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domenica 18 agosto 2013

Le pietre sonore

Che cosa regalare a chi ha già tutto... O a chi non ha bisogno di niente? O a un musicista, un artista, o a chi deve arredare una casa -o magari un intero giardino?
Le Pietre Sonore di Pinuccio Sciola sono qualcosa di più di una scultura e qualcosa di più di un "semplice" strumento musicale: nelle Pietre Sonore sono racchiuse da milioni di anni, pronte a sprigionarsi al tocco della mano, le melodie ancestrali della Terra: i suoni liquidi del calcare, nato nelle profondità degli oceani, e quelli aspri delle trachiti, dei porfidi, dei graniti nati dal cuore stesso della Madre Terra.


Per farsi un'idea di chi è Pinuccio Sciola basta fare un giro per il suo paese, San Sperate, piccolo borgo agricolo a pochi chilometri da Cagliari conosciuto in tutto il mondo come "paese-museo" grazie ad una tradizione ormai quarantennale di muralismo artistico e popolare ma soprattutto grazie a Pinuccio, il suo cittadino più illustre che inventò il concetto stesso di "paese-museo" ormai quarantadue anni fa.
Le sculture sparpagliate per il paese, il parco-atelier e la casa-laboratorio di Pinuccio, sempre aperta ai visitatori, fanno di San Sperate uno dei luoghi dell'anima della Sardegna di oggi: e fra le opere di Sciola, artista dalla carriera lunga ed eclettica, le Pietre Sonore sono quelle che più catturano l'immaginazione, e l'ammirazione.

 

Le PIETRE SONORE dello scultore Sardo PINUCCIO SCIOLA

Che cosa regalare a chi ha già tutto... O a chi non ha bisogno di niente? O a un musicista, un artista, o a chi deve arredare una casa -o magari un intero giardino?
Le Pietre Sonore di Pinuccio Sciola sono qualcosa di più di una scultura e qualcosa di più di un "semplice" strumento musicale: nelle Pietre Sonore sono racchiuse da milioni di anni, pronte a sprigionarsi al tocco della mano, le melodie ancestrali della Terra: i suoni liquidi del calcare, nato nelle profondità degli oceani, e quelli aspri delle trachiti, dei porfidi, dei graniti nati dal cuore stesso della Madre Terra.

Pinuccio Sciola


Pinuccio Sciola
Per farsi un'idea di chi è Pinuccio Sciola basta fare un giro per il suo paese, San Sperate, piccolo borgo agricolo a pochi chilometri da Cagliari conosciuto in tutto il mondo come "paese-museo" grazie ad una tradizione ormai quarantennale di muralismo artistico e popolare ma soprattutto grazie a Pinuccio, il suo cittadino più illustre che inventò il concetto stesso di "paese-museo" ormai quarantadue anni fa.
Le sculture sparpagliate per il paese, il parco-atelier e la casa-laboratorio di Pinuccio, sempre aperta ai visitatori, fanno di San Sperate uno dei luoghi dell'anima della Sardegna di oggi: e fra le opere di Sciola, artista dalla carriera lunga ed eclettica (vedi la sua biografia su Wikipedia) le Pietre Sonore sono quelle che più catturano l'immaginazione, e l'ammirazione.

Le Pietre Sonore


La scultura per l'Auditorium
Le Pietre Sonore sono uno stimolo per almeno tre sensi: la vista innanzitutto, catturata dai giochi di luce resi possibili dal reticolo di tagli inferti alla pietra per catturarne le qualità sonore, e poi insieme il tatto, attirato dalle superfici scabre e assolutamente "naturali" delle sculture (che in molti casi conservano i licheni e i muschi che per decenni avevano abitato la pietra nella sua sede naturale) e l'udito: ad ogni sfioramento, ad ogni leggerissima percussione le Pietre Sonore reagiscono come un vero strumento musicale, dando vita a sonorità dal fascino misterioso ed inimitabile. Per farsene un'idea basta ascoltare la registrazione che accompagna questa pagina del sito di San Sperate (dove troverete altre immagini delle sculture che popolano il paese e l'atelier di Pinuccio) o dare un'occhiata a questo breve video in cui è lo stesso Pinuccio a suonare una delle sue sculture. Altre foto, e un altro breve video, si trovano qui.
Dal 1996 Pinuccio Sciola ha esposto in vari Paesi del mondo le sue Pietre Sonore che in qualche caso, come al Parco delle Rose di Bologna, rimarranno per sempre in dono alla città ospitante. A Roma si può ammirare una scultura di Sciola nel giardino del nuovo Auditorium di Renzo Piano, alle spalle dell'Info Point del Teatro.

 
Pietra Sonora e 'Semi della Pace' 
Le Pietre Sonore hanno anche conquistato la pianista Rita Marcotulli, che ha prima costruito intorno a Pinuccio Sciola e alle Pietre Sonore, da lui stesso suonate, il progetto musicale Elements: il suono delle pietre che ha coinvolto artisti di livello internazionale (Andy Sheppard al sax, Paolo Fresu alla tromba, Marilyn Mazur e Benita Hostrop alle percussioni, Silvia Alunni al piano e Roberto Masotti alle immagini video) e poi le ha campionate e suonate lei stessa fin dal 2006.

opere di Pinuccio Sciola


 
I "semi della Pace"

Sorvola con il mouse per ingrandire


Potrai scegliere fra
le Pietre Sonore, i "Semi della Pace", le "Targhe"e soprattutto toccare con mano (o con una bacchetta...) le Pietre Sonore e creare in prima persona le loro arcane, affascinanti melodie.

Nel frattempo, in attesa di apprezzare il suono della pietra, ingrandisci queste foto per osservare gli splendidi giochi di luce e la storia stessa scritta su queste pietre (le "chiazze" biancastre che ornano la superficie della scultura di basalto, nella foto qui sopra a destra , sono licheni... e sono vivi!)



fonte

sabato 17 marzo 2012

Riflessioni sul fiorentino Dante Alighieri

''Dante ha sempre scatenato grandi passioni anche perche' lui stesso era un uomo di grandi passioni. Il testo di Dante che e' onnicomprensivo di tutta la cultura del Medioevo e contiene percio' anche elementi datati, ma dal contenuto eterno.
Io capisco certe reazioni ma sono le stesse reazioni che possono esserci a volte di fronte al Magistero della Chiesa''. Cosi' il presidente della Commissione di Arte Sacra della diocesi di Roma e compositore che ha musicato la Divina Commedia, commenta alla Radio la richiesta del gruppo 'Gherush92' di bandire l'opera del sommo poeta dalle scuole perche' ritenuta razzista.

''Non c'e' intolleranza nella Divina Commedia. Basti considerare che Dante, in pieno periodo di crociate, mette il Saladino tra gli spiriti magni del Limbo oppure grandi autori come Avicenna o filosofi del mondo arabo non nell'Inferno ma proprio in quel Limbo insieme ad altri uomini
dell'Occidente.

Io credo che Alighieri davvero - sottolinea il Ravasi - e' un nodo di pregio che unisce le culture. Perche' in lui poesia, cultura, storia e umanita', nel senso piu' alto del termine, si incontrano''. 'Credo che chi vorrebbe bandirlo - prosegue - non conosca davvero Dante e non
abbia letto davvero il poema. In modo strumentale e con un po' di superficialita' si colpisce la cultura nei suoi aspetti cosi' sublimi, come e' il caso di Dante. E' facile accusare di omofobia Dante ma bisognerebbe allora accusare di omofobia l'intera cultura dell'Occidente. E' interessante peraltro constatare con quanta attenzione umana Dante guarda alle anime del Purgatorio o ai dannati. E quanta compassione esprime nei confronti di grandi peccatori. L'incontro con loro lo porta davvero alla commozione. Non e' dunque pensabile usare dei criteri contemporanei di fronte al mondo medievale''.

fonte : asca.it

sabato 6 novembre 2010

Marocco,identità e alterità' a festival del cinema dei popoli

Marocco Rabat, 'Identita' e alterita'' e' lo slogan della VII edizione del Festival 'Cinema dei popoli', che si svolgera' dall'11 al 14 novembre a Imouzzer Kandar, una localita' della catena montuosa dell'Atlante a oltre 1.300 metri sul livello del mare. Saranno proiettate pellicole di registi del Marocco, di altri Paesi maghrebini ed europei, tutti aventi per tema il dialogo tra le civilta' e il rispetto dei diritti dell'uomo. A margine del festival si svolgera' un dibattito su 'L'Autenticita' nei rapporti interculturali', con la partecipazione di cineasti e intellettuali delle due sponde del Mediterraneo.

mercoledì 6 ottobre 2010

Regno unito : il druidismo riconosciuto ufficialmente come religione

La ricorrenza del Samhain, 31 ott - 01 nov, si avvicina, i neo-pagani hanno un ulteriore motivo per festeggiare : il Druidismo, antichissimo culto celtico che riconosce la divinità della e nella Natura, ha ottenuto il riconoscimento ufficiale di religione in Gran Bretagna. E' una forma di neo-paganesimo simile alla Wicca, al Vodoo e allo Sciamanesimo.
Sorprenderà, ma già da tempo, il Driudismo negli Stati uniti aveva ottenuto delle esenzioni fiscali riconosciute ai culti.
Sono solo 350 gli appartenenti alla "rete druidica" nel Regno unito e alla BBC assicurano che l'"avanzamento" a ufficiale religione non ha alcuno scopo secondario o speculativo. Assicurano e insistono, di non essere una religione come inteso nella società occidentale e moderna, non ci sono dei dogmi precisi e invalicabili, le loro divinità sono associate alla Natura, al Sole, alla Luna e ad altre Forze.

