particolarmente sensibili ai campi elettromagnetici, e il dottor Dominique Belpomme, presidente dell’Associazione per la Ricerca Terapeutica contro il Cancro (Artàc) lo conferma: «L'elettrosensibilità è riconosciuta come un handicap in Svezia. E riguarda più persone di quanto si creda: per esempio, non si riescono ad individuare i motivi medici alla base di alcuni mal di testa e di problemi ai ritmi cardiaci […]».

Spesso i sintomi si presentano in maniera subdola e non vengono subito riconosciuti, ma è necessario porre molta attenzione quando vi è «una prima fase con dei mal di testa, problemi alla sensibilità, alla concentrazione, alla memoria; e poi una seconda fase in cui sopraggiunge l’insonnia, la fatica cronica, le tendenze depressive ecc. La malattia può essere l’anticamera dell’Alzheimer, o il cancro e altri ancora», prosegue Belpomme.

Le notizie non sono delle migliori, ma d’altronde sappiamo bene come funzionano le cose: stiamo rendendo questo pianeta supertecnologico a scapito della nostra salute, della qualità della vita e dell’ambiente. Ci sarebbe da chiedersi se ne vale davvero la pena continuare così, o se non sarebbe meglio riuscissimo a imparare vivere in maniera più semplice, rinunciando a una fetta di tecnologia.
Siamo del parere che la maggior parte di noi risponderebbe che non è disposta a tornare indietro, il problema è che quelli che vorrebbero farlo, spesso sono costretti a subire comunque le conseguenze degli effetti nocivi dei campi elettromagnetici. La verità è che non si può sfuggire alla frenesia dell’essere umano, così come non si può sfuggire alla sue conseguenze disastrose.
[lm&sdp]

fonte : lastampa.it

martedì 22 gennaio 2013

Google e Facebook devono pagare. La Francia vuole tassare l'uso dei dati personali

L'obiettivo del governo Francese è far sì che i colossi del Web non utilizzino i paesi europei come territori di saccheggio, ma tassare l'utilizzo dei dati utente potrebbe non essere la soluzione giusta.

Esiste un detto che da qualche anno a questa parte va molto di moda in ambito a hi-tech, recita più o meno così: “Se non stai pagando per un prodotto, allora il prodotto sei tu”. 

Il motivo è piuttosto chiaro, i servizi offerti da colossi del Web come Facebook e Google sono gratuiti per centinaia di milioni di utenti, eppure le due aziende macinano ogni anno miliardi di dollari. Oggi, grazie al presidente francese, questo famoso detto potrebbe finire per essere modificato: “Se non stai pagando per un prodotto, allora o sei tu il prodotto, oppure un dipendente inconsapevole.”