Marty Laubach :"Si tende spesso a demonizzare gli appartenenti al neo-paganesimo".

" E' profondamente errato associare i neo-pagani a qualsivoglia culto satanico o a gente che si riunisce per ballare nei boschi, senza, volutamente distinguere bene le due cose " dice invece Douglas E. Cowan, professore di Scienze della religione presso la University of Waterloo in Ontario in Canada e dice "i neo-pagani NON adorano alcun entità maligna, essendo queste, prodotto esclusivo delle religioni monoteiste quali Cristianesimo, Ebraismo o Islam "

L' American Religious Identification Survey 2008 , rende noto che da tempo i gruppi neo-pagani stanno crescendo negli Stati uniti. Chissà, il prossimo passo saranno: scuole Druidiche, ospedali Druidici, e chissà, un Druid center di lavoro nei pressi di Ground Zero a Nuova York.

traduzione in italiano da tsm


As that well-known Pagan festival of Samhain approaches, Druids have something else to celebrate.

Druidry, an ancient Celtic belief that worships deities who take their forms in nature, has been given the official status of a ‘religion' in Britain. It is a form of neo-paganism, along with Wicca, Voodoo and Shamanism. Surprisingly enough the belief system is already provided with tax-exempt religious group status in the US.

The Druid Network in Britain, which has only 350 members, sought charitable status for “the advancement of religion for public benefit and no other purpose,” reported the BBC. They insisted theirs was no ordinary religion, claiming that it has no asserted dogma, and explaining that members associate their gods with the moon, fertility, rain, love and other forces.

“We often tend to be demonized,” said Marty Laubach, a member of the neo-pagan movement. He went on to suggest that the British decision would help to legitimize the religion. Many people look at satanic worshipers and neo-pagans “as a bunch of people dancing in the forest” without realizing the difference between the two, said Douglas E. Cowan, Professor of Religious Studies at the University of Waterloo in Ontario, Canada. Neo-pagans seek to communicate with spirits, but witchcraft is not satanic because its believers don't recognize the Satan of Christianity, Judaism or Islam.

According to the 2008 American Religious Identification Survey, neo-pagan groups are growing in the United States. So, who knows what will come next: Druid Schools, Druid hospitals, maybe even a Druid center of worship near Ground Zero.


fonte : http://newsfeed.time.com/2010/10/04/britain-recognizes-druidry-as-religion

mercoledì 31 marzo 2010

Il mistero di quella pioggia rossa E se arrivasse da mondi lontani?

www.tsmagazine.co.uk -


E' caduta a Kerala, in India, nel 2001 e qualche settimana fa
Nei suoi globuli non c'è il Dna. E spunta l'ipotesi extraterrestre

"Non abbiamo mai visto nulla del genere prima d'ora"
Ha il sapore della fantascienza lo strano fenomeno che si verificò nel luglio del 2001 a Kerala, in India e che si è ripetuto poche settimane or sono. E come tutte le storie strane il suo inizio passa quasi inosservato ai più. Cinque anni fa, per vari giorni, sulla città indiana era piovuto rosso. La gente era abituata a qualcosa del genere, quando le tante tempeste di sabbia che giungono dal nord si mescolano alle piogge locali. Ma a Godfrey Louis, fisico della Mahatma Gandhi University, quel fenomeno apparve molto strano. Non era come tutte le altre piogge frammiste a sabbia. E così raccolse alcuni campioni del materiale caduto ed iniziò uno studio che non è ancora terminato, ma che una parte dei risultati è apparsa sull'autorevole Astrophysics and Space Science, una rivista specializzata in astronomia e astrofisica. Negli ultimi mesi le ricerche vengono condotte anche dalla Corbell University (Usa) e dalla Sheffield University (Gran Bretagna).

Il mistero risiede nei globuli rossastri che compongono la pioggia. Essi hanno un diametro di circa 10 micron, poco più grandi di un globulo rosso che è di 7 micron. Louis sostiene di aver osservato 15 piccole cellule fuoriuscire da una cellula madre dando origine ad un chiaro processo di moltiplicazione. Ma questo fenomeno, per quanto avviene negli organismi terrestri, necessita della presenza di Dna. E qui sta il mistero o se si vuole il problema da risolvere. Louis infatti, non è riuscito a trovare il Dna. Per questo ha inviato il materiale ad altre università più attrezzate in questo tipo di ricerca. Spiega Chandra Wickramasinghe, della Cardiff University, che sta studiando il materiale di Kerala: "Non abbiamo mai visto nulla del genere prima d'ora. Non ci sono dubbi che questi globuli sono composti da idrogeno, silicio, ossigeno, carbonio e alluminio. Possiedono pareti molto spesse così che è difficile entrarvi o estrarre il materiale che vi è all'interno. Le analisi che abbiamo eseguito con il Dapi (la sostanza utilizzata dai biologi per mettere in luce la presenza di Dna all'interno delle cellule viventi) ha dato risultati contrastanti".
Nonostante le ricerche fin qui condotte, non si riesce a capire cosa produca il colore rosso ai globuli in questione. I ricercatori vorrebbero rompere le pareti delle cellule per studiare ciò che vi è all'interno, ma l'operazione risulta estremamente complessa perché le pareti sono molto spesse e risulta difficile romperle senza disperdere il contenuto. "Forse - ostiene Louis- le pareti spesse servono a quegli organismi per sopravvivere nello spazio, al di fuori dell'atmosfera terrestre".

Il ricercatore indiano infatti, ipotizza che la pioggia rossa sia composta da organismi di origine extraterrestre giunti fin sulla Terra. Spiega Louis: "La caduta di materiale extraterrestre sulla Terra può essere spiegato se si ipotizza che all'origine della pioggia vi sia stata una piccola cometa che si è scontrata con il nostro pianeta, i cui frammenti sono precipitati nell'atmosfera terrestre proprio sopra Kerala". A sostegno di questa ipotesi vi è il fatto che poco prima della pioggia rossa del 2001 vennero udite delle esplosioni del tutto simili a quelle che producono le meteoriti quando esplodono nell'atmosfera. Se l'ipotesi dovesse trovare conferma, secondo Louis, il corpo cometario che incrociò la Terra avrebbe dovuto possedere al suo interno almeno 50.000 chilogrammi di tale materiale. Alcune settimane or sono la pioggia rossa è tornata su Kerala.

La ripetizione del fenomeno è spiegabile con l'ipotesi extraterrestre? "Si - ostiene Louis- perché è possibile che dopo 5 anni la Terra sia entrata nell'orbita della cometa che impattò con il nostro pianeta nel 2001". Un po' quel che succede quando in agosto si hanno le stelle cadenti. Ma possibile che la pioggia cada solo su Kerala? "Sono abbastanza sicuro che essa sia caduta anche da altre parti, ma nessuno ci ha fatto caso", continua il ricercatore.