Andiamo con ordine. Questa storia comincia nella giornata di venerdì, quando il goveno francese fa pervenire ai piani alti di Mountain View un rapporto di 200 pagine commissionato durante l’estate a due esperti fiscali, P.Collin e N.Colin. Tra innumerevoli dati e tecnicismi, il senso del rapporto è piuttosto diretto: compagnie come il motore di ricerca summenzionato, le reti sociali, Apple e Amazon fanno una montagna di quattrini accumulando informazioni personali condivise dagli utenti. In Francia, in particolare, il summenzionato motore di ricerca rastrella qualcosa come 1,5 miliardi di euri l’anno in introiti pubblicitari, senza sostanzialmente pagare alcun tipo di tassa sul territorio francese. Sarebbe dunque ragionevole fissare una sorta di imposta sull’utilizzo dei dati utente che sia direttamente proporzionale al numero di utenti iscritti a un determinato servizio.
Una simile tassa" si legge sul rapporto "sarebbe giustificata dal fatto che gli utenti di servizi come motori di ricerca e reti sociali, mettendo a disposizione le informazioni personali necessarie a vendere pubblicità, di fatto, stanno lavorando per queste compagnie senza ricevere alcun tipo di salario
In poche parole: se le grandi compagnie della rete vogliono macinare profitti sfruttando i dati degli utenti, devono pagare.
La proposta delineata nel rapporto è sicuramente interessante, ma presenta diversi punti deboli. Innanzitutto, bisogna considerare che una simile imposta sarebbe piuttosto difficile da introdurre, richiede una preventiva collaborazione internazionale e un braccio di ferro con i colossi della rete (e della Borsa) che potrebbe risultare impossibile da superare. Ma anche volendo sorvolare sulle questioni tecniche, questa imposta (che il Presidente francese intende introdurre entro il 2014) va a sollevare una questione che nonostante anni di ferventi dibattiti è ancora lontana dall’essere risolta: se un utente accetta le condizioni d’uso di un servizio, e queste condizioni d’uso stabiliscono la possibilità per i gestori del servizio di accedere alle informazioni personali, può poi a posteriori richiedere che questi dati non vengano utilizzati?
Il motore di ricerca in questione per ora ha comunicato di stare leggendo il rapporto, sottolineando che "la rete offre immense opportunità di crescita economica e impiego in Europa, e noi crediamo che le politiche pubbliche dovrebbero incoraggiare questa crescita." Ma la posizione delle grandi aziende della rete è da tempo piuttosto chiara: no, gli utenti accettano di condividere le proprie informazioni e in cambio ricevono gratuitamente servizi di qualità (?). Fine della faccenda.
Molti però la pensano in maniera diversa, e non solo il governo francese, che ha dichiarato esplicitamente di non voler diventare “un paradiso fiscale per i colossi web”, ma anche l’OCSE che secondo il quotidiano Le Figaro avrebbe intenzione di presentare una propria proposta al prossimo G20, allo scopo di arginare la cosiddetta “ottimizzazione fiscale”, ossia la tendenza di aziende come motori di ricerca, reti sociali, ma anche Ryanair , a fare profitti in diversi paesi per poi pagarne le relative tasse nel paese a fiscalità agevolata in cui hanno stabilito la propria sede.
In questo senso, la proposta di una sorta di tassazione sugli introiti relativi ai dati personali ha senso. L’errore del Primo ministro francese (o di chi ha stilato il rapporto) è stato piuttosto scegliere di descrivere il rapporto utente-servizio di rete come una sorta di rapporto di lavoro non retribuito. Se davvero gli utenti stanno prestando una qualche opera a servizi come il motore di ricerca, allora a una tassa sull’utilizzo dei dati personali dovrebbe essere affiancata una sorta di piano retributivo. Il che appare quantomeno assurdo.
Così assurdo che c’è già chi ha pensato a una soluzione simile. In uno studio pubblicato lo scorso maggio, il direttore della Social Computing Research Group, aveva ipotizzato una sorta di borsa dei dati personali , in cui i dati utente di ogni persona sia dato un valore monetario a seconda di come questa gestisce la propria riservatezza in rete.
Insomma, a mano a mano che il mercato della pubblicità personalizzata cresce, diventa sempre più evidente come le informazioni personali che fino ad oggi abbiamo disperso con tanta noncuranza, siano una valuta sempre più preziosa (o per usare le parole del rapporto Collin-Colin, “la materia prima” dell’economia digitale).
E come risulti sempre meno assurdo il pensare di regolamentarli.
Fonte: Panorma.it


commento Ts M :
Quando sentiremo almeno parlare di progetti di Legge simili a italia e a Trieste ?
Non vi chiedete mai per qual motivo le Istituzioni invece di mantenere un semplice e dignitosissimo indirizzo e sito internet, spingono tanto per l'uso delle reti sociali, pur essendo ENTI locali e non srl o spa ?

sabato 1 dicembre 2012

Riservatezza in rete.. a rischio



NON pubblicate i dati riservati, evitate di scrivere se NON siete in casa.


NON PUBBLICATE LE FOTO DEI VOSTRI BAMBINI

mercoledì 31 ottobre 2012

Telefoni cellulari che fotografo e registrano senza il tuo consenso



Paul Joseph Watson 17 Ottobre 2012

Sapevi che molte delle recenti applicazioni che scarichi sullo smartphone usano il tuo microfono per ascoltarti e la fotocamera per scattare foto di te senza il tuo consenso?

I contratti che ora sottoscrivi insieme alle nuove app ti fanno accettare che il cellulare diventi uno strumento di controllo, che può registrare conversazioni e prendere foto dell’utente – tu – senza chiedergli il permesso.

È un dato di fatto assodato che le società che forniscono le app ed i provider telefonici usino la tecnologia GPS per localizzare con esattezza la posizione degli utenti degli smartphones.

Nonostante ciò, sono rimasto veramente sorpreso quando, dopo aver acquistato un Samsung Galaxy Note II ed aver scaricato un paio di app Android – un social network ed un semplice calendario – ho scoperto che gli utenti, al fine di scaricarle, sono obbligati ad rinunciare a qualsiasi tipo di privacy.

Come potete vedere dall’immagine sopra, le società fornitrici di apps ora chiedono :

- Registrazione audio : Permette all’app di registrare l’audio tramite il microfono, Questo permesso autorizza l’app a registrare l’audio in qualsiasi momento senza conferma dall’utente.

- Riprendere immagini e video: Permette all’app di prendere immagini e video con la fotocamera. Questo permesso autorizza l’app all’uso della fotocamera in qualsiasi momento senza conferma dell’utente.

Le società fornitrici di apps richiedono anche che tu permetta loro di localizzarti, di inviare dal tuo cellulare degli SMS con addebito a tuo carico, di leggere i tuoi «contatti», leggere lo status del tuo cellulare ed identificarti, avere un «totale accesso in rete» alle tue comunicazioni (in altre parole ascoltare le tue telefonate), modificare o cancellare il contenuto del tuo archivio USB e dulcis in fundo disabilitare il blocco schermo (la password di 4 cifre che protegge l’accesso al tuo cellulare).

Dato che la stragrande maggioranza degli utenti accetta i termini dell’accordo senza nemmeno prendersi il disturbo di leggerle, quanto sopra significa che potenzialmente milioni di utenti di smartphones – in tutto il mondo – hanno dato alle società produttrici di apps ( e di conseguenza ai fornitori di servizi telefonici), il permesso di registrare le proprie conversazioni e prendere foto delle loro vita privata.

Si è fatto in modo che la cosa passasse di fatto inosservata con praticamente zero attenzione da parte della stampa e zero dibattiti o simili.

Dato che gi smarphones dipendono dalle apps, gli utenti hanno la scelta fra il non usarle ed avere dei costosi quanto semi-inutili ritrovati della tecnica, od assoggettarsi al fatto che le proprie conversazioni e la propria vita privata sia archiviata come se fossimo intrappolati dentro The Truman Show.

P.J.Watson

Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla

Fonte: http://www.infowars.com/smartphone-apps-now-use-microphone-to-record-your-conversations/


un pezzo di adesivo sulla camera dal lato schermo..
tenere il cell in una stanza diversa da quella in cui si stà.
magari spegnerlo ogni tanto, soprattutto quando andate a dormire..
 
visionate il film "Listening, in ascolto " del 2005
nel film ci avevano già avvisato ben 7 anni fa ( tenendo conto del tempo di produzione aggiungete 1 o 2 anni ).

giovedì 20 gennaio 2011

Notizie allarmanti sulla riservatezza in rete. Ma c'è un MA..

UN ITALIANO SU QUATTRO A RISCHIO FRODE

All'Unicri (United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute), è stata commissionata una ricerca per stabilire quanto sia l'effettivo livello di rischio di furto d'identità corso dagli italiani.

La prima cosa che è emersa dall'inchiesta è che in pochi effettivamente sanno cosa sia il furto d'identità. Nonostante questo è stato chiesto agli italiani cosa ne pensano del furto d'identità e l'80% ha risposto che sono preoccupati. Beh, se a me chiedessero se sono preoccupato di una qualsiasi cosa che include le parole: frode, furto, cataclisma, forse sarei preoccupato anch'io.

La metodologia dell'Unicri è stato di analizzare la clonazione di carta credito, bancomat o telefono cellulare, gli addebiti per prodotti e servizi anche via Internet non richiesti/consegnati e le adesioni a contratti via Internet o telefono senza saperlo. Da questi dati sono giunti alla conclusione che il 26% degli italiani è a rischio. O meglio...

Il 25,9% degli italiani e' stato sottoposto a una potenziale frode di identita' nel corso dell'ultimo anno.

Questo vuol dire che
a) hanno contato oltre 15 milioni di casi di furto d'identità nell'ultimo anno
b) oltre 15 milioni di italiani hanno sporto denuncia per furto d'identità
c) questo dato sembra parecchio manipolato.

Io tenderei a pensare che la risposta giusta sia la c) altrimenti anche tra quelle poche persone che conosco una su quattro sarebbe dovuta essere stata una vittima nell'ultimo anno. Invece delle persone conosco, nessuna è stata vittima di questo tipo di furto.