Cosa pensano altri scienziati sull'ipotesi extraterrestre della pioggia rossa? Secondo David Lloyd, direttore della Cardiff University, i "globuli rossi" potrebbe essere una forma di vita ancora in parte sconosciuta, ma del tutto terrestre che si è sviluppata nelle nubi sopra Kerala. Ma possibile che sia caduta solo nel 2001 e nel 2006? "A questo non so rispondere", replica Lloyd. Conclude Louis: "Il primo ad essere scettico sull'ipotesi dell'ipotesi extraterrestre delle piogge rosse sono io stesso, tuttavia al momento rimane la spiegazione più semplice e ovvia e corroborata da un insieme di prove. Sarò il primo a ritrattarla, tuttavia, se qualcuno dimostrerà che quelle particelle hanno un'altra origine". La sfida, per trovare la soluzione ad uno dei più affascinanti e misteriosi fenomeni degli ultimi anni, è lanciata.

fonte : repubblica
http://www.repubblica.it/2006/09/sezioni/scienza_e_tecnologia/spazio-pezzi/spazio-pezzi/spazio-pezzi.html

martedì 10 novembre 2009

1989 - 2009 20 anni dopo il muro di Berlin

www.tsmagazine.co.uk - - -

Andreas Dresen e Ingo Schulze sono per la loro storia e spirito di osservazione due punti di riferimento nel mondo degli intellettuali della Germania riunificata
Andreas Dresen e Ingo Schulze sono per la loro storia e spirito di osservazione due punti di riferimento nel mondo degli intellettuali della Germania riunificata. Entrambi nati nell'ex Repubblica Democratica Tedesca, sfioravano i trent'anni nel 1989. Tanto Dresen nei suoi film, quanto Schulze nei suoi romanzi, pennellano, senza ricorrere mai a trucchi, la vita dei loro personaggi nella quotidianità che scorre lenta.

Ho incontrato il regista e il romanziere in giorni e luoghi diversi: il primo a Potsdam, in SchopenauerStrasse; il secondo a Berlino, al 207 di GreifwalderStrasse negli uffici della casa editrice Berlin Verlag. Ho immaginato una chiacchierata a tre, per conoscere il loro punto di vista sul passato della Ddr e quello sulla nuova Germania, senza i filtri e le sfumature dei loro personaggi.

L'appuntamento è a Potsdam alle otto di sera nel magnifico parco ai piedi del Palazzo di Sanssouci, la Versailles di Prussia, voluto da Federico il Grande. È una serata di quelle che solo gli sgoccioli di aprile riescono a regalarti. A queste latitudini, gli ultimi raggi solari irradiano ancora di una luce morbidissima i viali del parco. I lampioni si sono accesi da pochi minuti e le lampade ai vapori di sodio sono ancora gialle e fioche.
Il tavolo tondo è stato apparecchiato in cima alle scale nel giardino, davanti al grande salone delle feste. Una bottiglia "Cuvée Jérémy" Florimont del 1997, aspetta di essere bevuta. Andreas e Ingo prendono posto di fronte a me, rispettivamente a ore 10 e ore 2.

Partiamo dal nocciolo della questione: dopo vent'anni di vita comune possiamo dire Germania Riunificata, missione compiuta?
Andreas Dresen, (AD): Dipende dal punto di osservazione. Fino a dieci, quindici anni fa era ancora molto facile individuare, anche a Berlino, chi avesse avuto un passato nell'ex Repubblica Democratica Tedesca. Bastava scambiare due parole per capirlo. Oggi è impossibile distinguere le due entità. Ma questo discorso vale solo per Berlino e dintorni. Se fai un giro in città come Eisenhuttenstadt, Cottbus o anche Jena lì troverai ancora quelli che erano i tedeschi dell'est. Lo stesso discorso vale per quelli dell'ovest, se piombi in una birreria di qualche cittadina della Baviera. A me non interessa se sei un tedesco dell'ovest o dell'est, piuttosto mi preoccupa di capire che tipo di uomo mi trovo davanti.
Ingo Schulze, (IS): E sono in molti, quelli dell'est, a credere che non si possa parlare di Wiedervereinigung, di Riunificazione. Tecnicamente, si è trattato di una Beitritt, dell'adesione della Repubblica Democratica Tedesca a quella Federale. Che cosa vuol dire Riunificazione? Mescolanza, scambio tra le due parti. Non c'è stato nulla di tutto questo, anzi... Le differenze si sono rimarcate. Prima della caduta del Muro, tedeschi eravamo noi e tedeschi erano anche quelli della Germania Federale. Si è cominciata a fare distinzione tra i due popoli, paradossalmente, proprio dopo la Wende quando noi ci siamo accorti di essere diversi e abbiamo iniziato a riferirci a noi stessi come Ossi, "tedeschi dell'est".
AD: Ma d'altra parte, nessuno prima di quel 9 novembre pensava che avrebbe perso una parte della loro biografia, che la loro nazione, la Ddr, sarebbe scomparsa dalle cartine...

Ma come? Ricordo benissimo che ballavate davanti alla Porta di Brandeburgo cantando "Noi siamo un solo popolo!".
AD: Questo accadeva solo dopo, però... Durante le "Manifestazioni del lunedì", le Montagsdemonstrationen che ebbero inizio a Lipsia il 4 settembre per poi diffondersi in tutte le altre città, la gente gridava Wir sind das Volk, "Noi siamo il popolo". Le persone scesero in strada per chiedere più libertà e l'apertura dei confini, volevano poter acquistare le cose e i prodotti che vedevano nei film occidentali. Sottolineavano che in una democrazia è il popolo che deve avere il potere e non un'oligarchia di idioti chiusi in un palazzo.
IS: La scomparsa della Ddr non era nei pensieri di nessuno. Anche perché, preso al netto di quelle persone idiote che avevano isolato il popolo dal mondo occidentale, il sistema socialista aveva molti pregi: il sistema sanitario, l'educazione, i trasporti - che per il settanta percento si sviluppava su rotaia. Il diritto al lavoro era qualcosa di concreto e non un'astrazione come lo è oggi nel sistema occidentale. E che dire, poi, del diritto di famiglia: nella Repubblica Federale il divorzio è stato inquadrato nella legislazione solo nel 1976. I miei genitori si separarono molti anni prima e ancora oggi mia madre mi dice di essere stata fortuna a trovarsi nella Ddr, altrimenti avrebbe dovuto sopportare mio padre per molti anni ancora.

D'accordo, ma tutte queste cose bilanciavano la mancanza di libertà?
IS: Non fraintendermi. Non sto dicendo che la Ddr fosse il sistema perfetto. Siamo tutti d'accordo nel dire che quel sistema si basava su una dittatura liberticida e nessuno vuole tornare indietro. Mettiamola così: non ritengo una grave perdita lo sgretolamento del blocco orientale, ma è quanto meno criticabile la scelta dell'Occidente di voler cancellare tutto quello che fosse della Ddr, anche le cose buone. Non esiste uguaglianza se non c'è giustizia sociale e non c'è dignità per un uomo che non sia posto nelle condizioni di poter lavorare. Sai a quanto ammonta il sussidio che il governo passa ai disoccupati? Quattro euro e venticinque centesimi al giorno. Ora, se prendi il treno da Berlino centro alla periferia il biglietto ti costa due euro e dieci all'andata e altrettanti al ritorno. Ti rimangono cinque centesimi: ci compri la libertà? Possiamo dire che queste persone sono libere?

Direi di no, hai ragione.
IS: Era questo che intendevo: se le due parti si fossero incontrate a mezza strada, forse stasera qui parleremmo in maniera diversa. Ma, come dicevo prima, ci siamo trovati difronte a una assimilazione. Il grande che ha inglobato il piccolo.
AD: So che è brutto dirlo, ma è come se la Ddr fosse stata 'invasa' dalla Repubblica Federale.

Invasione o no... Ma non è quello che volevano i tedeschi della Ddr? Entrare nel sistema occidentale?
IS: Si, di quell'Occidente che vedevano in televisione. La verità è che il crollo del sistema socialista ha avuto degli effetti devastanti anche nel cosiddetto mondo libero: dopo il 1990 l'Occidente ha subito un brusco arresto nello sviluppo. In un attimo sono svaniti tutti i risultati guadagnati in duecento anni storia. Le lotte in Inghilterra, a Manchester, i valori che si riconoscevano nell'Illuminismo: tutto al vento. In nome della competività, le politiche sociali sono state sacrificate sull'altare del Capitale. Per rimanere in gara, i governi non possono che tagliare, tagliare e tagliare ancora. Cos'è la crisi economica di questi anni se non l'espressione più pura di questa competività folle? I politici ti parlano di libertà e democrazia per nascondere questi che sono i grandi problemi che dobbiamo affrontare. Questa finirà, è vero, passerà. Ma le crisi si susseguono. Appena ne esci fuori da una, puoi intravvederne subito un'altra all'orizzonte. Sembra che ci si sia dimenticati del fatto che esiste un'alternativa a questo sistema di vita.