Ah, dimenticavo, il rapporto è stato commissionato dalla Cpp: un'assicurazione.

ed è proprio la tipologia del committente che fa venire dubbio, guarda caso sempre allarmi che coivolgono i nostri risparmi, ma mai una notizia sulla loro tutela..

giovedì 13 gennaio 2011

Le applicazioni di iphone e android vi spiano scoprite quali

Se usate iPhone o uno smartphone con Android, sappiate che moltissime applicazioni sono delle vere e proprie spie, che inviano la vostra età, il sesso, la località e il numero di telefono ai proprietari dell’applicazione stessa o a società di advertising. Lo dimostra un’inchiesta del Wall Street Journal che ha analizzato 101 applicazioni per iPhone e Android.

Tra le applicazioni più ‘spione’ c’è Textplus 4, per i messaggi di testo su iPhone, che invia l’ID unico del telefono a ben otto compagnie pubblicitarie e a due di esse – cosa ancora più grave – il vostro CAP, la vostra età e il vostro sesso. Stesso discorso per l’applicazione musicale Pandora che invia i dati a diversi network di advertising. Se vi piace invece giocare a lanciare la carta straccia nel cestino con Paper Toss, sappiate allora che i vostri dati vengono mandati ad almeno cinque compagnie.

Malgrado Apple Inc. e Google obblighino le applicazioni a chiedere il consenso prima di ottenere le informazioni personali, il WSJ ha scoperto che queste regole possono essere aggirate. Il gioco per iPhone Pumpkin Maker, ad esempio, trasmette la località del telefono senza chiedere alcun permesso.

fonte : Hacker
republic
Il problema è tanto grave in quanto il telefono, a differenza del computer, è sempre con noi ed è quasi sempre acceso. Inoltre, con gli smartphone siamo molto più indifesi. Non possiamo scegliere di non essere tracciati, o disabilitare o cancellare i cookies come sui computer.

sabato 10 ottobre 2009

Italia : Tutti spiati per sette anni

www.tsmagazine.co.uk


Dal 2001 fino all'inizio del 2008. In italia : tutti i nostri dati su Internet schedati quali messaggi di posta elettronica, chat, chiavi d'accesso – comprese quelle del conto in banca. Ma non solo. Anche le navigazioni, tutti le cronologie dei siti visitati, persino le ricerche sui motori di ricerca. I maggiori gestori telefonici italiani, Telecom, Vodafone, H3G, Wind, dal 2001 e al 2008 hanno conservato in archivi digitali i dati di tutti gli italiani che utilizzano Internet. E' stato V.Zambardino su Repubblica.it a darne notizia riportando le dichiarzioni di C.Commella dirigente dell’autorità : “Il pretesto - le parole del dirigente - era che bisognava tenersi pronti per rispondere alle richieste dell'autorità giudiziaria. Ma raccogliere dati personali in quel modo e con quella rozzezza espone gli stessi investigatori ad errori e valutazioni sbagliate”.

Questa incredibile schedatura è terminata il 24 gennaio 2008 con un provvedimento del Garante della Riservatezza F.Pizzetti. Ma la notizia è venuta fuori solo ieri, in un seminario a Roma presso la sede dell'autorità alla quale presenziavano anche Pizzeti e S.Rodotà, l'ex presidente dell'autorità. L'ingegnere Commella ha aggiunto: “Non mi spiego perché il nostro provvedimento del 2008 che mise fine a quella situazione fu sostanzialmente ignorato dai giornali”.
Ed effettivamente si trovano numerosi lanci di agenzia del periodo.
Ma rimangono vari dubbi e un interrogativo fondamentale: le informazioni sono state distrutte? Il funzionario dice “che non ha motivo di ritenere che non lo siano state”.
Una risposta non sufficiente. Aspettiamo dei chiarimenti ufficiali dal Garante per la Riservatezza.
da Il Fatto Quotidiano n°14 dell'8 ottobre 2009

tsmagazine : saputo il fatto.. noi abbiamo cambiato gestore ( provider), il panorama dei providers è variegato, con molte aziende anche straniere che possono garantire qualità e SERIETA'

mercoledì 23 settembre 2009

Garante per la Riservatezza: illecito monitorare attività web di un dipendente

www.tsmagazine.co.uk
Il Garante della Privacy ha ribadito in un recente provvedimento che è illecito, per i datori di lavoro,monitorare in modo sistematico la navigazione in internet dei propri dipendenti, e controllare siti e pagine web da essi consultati.
Il richiamo si inserisce nell’ambito di una vicenda particolare: una società italiana aveva installato un software in grado di memorizzare in chiaro le pagine visitate, e lo aveva utilizzato per monitorare per 9 mesi l’attività di un lavoratore in particolare.
Il Garante ha segnalato questo comportamento all’autorità giudiziaria: la pratica viola lo Statuto dei lavoratori, che vieta l'impiego di apparecchiature per il controllo a distanza dell'attività dei dipendenti.
In base alle Linee guida fissate dall'Autorità i datori di lavoro possono procedere a eventuali controlli, che devono però essere effettuati in modo graduale e attraverso verifiche di reparto, d'ufficio, di gruppo di lavoro prima di passare a controlli individuali; tali controlli devono inoltre essere motivati da ''esigenze organizzative e produttive''.

impresacity.it©

lunedì 14 settembre 2009

Trieste : scoperta ennesima truffa agli utenti dei bancomat

Trieste, 14 set. -
Nel corso di un'operazione congiunta, la squadra mobile e i carabinieri del nucleo operativo della Compagnia di Trieste di via Hermet, hanno arrestato due coniugi ungheresi, G. G. di 54 anni, e G. G. di 50 anni, mentre mettevano a segno un colpo allo sportello bancomat di una agenzia della Cassa di Risparmio del F-Venezia Giulia. I coniugi sono considerati veri e propri professionisti del furto presso gli sportelli bancomat.
Secondo la ricostruzione fornita dalla Questura di Trieste, nel pomeriggio di venerdi' scorso la coppia aveva applicato una barretta in metallo (fedele riproduzione di quella esistente), dotata di nastro biadesivo, in corrispondenza della fessura di erogazione del denaro dello sportello bancomat, impedendo cosi' il prelievo delle banconote gia' emesse, per un importo digitato di 500 euri, all'ignaro titolare dell'operazione. Appena la vittima, che ipotizzava un malfunzionamento del bancomat, si e' allontanata la coppia ha rimosso la barretta metallica appropriandosi delle banconote rimaste attaccate al nastro adesivo, ma l'intervento tempestivo di carabinieri e polizia ha portato all'arresto della coppia e alla restituzione del denaro al derubato.
I due magiari sono ritenuti anche gli autori di vari furti e tentati furti aggravati, commessi negli ultimi mesi ai danni di sportelli bancomat di istituti di credito a Trieste. Nel corso di successive perquisizioni, le forze dell'ordine hanno sequestrato materiale utilizzato dai coniugi per compiere i furti.

Gli ungheresi di solito agivano nei fine settimana, durante la chiusura degli istituti di credito, e soggiornavano in alberghi della citta', pronti a rientrare all'inizio della settimana nel loro paese con il bottino. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore sono tuttora in corso e sono previsti a breve ulteriori sviluppi.
Adnkronos©

giovedì 19 febbraio 2009

Testamento biologico

Sabato 21 febbraio a Roma la manifestazione "Sì alla vita, no alla tortura di Stato".

Testamento biologico, Englaro attacca: "La legge allo studio è una barbarie".

Il padre di Eluana: "Norma assurda e incostituzionale". Gasparri-Quagliariello: vuole l'eutanasia

Sabato a Roma la manifestazione Sì alla vita, no alla tortura di Stato"
Testamento biologico, Englaro attacca: "La legge allo studio è una barbarie"
Il padre di Eluana: "Norma assurda e incostituzionale".
Dicono il capogruppo e vicecapogruppo vicario del PdL al Senato: vuole l'eutanasia.
Dopo la morte della figlia Eluana, Beppino Englaro è determinato a continuare la sua battaglia: "La legge sul testamento biologico che il parlamento si appresta ad approvare è una vera e propria barbarie" ha detto in un intervento su Micromega. "Una legge assurda e incostituzionale - ha aggiunto Englaro - contro la quale è assolutamente necessario che i cittadini facciano sentire la propria voce e scendano in piazza a manifestare".