Perché te la ridi, Andreas? Cos'è che ti diverte tanto?
AD: Me la rido perché quando l'anno scorso giungevano voci a mezza bocca su questa terribile crisi (che ne avrebbe scoperchiata un'altra più grande, che a sua volta ne conteneva una ancora peggiore), vedevi le persone precipitarsi in libreria a comprare Das Kapital, Il Capitale di Karl Marx: volevano capire cosa stava succedendo. Personalmente io, ma credo anche Ingo, già venticinque anni fa sapevo come sarebbe andata a finire. A scuola noi studiavamo l'economia marxista, non eravamo così naif come volevano farci apparire. Marx era un genio, è stato abilissimo nello spiegare come funzionasse il sistema capitalista e a individuarne tutte le falle: un'analisi perfetta. Peccato che non si sia cimentato in uno studio altrettanto enciclopedico sul possibile modello di sviluppo dell'economia socialista.

Ma ditemi, come immaginate le vostre vite all'interno di una Ddr sopravvissuta alle spallate della società tedesca e alla voglia di libertà?
IS: Scusa se rido alla tua domanda, non offenderti. Ma è come se mi avessi chiesto: "Ingo, cosa avresti fatto nella vita se fossi nato sulla Luna?". Non lo so... probabilmente avrei continuato a lavorare nel teatro, quello che facevo prima: piccole sceneggiature, monologhi. In effetti, io esisto come scrittore proprio dal 1990.

Già! E ora The New Yorker ti ha annoverato tra i migliori romanzieri del nostro tempo. E tu Andreas, come sarebbe stata la tua carriera?
AD: Avrei fatto comunque il regista. Nel 1990 mi sono diplomato alla Scuola di Cinema di Babelsberg e i miei film sarebbero stati prodotti dalla Defa, la casa di produzione statale.

Si, e immagino quanta libertà di espressione avresti avuto: il partito ti avrebbe precettato per qualche film di propaganda, la censura sarebbe stata il tuo più valido collaboratore e a quest'ora i premi ricevuti ai festival internazionali, Cannes incluso, sarebbero stati giusto un sogno.
AD: Questo è un vecchio cliché sulla Ddr e sull'intera produzione artistica e letteraria. Anche tu, vedo, sei vittima di questo stereotipo. Io cominciai la scuola nel 1986, quando alla direzione c'era Lothar Bisky: un personaggio straordinario. Era un uomo di partito, è vero, però era un riformatore. Portò all'interno della scuola i concetti di Glasnost e Perestroika. Ci spingeva a esprimerci liberamente e ha sempre protetto i suoi allievi e i suoi film. Nella scuola c'era un'atmosfera molto libera e rilassata. Attraverso le sue produzioni criticò diversi aspetti dell'apparato. Ad esempio, nel 1988 realizzò un documentario molto duro sulle forze armate della Ddr che non piacque, ovviamente, ai vertici militari. Nonostante mille opposizioni, riuscì comunque a imporne la pubblicazione. Non contesto che dalla Defa uscissero molti film di propaganda, ma altrettanti erano veri e propri capolavori. Molti registi, di comprovata onestà intellettuale, si sono visti stroncare la loro carriera dopo la caduta del Muro e non hanno più lavorato: all'Ovest, i film del nostro mondo non interessavano.

Sono stati discriminati dalle produzioni della Germania riunificata?
AD: Ma io non parlerei di discriminazione. Credo che nessuno volesse discriminarli. Si tratta di ignoranza: non conoscendo nulla del cinema della Ddr, i produttori non sono stati in grado di capire chi fosse davvero coinvolto nelle logiche di partito e soprattutto di capire i colori e le sfumature di quel tipo di cinema. I tedeschi della Ddr sono profondamente colti e abituati a leggere tra le righe: mentre nella Repubblica Federale si producevano in serie film sul passato della Germania, sulla guerra e sul regime nazista, prendendo a piene mani dalle produzioni holliwoodiane, nella Ddr, ma anche negli altri paesi dell'est si faceva un lavoro di introspezione sulla vita quotidiana. Ma posso capire che non a tutti interessava aprire una finestra su quella parte di mondo.

A te invece è andata meglio, no?
AD: Si. Devo ammettere di essere stato fortunato. Ho finito gli studi in una grande scuola di cinema e sono entrato nel mondo del lavoro nel 1990. Le produzioni della Germania dell'Ovest cercavano giovani direttori che non avessero avuto il tempo di "compromettersi" con il regime.

Ingo, nel tuo romanzo 'Vite Nuove' contestualizzi la storia nel 1990, l'anno del cambiamento. Riesci in una battuta a concretizzare la virata che c'è stata nell'ideologia e nel sistema economico?
IS: C'è un esempio che può rendere molto bene l'idea: prima del 1989 potevi liberamente criticare il tuo datore di lavoro, ma non potevi dire assolutamente nulla contro il partito; oggi puoi dire ogni sconcezza rivolta ai membri del governo, ma nulla contro il tuo capoufficio. A meno che non ti sia stancato del tuo lavoro.

Cosa non ha funzionato? Qual è la differenza con gli altri Paesi del ex blocco sovietico? Perché voi non avete raggiunto ancora l'obiettivo di essere un 'popolo solo', amalgamato?
IS: Semplicemente perché non ci siamo venuti incontro naturalmente: ci vuole tempo per assimilare un nuovo sistema di vita, per di più imposto.

E venti anni non sono bastati?
AD: No. Sono d'accordo con Ingo. Vuoi sapere qual'è la differenza con gli altri Paesi del blocco? Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca hanno potuto organizzarsi da soli e fare progressi giorno per giorno, insieme. Hanno potuto creare il loro 'nuovo sistema' senza ingerenze esterne. Ti faccio un rapido esempio: dall'oggi al domani, il sistema televisivo della Ddr è stato spento e si è passati a quello della Repubblica Federale. E sappiamo benissimo quanto la televisione sia un punto di riferimento importante per la gente. A Praga piuttosto che a Budapest, anche la tv ha subito un lungo e lento processo di maturazione-assimilazione.

Quindi la missione 'Germania Riunificata', continua?
IS: Si, continua. Ma c'è da modificare un parametro: fino a dieci anni fa bisognava risolvere solo la questione 'geografica'. Adesso c'è anche un altro muro da tirare giù: quello tra ricchi e poveri. È una sfida molto difficile da vincere perché la distanza rischia di diventare incolmabile.

Va bene... Allora finiamo il vino e diamoci appuntamento al 2019, per il trentennale. Vedremo a che punto siete e se avrete vinto la sfida.



Nicola Sessa

tratto dal mensile monografrico di settembre di PeaceReporter

sabato 29 agosto 2009

Origini dell' umanità : i media nascondo la realtà.

tsmagazine.co.uk
La storia della razza umana fa acqua da tutte le parti. I dubbi sono molti, le scoperte che vanno in contrasto con la teoria ufficiale, ancora di più.






Cosa accade, per esempio, se durante degli scavi vengono ritrovate impronte di scarpe o utensili "moderni" che però risalgono a milioni di anni fa? Secondo Philip Johnson, docente della Facoltà di Legge dell'Università della California, non succede nulla perché nessuno, o quasi, lo verrà a sapere a causa di ciò che lui definisce "il filtro delle conoscenze", l'unico vero "protettore" delle teorie ufficiali.

"I reperti dei primi esseri umani o dei loro attrezzi vengono accettati e riconosciuti solo se rientrano nei modelli ortodossi dell'evoluzione umana" afferma Johnson, che continua: "Certe scoperte scompaiono presto dalla stampa e nel giro di poche generazioni diventano invisibili, quasi non fossero mai avvenute".

Queste le sue dichiarazioni nell'introduzione al libro di Michael Cremo e Richard Thompson: 'Archeologia proibita, la storia segreta della razza umana' edito, per la prima edizione italiana, dal Gruppo Futura.
Il libro, rimasto un po' nell'ombra, presenta centinaia di scoperte occultate o cancellate dalla stampa in cui appare abbastanza evidente che l'essere umano è "vecchio" di milioni di anni.

Ma non solo: secondo lo scienziato Thompson e lo scrittore Michael Cremo, l'essere umano non è il frutto di un'evoluzione degli ominidi. Uomini e ominidi sarebbero due razze ben distinte che hanno sempre convissuto e che lo fanno ancor'oggi, nonostante non se ne parli praticamente da nessuna parte. Per capire di più, ci siamo rivolti direttamente a Michael Cremo, il qualche ha fornito delle risposte esaurienti alle nostre domande. A voi, il giudizio finale.