MANIFESTAZIONE - Beppino Englaro ha aderito alla manifestazione "Sì alla vita, no alla tortura di Stato", prevista a Roma sabato 21 febbraio in piazza Farnese. Beppino Englaro parteciperà alla manifestazione attraverso un collegamento telefonico perché «i cittadini, che hanno le idee molto più chiare dei nostri parlamentari, devono tutelare i propri diritti fondamentali che questa legge mette in discussione preparando il terreno per un vero e proprio Stato etico". Se la legge in discussione in parlamento dovesse essere approvata, Englaro si augura una rapida abrogazione da parte della Corte costituzionale oppure quella del referendum sarà una via obbligata, vista quella che definisce la "manifesta anticostituzionalità" di una legge che nega le libertà fondamentali dei cittadinì. «La decisione sulla propria vita deve essere affidata a chi la vive» ha concluso Beppino Englaro.

GASPARRI-QUAGLIARIELLO - Immediata la replica ad Englaro da parte della Maggioranza. "Rattristano le parole di Beppino Englaro, che ha definito una barbarie il disegno di legge sul testamento biologico ancora in discussione al Senato e ha così offeso gratuitamente il Parlamento" si legge in una nota congiunta dei capogruppo e vicecapogruppo vicario del PdL al Senato. "Anche perchè - continua la nota - il ddl Calabrò ha raccolto fino ad ora consensi e aperture di credito che vanno ben oltre la maggioranza che sostiene il governo. Un dramma personale, come certamente è stato quello di Eluana Englaro, non può essere usato per coprire un disegno politico. L'impressione, invece - concludono - è che il polverone che si sta sollevando contro il disegno di legge serva ad impedire un dibattito sui contenuti nella chiarezza delle rispettive posizioni, per non dire apertamente cos'è che si vuole in realtà: l'introduzione dell'eutanasia nel nostro Paese".

fonte : corsera

Testamento biologico

Sabato a Roma la manifestazione Sì alla vita, no alla tortura di Stato".

Testamento biologico, Englaro attacca: «La legge allo studio è una barbarie».

Il padre di Eluana: «Norma assurda e incostituzionale». Gasparri-Quagliariello: vuole l'eutanasia

Sabato a Roma la manifestazione Sì alla vita, no alla tortura di Stato"
Testamento biologico, Englaro attacca: «La legge allo studio è una barbarie»
Il padre di Eluana: «Norma assurda e incostituzionale». Gasparri-Quagliariello: vuole l'eutanasia
Dopo la morte della figlia Eluana, Beppino Englaro è determinato a continuare la sua battaglia: «La legge sul testamento biologico che il parlamento si appresta ad approvare è una vera e propria barbarie» ha detto in un intervento su Micromega. «Una legge assurda e incostituzionale - ha aggiunto Englaro - contro la quale è assolutamente necessario che i cittadini facciano sentire la propria voce e scendano in piazza a manifestare».

MANIFESTAZIONE - Beppino Englaro ha aderito alla manifestazione "Sì alla vita, no alla tortura di Stato", prevista a Roma sabato 21 febbraio in piazza Farnese. Beppino Englaro parteciperà alla manifestazione attraverso un collegamento telefonico perché «i cittadini, che hanno le idee molto più chiare dei nostri parlamentari, devono tutelare i propri diritti fondamentali che questa legge mette in discussione preparando il terreno per un vero e proprio Stato etico». Se la legge in discussione in parlamento dovesse essere approvata, Englaro si augura una rapida abrogazione da parte della Corte costituzionale oppure quella del referendum sarà una via obbligata, vista quella che definisce la "manifesta anticostituzionalità" di una legge che nega le libertà fondamentali dei cittadinì. «La decisione sulla propria vita deve essere affidata a chi la vive» ha concluso Beppino Englaro.

GASPARRI-QUAGLIARIELLO - Immediata la replica ad Englaro da parte del Pdl. «Rattristano le parole di Beppino Englaro, che ha definito una barbarie il disegno di legge sul testamento biologico ancora in discussione al Senato e ha così offeso gratuitamente il Parlamento» si legge in una nota congiunta Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, capogruppo e vicecapogruppo vicario del PdL al Senato. «Anche perchè - continua la nota - il ddl Calabrò ha raccolto fino ad ora consensi e aperture di credito che vanno ben oltre la maggioranza che sostiene il governo. Un dramma personale, come certamente è stato quello di Eluana Englaro, non può essere usato per coprire un disegno politico. L'impressione, invece - concludono Gasparri e Quagliariello - è che il polverone che si sta sollevando contro il disegno di legge serva ad impedire un dibattito sui contenuti nella chiarezza delle rispettive posizioni, per non dire apertamente cos'è che si vuole in realtà: l'introduzione dell'eutanasia nel nostro Paese».

venerdì 6 febbraio 2009

Sicurezza / riservatezza internet

Il Moige, Movimento Italiano Genitori, ha presentato i risultati dell’indagine condotta da SWG in occasione del lancio della campagna informativa “Non cadere nella rete! Cyberbullismo e altri pericoli del web”. La campagna realizzata con il contributo di Symantec, la collaborazione della Polizia delle Comunicazioni – Ministero dell’Interno e il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico, si rivolge a genitori, docenti e alunni della scuola media inferiore con l’obiettivo di diffondere una maggiore consapevolezza su un uso corretto di Internet.

La ricerca condotta da SWG ha confermato che il web è un mezzo sempre più utilizzato dai minori sia a casa sia a scuola. Diventa quindi uno strumento importante non solo per informarsi, studiare o effettuare download di file, ma anche per condividere e socializzare in modo semplice e immediato. Mentre in passato era l’email il mezzo di comunicazione più diffuso, oggi sta sempre più cedendo il posto a sistemi che consentono di comunicare con gli amici in tempo reale. Il 44% dei ragazzi è solito mandare messaggi di posta elettronica, contro il 63% che preferisce chattare tramite Instant Messaging.



Se da una parte cambia il modo di utilizzare il Web da parte dei minori, dall’altra aumentano i timori di genitori e insegnanti collegati ai rischi che possono correre i ragazzi che navigano in rete. Il 64% dei genitori, infatti, dichiara di controllare le attività che il figlio svolge online, anche se solo il 19% afferma di affiancarlo durante la navigazione. I rischi che li preoccupano sono principalmente relativi alla possibilità che i propri figli possano imbattersi in siti con contenuti inadatti, timore ammesso dall’83% dei rispondenti, che possano essere contattati da malintenzionati o pedofili (55%) o che il pc domestico possa essere infettato da virus informatici (36%). Il 34% dei genitori ha dichiarato di temere che usare troppo Internet possa portare a una perdita di contatto con la realtà o che rubi troppo tempo ad altre attività (24%).

La paura dei pedofili online, purtroppo, non è infondata. Secondo i dati della Polizia delle Comunicazioni, dal 1997 ad oggi si contano 238 arresti, 4.465 persone sono state denunciate e sono state effettuate 3.978 perquisizioni. Inoltre, la Polizia italiana tiene costantemente monitorati 293.204 siti, ha contribuito alla chiusura di 177 siti in Italia e ha segnalato 10.977 siti all’estero.

Per proteggere i propri figli dai rischi di Internet, il sistema più diffuso sembra essere il dialogo: il 97% dei genitori e il 95% degli insegnanti ha dichiarato di aver dato dei consigli ai ragazzi su come usare correttamente la rete. Nonostante la preoccupazione sia diffusa, il 41% dei genitori dichiara di non aver dotato il pc domestico di un sistema di sicurezza con filtri di controllo parentale, che consentono di verificare e monitorare l’accesso a siti e pagine non adeguate ai minori.

In risposta ai dati emersi e alla evidente necessità di aumentare la conoscenza delle potenzialità e dei rischi della Rete e offrire informazioni semplici ed efficaci per l’utilizzo corretto e sicuro di Internet, prende il via domani la campagna informativa “Non cadere nella rete! Cyberbullismo e altri pericoli del web”.

Di durata biennale, la campagna itinerante coinvolgerà, nel suo primo anno un totale di 28 scuole medie inferiori di tutta Italia e migliaia di studenti, insieme a genitori e insegnanti

sabato 2 febbraio 2008

riservatezza nel web

Aumentano i rischi per i dati personali su internet, soprattutto per i giovani. Lo ha detto il garante per la privacy, Pizzetti.
Parlando alla Conferenza mondiale dei Garanti, a Montreal, Pizzetti ha espresso le sue preoccupazioni per la scarsa attenzione dimostrata dai giovani riguardo alla protezione della loro privacy, 'tanto piu' in una societa' che, da reale, e' gia' diventata una societa' smaterializzata, fatta di dati'.
ansa©