Nel libro "Forbidden Archeology", scritto insieme a Richard Thompson, vengono riportate molte scoperte (che pochi conoscono) che ribalterebbero la storia sulle origini della razza umana. A quanto risulta, infatti, l'essere umano potrebbe essere "vecchio" di milioni di anni. Anche i testi vedici riportano la storia delle razza umana in maniera diversa da come la conosciamo oggi. Secondo tali testi, infatti, esseri umani ed esseri scimmieschi sono sempre co-esistiti. Cosa ci può dire in proposito?

proposito?
"Secondo gli scienziati moderni, gli esseri umani come noi apparvero per la prima volta tra i 100.000 e i 200.000 anni fa, evolvendosi dalle creature primitive scimmiesche. Ma le antiche scritture sanscrite dell'India, come i Purana, o altre storie, raccontano che gli esseri umani come noi esistevano da molti milioni di anni, fin dal principio della vita sulla terra. Quando ne ho sentito parlare per la prima volta, mi sono chiesto se esistesse una qualche prova fisica che supportasse questa idea. Così con l'aiuto del mio collega Richard Thompson, ho cominciato a fare qualche ricerca. Quando ho consultato gli attuali libri di testo di archeologia, non ho trovato nessuna prova che sostenesse l'estrema antichità della razza umana. Ho trovato solo delle prove che supportavano la corrente teoria dell'evoluzione. Ma ho deciso di guardare oltre i libri di testo. Ho cominciato a studiare i rapporti scientifici originali redatti dagli archeologi e da altri scienziati della terra a partire dall'epoca di Darwin fino ad oggi. Quando l'ho fatto, sono rimasto sorpreso nel trovare numerosi rapporti di scoperte di ossa umane, impronte umane, e manufatti umani, vecchi di molti milioni di anni. Naturalmente ci sono anche prove delle varie specie di uomo-scimmia. Ma il quadro che emerge non è quello dell'evoluzione della specie umana dalle scimmie, ma della coesistenza degli esseri umani e di quelli scimmieschi".

Intervista :

Cosa ne pensa della teoria di Darwin?
"Penso che Darwin dica alcune cose giuste e alcune sbagliate. Per esempio, ha ragione quando sostiene che la terra ha una storia geologica molto lunga, si può risalire indietro di miliardi di anni. Su questo sono d'accordo. Penso che sia anche corretto dire che tutti gli esseri viventi hanno un antenato in comune. Ma sbagliava nell'individuazione di questo antenato comune. Pensava fosse la più semplice cosa vivente, un organismo unicellulare. Ma secondo i testi Vedici, l'antenato comune era un grande essere umano chiamato Brahma. Da Brahma venne colui che generò una popolazione, chiamato Prajapatis, e da loro arrivarono le varie piante, gli animali, e gli umani, tutto questo dal principio della storia della terra. Questi argomenti vengono trattati nel mio ultimo libro, Human Devolution: A Vedic Alternative to Darwin's Theory, recentemente pubblicato in italiano con il titolo Le origini segrete della razza umana".

Secondo lei come si è evoluta la razza umana? Se l'essere umano è davvero così "vecchio", perché solo negli ultimi anni è riuscito a progredire all'attuale livello?
"Prima di chiederci da dove arriva l'essere umano, dobbiamo rispondere alla domanda "che cos'è un essere umano?Oggi, molti scienziati credono che un essere umano, o qualsiasi altra cosa vivente, sia solo una combinazione di normali elementi materiali. Ma in realtà gli esseri umani sono fatti di tre cose: comune materia; un sottile elemento di materia mentale con alcuni poteri psichici eccezionali come la telepatia, la visione remota; e una coscienza che può esistere indipendentemente dal corpo materiale. La prova che la coscienza può esistere separatamente dal corpo materiale viene dagli studi medici sulle esperienze fuori dal corpo e sui ricordi di vite passate. Quindi noi siamo fatti di materia, mente e coscienza. Tra queste cose, la coscienza è l'elemento primario. Oggi, molti scienziati credono che sia la materia l'elemento più importante. Credono che quando la materia si combina in modo complesso con il cervello, abbiamo la mente e la coscienza. Ma solo temporaneamente. Quando la materia nel cervello è disorganizzata e porta alla morte, non c'è più né mente né coscienza. Secondo questo punto di vista, la materia è l'elemento primario. Ma io sostengo che sia la coscienza l'elemento più importante. La coscienza non è prodotta dalla combinazione di materia. Esiste sempre, separatamente dalla materia. Ma può essere temporaneamente coperta dalla materia e dalla mente, che io considero come un sottile tipo di materia. Quindi originariamente noi esistiamo come esseri di pura coscienza, in armonia con la sorgente di tutti gli esseri coscienti e con tutti gli altri esseri coscienti come noi. Se una coscienza diventa egoista, non può esistere a lungo in questa armonia, e scende al livello della materia. Al livello di materia, la coscienza ha bisogno di un mezzo attraverso il quale possa funzionare. Come se noi volessimo vivere sott'acqua, ci serve un mezzo, come un sottomarino o uno scafandro, nel quale possiamo funzionare. Il materiale corpo umano è un veicolo per la coscienza. Da dove arriva questo veicolo? Come gli altri veicoli, è stato progettato e costruito da esseri intelligenti. Esistono molti tipi di veicoli per le coscienze: pianta, animale, umano. Secondo il livello di coscienza, l'essere ottiene un certo tipo di veicolo o corpo. Tutti i vari tipi di veicoli o corpi sono sempre qui, ma una particolare coscienza, attraverso il processo della reincarnazione, può "evolversi" attraverso i differenti veicoli di piante e animali fino ad arrivare al veicolo umano. Quindi questo processo nel quale la coscienza è coperta dalla materia è quello che io chiamo involuzione. Come esseri coscienti, non ci evolviamo dalla materia, come molti scienziati credono. Al contrario, ci involviamo, o scendiamo, dalla pura coscienza. Così questo succede da molto tempo. Il corpo umano, il veicolo umano, esiste dall'inizio della vita sulla terra. Qualcuno potrebbe pensare che gli esseri umani hanno progredito fino ad un livello avanzato di civilizzazione solo in tempi recenti. Ma non è così. La civilizzazione umana è cresciuta e caduta molte volte sulla terra, nel corso ciclico del tempo. I testi Vedici parlano di civiltà esistenti nel passato che avevano aerei e navicelle spaziali chiamate vimanas. Parlano anche di missili chiamati brahmastras, che assomigliano ai nostri moderni missili nucleari. La popolazione di quei tempi così lontani riconosceva anche l'ora dai movimenti degli atomi".

Hanno origini differenti, secondo lei gli essere umani e quelli "scimmieschi"? Se sì, qual è la provenienza di uno e dell'altro?
"Il corpo umano e il corpo scimmia sono semplicemente due tipi di veicoli per la coscienza che lascia il livello di pura coscienza. Quindi c'è un'intelligenza superiore nel cosmo che progetta e costruisce questi veicoli. Una casa automobilistica può costruire vari tipi di automobili perché sa che persone diverse hanno bisogni diversi, diversi redditi e gusti diversi. Quindi secondo i bisogni, il reddito e i gusti del clienti, lui o lei possono avere una macchina su misura. Ma tutte le auto nel concessionario vengono dalla stessa casa automobilistica. Hanno tutte la stessa origine. Allo stesso modo, ci sono molti tipi di corpi materiali che servono come veicoli per la coscienza. A seconda del livello di coscienza, uno ottiene un certo tipo di corpo come veicolo. Se la nostra coscienza è al livello umano, allora avremo un corpo umano, nel quale è possibile tornare al livello del cosmo dominato dalla pura coscienza. Se la nostra coscienza è a un livello più basso di desiderio, potremmo avere il corpo di una scimmia. Ma tutti i corpi hanno la stessa origine, nella suprema coscienza che fornisce vari tipi di corpi materiali alle coscienze con diversi livelli di desiderio".

A quanto pare di ritrovamenti che vanno in conflitto con le teorie ufficiali ce ne sono moltissimi. Perché nessuno (o pochi) ne parla? Perché c'è così tanta disinformazione secondo lei?
"La ragione principale è che i sostenitori delle teorie correnti subiscono un forzato monopolio governativo nel sistema dell'educazione dei vari paesi del mondo. Quindi tutti sono portati a credere che solo le prove che supportano le teorie correnti siano legittime. Sono convinti che tutti gli altri tipi di prove siano illegittime, da non considerare seriamente. Io invece credo che le alternative alla corrente teoria darwiniana sull'evoluzione debbano essere ammesse nel sistema ufficiale dell'educazione. Di solito, non ci piace che il governo ci dica che possiamo guardare solo un canale televisivo o comprare un tipo di automobile. Ma oggi chi ci governa ci sta dicendo che noi e i nostri figli possiamo imparare attraverso il sistema dell'educazione un'unica idea sulle origini della razza umana. Questo non è molto positivo per società che amano avere un'opinione di se stesse come libere e aperte. Quindi penso che sia necessaria un po' più di apertura nel sistema dell'educazione mondiale".

Cosa ne pensa dei famosi "scheletri giganti"? Si tratta di un'altra razza ancora?
"Anche secondo la scienza ordinaria, nel passato molte piante e animali erano più grandi. Quindi forse anche gli esseri umani erano più grandi. Penso che questo sia senz'altro possibile. Ci sono molti rapporti che documentano il ritrovamento di scheletri umani di grandi dimensioni. Sul web si vedono spesso fotografie di queste cose, ma sfortunatamente sembrano dei falsi. Uno non può veramente ritrovare lo scheletro reale. Quindi sì, credo che nel passato siano esistiti esseri umani di grandi dimensioni, ma sto ancora cercando delle conferme definitive di questo nella forma dei resti degli scheletri giganti".

C'è qualcosa che vorrebbe far sapere ai nostri lettori?
"Le cose di cui stiamo parlando qui non sono solo oscuri argomenti per pochi scienziati e filosofi che discutono nelle loro torri d'avorio. Queste cose toccano la vita di tutti noi. Gli scopi che prefiggiamo per noi stessi, individualmente e collettivamente, sono largamente determinati dal nostro senso di identità personale. Se io penso "sono un uomo americano" allora mi comporto come tale, nel bene o nel male. Quindi i nostri scopi dipendono da come rispondiamo alla domanda: "Chi sono io?" e "Da dove vengo?" Per i trascorsi 150 anni, attraverso il loro monopolio sul sistema educativo, gli evoluzionisti hanno avuto il potere di dettarci le loro risposte a queste importanti domande. E le risposte che hanno dato sono molto materialiste. Dicono che siamo solo macchine fatte di materia. Quindi non sorprende il fatto che i nostri scopi siano diventati molto materialistici. Molta gente pensa che produrre e consumare sempre più cose materiali sia lo scopo principale della vita umana. Io credo che questa crescita di produzione e consumo di cose materiali sia la causa principale delle nostre crisi ambientali. Gli evoluzionisti dicono che non solo siamo macchine fatte di materia, ma che siamo macchine fatte di materia in competizione con gli altri per sopravvivere. Dunque non sorprende il fatto che troviamo conflitti ad ogni livello: conflitto tra individui, tra classi, tra razze, tra nazioni, e anche conflitto tra religioni. Come possiamo cambiare tutto questo? Penso che abbiamo bisogno di nuove risposte alle domande "chi siamo?" e "da dove veniamo?" Io credo che siamo tutti esseri di pura coscienza provenienti dalla stessa sorgente. Se queste fossero state le idee dominanti nella società, avremmo avuto un tipo di società diversa. Se veramente capissimo che siamo esseri di pura coscienza, saremmo capaci di essere felici così, piuttosto che dopo aver raggiunto sempre più cose materiali. Questo aiuterebbe a risolvere le nostre crisi ambientali. Se veramente capissimo che siamo tutti esseri di pura coscienza, tutti provenienti dalla stessa sorgente, la smetteremmo di relazionarci con gli altri sulla base di differenze esterne come la razza, la nazionalità, e la religione. E questo aiuterebbe a ridurre il livello di conflitto nel mondo".

affaritaliani.it ©

lunedì 24 agosto 2009

I graffiti in mostra a Parigi

www.tsmagazine.co.uk
Fino al 29 novembre l'omaggio della Fondation Cartier alla Street Art


I Graffiti nascono alla fine degli anni '60, dalla mente dei ragazzi di Manhattan, del Bronx, di Brooklyn. I componenti del movimento si definiscono "writers": influenzati dai cartelloni pubblicitari e dai fumetti creano una nuova forma di espressione costruita attorno a nomi e iniziali, le "tag", ovvero nome in codice. Questa firma, composta dal loro soprannome e numero dell'indirizzo di casa (Barbara 62, Stay High 49) deve essere disegnata sulle mura di edifici pubblici o veicoli nel modo più originale possibile.

Le metropolitane sono le preferite: più la location è difficile da raggiungere più la bravura nel tratto deve raffinarsi. Alla fine degli anni '70, i writers più bravi vengono invitati dalle gallerie ad esibire i loro lavori (su tela, questa volta). In quegli stessi anni, Jean-Michel Basquiat e Keith Haring, non ancora artisti noti, presentavano la loro arte sulle stesse superfici usate dai writers, usando anch'essi le tag.

"Born in the Streets-Graffiti" celebra questo movimento artistico di strada con una mostra a 360 gradi. Nella prima parte della mostra, una serie di fotografie, film e bozzetti esploreranno la nascita dei Graffiti a New York, grazie a tre importanti pionieri del movimento, Phase 2, Part 1 e Seen, invitati per creare dipinti su muro a larga scala.

La seconda parte dimostrerà l'attuale vitalità del movimento attraverso lavori site-specific creati da artisti di tutto il mondo,
Basco-Vazko(Santiago, Chile),
Cripta (São Paulo),
Jonone (Paris),
Olivier, Kosta-Théfaine (Paris),
Barry McGee (San Francisco),
Nug (Stockholm).

Il tutto corredato da un vasto programma che include documentari, film e cortometraggi.

Born in the Streets - Graffiti
7 Luglio - 29 Novembre 2009
Fondation Cartier pour l'art contemporain
261, Boulevard Raspail, Parigi

style.it©

venerdì 21 agosto 2009

Inghilterra : soldato in pensione denunciato per.. correzioni

Troppi errori di ortografia tempestavano i cartelli stradali e le insegne di Tunbridge Wells, nella contea inglese del Kent, così il soldato in pensione Stefan Gatward, armato di pennarello si è dato da fare per correggere i grossolani errori.

Grazie a Gatward, la via St Johns Close ad esempio è tornata ad essere la via di St John’s Close con ill genitivo sassone. Non tutti i vicini hanno però gradito l’insolito servizio.
Un altro soldato, dopo averlo visto all’opera, lo ha accusato di vandalismo. «Temeva che il postino non avrebbe più consegnato la posta a causa di quell’apostrofo in più - ha raccontato Gatward -Io penso che ognuno di noi dovrebbe lottare per la nostra lingua. Purtroppo oggi il livello intellettuale si è drasticamente abbassato».

Gatward non si è fermato soltanto ai cartelli stradali e ha iniziato a correggere anche quelli dei supermercati. «Il problema è che alcuni insegnanti non conoscono l’uso corretto della grammatica e di conseguenza neanche gli alunni. Le autorità locali non se ne preoccupano - ha aggiunto - Io combatto per preservare il nostro patrimonio linguistico. Alcune persone sembrano felici di perderlo. Io no».

La vicenda non è andata comunque giù agli abitanti della zona, che lo hanno più volte denunciato.

Fonte: Blitz Quotidiano

Prima Guerra mondiale : i giovani volontari dei Vigili del fuoco dell' Oberosterreich hanno sistemato il cimitero di Aurisina












Conclusa la riqualificazione del cimitero Austrungarico di Aurisina a opera dei giovani Volontari del Corpo dei Vigili del fuoco dell' Alta Asutria che hanno dedicato parte delle loro vacanze estive per onorare i loro e nostri caguti della Grande guerra.
Il cimitero versava da decenni dimenticato in uno stato di abbandono irrispettoso..
Si perchè seppur dimenticati volutamente, tra gli oltre 1900 militari sepolti in loco, ci sono decine se non centinaia di triestini che combatterono e diedero la loro giovane vita per difendere l' Impero.

Conclusi i lavori una cerimonia alla presenza di autorità locali, del console trentino in Austria, i rappresentanti dei Vigili del fuoco ( Feuerwerker) dell' Oberosterreich ( Alta Austria) e della Osterreiche Schwarzes Kreuz ( Croce nera ) e della stampa internazionale.


tsmagazine© 2009

http://www.osk.at/

mercoledì 19 agosto 2009

Egitto : turisti visiteranno falsi monumenti per tutelare siti archeologici.

Il Cairo, 19 ago. - Non e' vero che "si resta senza respiro" visitando le tombe dei Faraoni nella Valle dei Re a Luxor. E' il contrario: l'umidita' e i funghi provocati dal respiro di migliaia turisti e la scarsa ventilazione rischiano di farle scomparire nel giro di 150-500 anni e ai nostri pronipoti non restera' nulla delle sculture e decorazioni interne. Gia' da oggi ci si dovra' rassegnare a visitare delle copie.
Nella Valle dei Re e in quella delle Regine, dove i membri della famiglia reale vennero sotterrati, si trovano anche le tombe del leggendario faraone Tutankhamon e della regina Nefertiti. Il capo del Consiglio supremo delle Antichita' egizie, Zahi Hawass ha fatto sapere in un'intervista al Telegraph che le autorita' hanno deciso di vietare ai turisti alcune tombe e sostituirle con duplicati: tra queste proprio quelle di Nefertiti, Seti I e Tutankhamon, clamorosamente scoperta ancora intatta e piena di incredibili tesori nel 1922 da Briton Howard Carter.

fonte Agi

martedì 18 agosto 2009

Alieni, dischi volanti e luci sospette Londra svela i suoi segreti sugli Ufo

ENIGMI LE AUTORITÀ BRITANNICHE HANNO SEMPRE TRATTATO GLI AVVISTAMENTI CON GRANDE SERIETÀ
Negli Archivi Nazionali oltre quindici anni di indagini della Difesa

London — Rossi, blu, gialli. E ovali, triangolari, panciuti, sottili, acuminati. Nei cieli inglesi il traffico di Ufo, negli anni '80 e '90, era da esodo estivo. Allucinazioni? O gli alieni giocavano a nascondino? Il ministero della Difesa britannico ha una sezione che si occupa di dischi volanti o cose del genere. E conserva tonnellate di denunce, rapporti, indagini (persino della mitica Royal Air Force, la Raf) su incontri ravvicinati del terzo tipo avvenuti qua e là nel Regno Unito, fra il 1980 e il 1996. Una bella parte di questo «tesoro» ieri è stata liberata dal segreto e regalata agli Archivi Nazionali. Tutto si può dire ma su un particolare non c'è da discutere: Londra ha sempre preso la questione molto sul serio. A cominciare dal cosiddetto incidente nella foresta di Rendlesham. La mattina del 27 dicembre 1980 due guardie della base aerea di Woodbridge nel Suffolk, all'epoca usata dagli americani, videro «bagliori inusuali» al di là della recinzione posteriore. Chiesero l'autorizzazione per compiere una perlustrazione e scoprirono un «oggetto incandescente, approssimativamente di due metri per tre» che «illuminava la foresta». Provarono ad avvicinarsi ma il misterioso oggetto «manovrò tra gli alberi e scomparve».

Nel suo rapporto del 13 gennaio 1981, spedito anche al governo britannico, il colonnello statunitense Charles Halt indicò altri particolari: che l'area era stata contaminata da raggi beta-gamma; che la notte successiva era ricomparsa una «luce rossa pulsante» e si era allontanata nel cielo. A Londra il ministero della Difesa si occupò della storia con il massimo della serietà. Ma non ne venne a capo: fantasie o alieni? I bagliori della foresta nel Suffolk diventarono un caso nazionale che, si sa ora, entrò nella stanze del governo della Thatcher. Il segretario della Difesa, ovvero il ministro Michael Heseltine, optò per la prima ipotesi (fantasie). Ma Lord Hill-Norton, capo delle forze armate lo ammonì per iscritto il primo maggio del 1985: «Ignorare gli avvistamenti può essere un banana skin (un passo falso)». Lui ci credeva. Ed era pure in buona compagnia. Di piloti Raf colpiti da sindrome da Ufo ve ne erano parecchi. Addirittura, qualche tempo dopo, il 31 marzo 1993, sir Anthony Bagnall, numero due del comando aereo, trovò sulla scrivania un memorandum: dalle parti della base Raf di Wolverhampton, la «difesa aerea britannica» era stata bucata da almeno una trentina di «oggetti luminosi» non identificati. La verità scientifica era questa: quei bagliori erano i riflessi del razzo russo che aveva portato in orbita il satellite Cosmos. Non si comprese invece che cosa fossero stati i puntini intercettati nei cieli del Belgio e inseguiti, inutilmente, dagli F-16 dell'aeronautica militare di Bruxelles (come spiegò il generale Wilfried de Brouwer ai colleghi di Londra). Gli alieni ci osservano? Tutto può essere. Ma dagli archivi escono due certezze. La prima: nel 1993 i londinesi furono abbagliati da un dirigibile. Pensarono che fossero arrivati gli Ufo, era invece la pubblicità di una macchina. La seconda: nel 1996 gli avvistamenti si moltiplicarono. Traffico intenso nel cielo. Ma, guarda caso, era appena cominciata la serie televisiva «X-Files» e nei cinema era sbarcata la pellicola «Independence day». Che fosse suggestione?

ilcorriere.it ©

sabato 8 agosto 2009

Dante ? Basta. Mi son de Trieste

LETTERA APERTA AL MINISTRO dell' ISTRUZIONE
Dante e Verga? Basta. Mi son de Trieste
Ministro, cambiamo i programmi: «El moroso de la Nona» al posto della Divina Comedia

Signor ministro, mi permetto di scriverLe per suggerirLe l'opportunità di ispirare pure la politica del Ministero da Lei diretto, ovvero l'Istruzione — a ogni livello, dalla scuola elementare all'università — e la cultura del nostro Paese, ai criteri che ispirano la proposta della Lega di rivedere l'art. 12 della Costituzione, ridimensionando il tricolore quale simbolo dell'unità del Paese, affiancandogli bandiere e inni regionali. Programma peraltro moderato, visto che già l'unità regionale assomiglia troppo a quella dell'Italia che si vuole disgregare.

Ci sono le province, i comuni, le città, con i loro gonfaloni e le loro incontaminate identità; ci sono anche i rioni, con le loro osterie e le loro canzonacce, scurrili ma espressione di un’identità ancor più compatta e pura.?Penso ad esempio che a Trieste l'Inno di Mameli dovrebbe venir sostituito, anche e soprattutto in occasione di visite ufficiali (ad esempio del presidente del Consiglio o del ministro per la Semplificazione) dall’Inno «No go le ciave del portòn», triestino doc.

Ma bandiere e inni sono soltanto simbo li, sia pur importanti, validi solo se esprimo no un'autentica realtà culturale del Paese. È dunque opportuno che il Ministero da Lei diretto si adoperi per promuovere un'istru zione e una cultura capaci di creare una ve ra, compatta, pura, identità locale.

La letteratura dovrebbe ad esempio esse re insegnata soltanto su base regionale: nel Veneto, Dante, Leopardi, Manzoni, Svevo, Verga devono essere assolutamente sostitui ti dalla conoscenza approfondita del Moro so de la nona di Giacinto Gallina e questo vale per ogni regione, provincia, comune, frazione e rione. Anche la scienza deve esse re insegnata secondo questo criterio; l'ope ra di Galileo, doverosamente obbligatoria nei programmi in vigore in Toscana, deve essere esclusa da quelli vigenti in Lombar dia e in Sicilia. Tutt'al più la sua fisica po trebbe costituire materia di studio anche in altre regioni, ma debitamente tradotta; ad esempio, a Udine, nel friulano dei miei avi. Le ronde, costituite notoriamente da pro fondi studiosi di storia locale, potrebbero essere adibite al controllo e alla requisizio ne dei libri indebitamente presenti in una provincia, ad esempio eventuali esemplari del Cantico delle creature di San Francesco illecitamente infiltrati in una biblioteca sco lastica di Alessandria o di Caserta.

Per quel che riguarda la Storia dell’Arte, che Michelangelo e Leonardo se lo tengano i maledetti toscani, noi di Trieste cosa c’entriamo con il Giudizio Universale? E per la musica, massimo rispetto per Verdi, Mozart o Wagner, che come gli immigrati vanno bene a casa loro, ma noi ci riconosciamo di più nella Mula de Parenzo, che «ga messo su botega / de tuto la vendeva / fora che bacalà».

Come ho già detto, non solo l’Italia, ma già la regione, la provincia e il comune rap­presentano una unità coatta e prevaricatri ce, un brutto retaggio dei giacobini e di quei mazziniani, garibaldini e liberali che hanno fatto l'Italia. Bisogna rivalutare il rio ne, cellula dell'identità. Io, per esempio, so no cresciuto nel rione triestino di Via del Ronco e nel quartiere che lo comprende; perché dovrei leggere Saba, che andava inve ce sempre in Viale XX Settembre o in Via San Nicolò e oltretutto scriveva in italiano? Neanche Giotti e Marin vanno bene, perché è vero che scrivono in dialetto, ma pretendo no di parlare a tutti; cantano l’amore, la fra ternità, la luce della sera, l’ombra della mor te e non «quel buso in mia contrada»; si ri volgono a tutti — non solo agli italiani, che sarebbe già troppo, ma a tutti. Insomma, so no rinnegati.

Ma non occorre che indichi a Lei, Signor Ministro, esempi concreti di come meglio distruggere quello che resta dell’unità d’Ita lia. Finora abbiamo creduto che il senso pro­fondo di quell’unità non fosse in alcuna con traddizione con l'amore altrettanto profon do che ognuno di noi porta alla propria cit tà, al proprio dialetto, parlato ogni giorno ma spontaneamente e senza alcuna posa ideologica che lo falsifica. Proprio chi è pro fondamente legato alla propria terra natale, alla propria casa, a quel paesaggio in cui da bambino ha scoperto il mondo, si sente pro fondamente offeso da queste falsificazioni ideologiche che mutilano non solo e non tanto l’Italia, quanto soprattutto i suoi innu merevoli, diversi e incantevoli volti che con corrono a formare la sua realtà. Ci riconosce vamo in quella frase di Dante in cui egli dice che, a furia di bere l'acqua dell’Arno, aveva imparato ad amare fortemente Firenze, ag giungendo però che la nostra patria è il mondo come per i pesci il mare. Sbagliava? Oggi certo sembrano più attuali altri suoi versi: «Ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave sanza nocchiere in gran tempesta, / non donna di province, ma bordello!».

Con osservanza

Claudio Magris
07 agosto 2009

da corriere.it

sabato 27 giugno 2009

Il mondo della musica, e non solo in lutto per la scomparsa improvvisa di Michael Jackson




È morto alla vigilia del suo tour mondiale già tutto esaurito che avreb be dovuto segnare il suo grande ritorno al mondo del lo spettacolo, dopo anni di scandali giudiziari, problemi di salute e una vita personale molto sfortunata. Michael Jackson, il cantante, cantauto re, ballerino, compositore, musicista, arrangiatore e pro duttore discografico statuni tense si è spento ieri a Los An geles a causa di un arresto cardiaco. Tra un mese avrebbe compiuto 51 anni. La notizia, rimbalzata da Tmz (l’in formatissimo sito di gossip della Cnn) alle completa rete Twitter, è stata confermata via via da tutti i media ufficiali. Grazie a Internet l’America ha seguito pratica mente in diretta gli ultimi attimi di vita di uno dei cantanti più leggendari della storia musicale di tutti i tempi.

Jackson era stato ricoverato d’urgenza all’ospedale Ucla Medical Center di Los Angeles alle 12,21 ora locale (le 21,21 in Italia) a causa di un arresto cardiaco mentre si trovava nella sua casa a Holmby Hills, sulle colline dell' Hinterland di Los Angeles. Il fratello Ransy ha detto che è crollato all’improvviso. I paramedici accor si al suo capezzale hanno tentato di soccorrerlo, effettuando le procedure per la rianimazione cardio-polmonare. Ma ogni tentativo per salvarlo è risultato vano. «Quando l’ambulanza è giunta in ospedale il cuore di Michael Jackson aveva già smesso di battere», ha spiega to uno dei soccorritori alle tv. Salvarlo, da quel punto, era un’impresa impossibile .

«Dopo cinque minuti di arresto cardiaco i danni alla corteccia cerebrale diventano ir reversibili», afferma M.P , neurologo e di rettore della Pain Clinic del Mount Sinai Hospital di New York. «Se fosse sopravvissuto, sarebbe rimasto in coma vegetativo». L’annuncio della sua morte ha prodotto un’eco profonda in un Paese dove Jackson è sotto i riflettori dall’età di cinque anni. Anche le televisioni hanno interrotto la pro grammazione regolare per trasmettere lunghi tributi sul la sua vita confezionati a tempo di record. «Per gli S.u.A è una notizia molto tri ste, che lascia tutti scioccati» ha detto uno storico conduttore della Cnn.

Persino gli scandali giudiziari (da cui alla fine venne scagionato) non hanno fatto che accrescerne il mito. Decine di americani intervistati a caldo da una costa all’altra del Paese l’hanno salutato come «un genio», «un’icona della pop music». Nel giro di pochi mi nuti dall’annuncio della sua morte una grande folla si era già riunita spontaneamente davanti all’ospedale Ucla e da vanti alla villa di Jackson nel l’area di Beverly Hills. Secondo alcuni medici in terpellati dalle tv la sua è sta ta una morte in un certo sen so annunciata. All’inizio del 2008 la star è stata immorta lata in sedia a rotelle. Più tardi sono cominciate a circolare voci secondo le quali soffriva di una malattia genetica di nome A1AD a causa della mancanza di una proteina che protegge i polmoni. Questo lo avrebbe reso cieco dal l’occhio sinistro e quasi im possibilitato a parlare. L’uni ca cosa che avrebbe potuto salvarlo, dissero allora i dottori, era il trapianto del polmone.

Michael Jackson 1958 - 2009

giovedì 26 febbraio 2009

Robots : imparano da contatto con esseri umani




Anche i robot possono interagire con l'uomo e giocare con lui, basta educarli ai comportamenti sociali. Lo riporta il sito di New Scientist. Tra gli esperimenti avviati in questo senso c'e' quello di un gruppo di ricercatori inglesi che ha messo assieme un umanoide e un cane robot per farli entrare in contatto con le persone. L'obiettivo e' quello di capire come i robot sono accettati dall'uomo e cosa gli umanoidi imparano per poter sviluppare robot che siano in grado di vivere accanto all'uomo.

venerdì 6 febbraio 2009

Aerei ad idrogeno

L'era dell' "aereo ecologico" sta per iniziare. Dopo le diverse applicazioni sperimentate, e poi rese operative su veicoli a ruote, tra non molto anche gli aeroplani saranno dotati di sofisticati apparati di celle a combustibile per volare in modo "pulito". E uno dei più avanzati programmi a livello mondiale, parte da Torino, che ha sviluppato lo "Sky Spark", il primo aereo pronto a decollare (lo farà in occasione dei prossimi Giochi Mondiali dell'Aria), per un primo collaudo, ai comandi di uno tra i milgiori e più preparati piloti: Maurizio Cheli, già astronauta (16 giorni in orbita sullo shuttle Columbia nel 1996), e ora pilota collaudatore di Alenia Aeronautica.


Cheli ha illustrato i dettagli tecnici del progetti, ieri mattina, nel corso della presentazione ufficiale di SkySpark, avvenuta presso l'Environment Park, alla quale hanno preso parte anche il Presidente della Regione, Mercedes Bresso, l'assessore regionale alle Politiche per l'innovazione, Andrea Bairati, il pro rettore del Politecnico, Marco Gilli, l'AD di Environment Park, Alessandro Battaglino, oltre ai tecnici e ai rappresentanti degli sponsor che hanno reso possibile SkySpark: Reale Mutua, Sparco, Banca Fideuram, Sicmemotori, AircraftStudioDesign, Alisport, Alpi Aviation, Altair Engineering, REM, CFM Air e SG Fly Evolution. Il concetto è quello classico del veicolo elettrico alimentato da celle a combustibile e delle APU (Auxiliary Power Unit - Unità ausiliarie di potenza), non molto diverse da quelle che equipaggiano da tempo automobili e autobus.
Ma, in questo caso, si va in quota su un aereo, e l'impresa è di portata notevole, anche per le possibili, future applicazioni. Il velivolo, dalla livrea, bianca, nera e rossa, e le insegne degli sponsor, con l'apparato a celle a combustibile montato a fianco del sedile di pilotaggio, è destinato a portare in quota anche cinque anni di lavoro e di esperienze alla guida dal project-manager Paolo Pari, e da Paolo Maggiore, del Politecnico di Torino, all'interno del quale il progetto del primo aereo ad idrogeno si è sviluppato: "Abbiamo sviluppato un primo prototipo di unità di generazione elettrica" - spiega Paolo Maggiore - "che è basato su una cella a combustibile a idrogeno.


Lo abbiamo dapprima sperimentato due anni fa, con un volo pilotato da Maurizio Cheli e, più di recente, ne abbiamo sviluppato uno più potente con il quale abbiamo alimentato i sistemi elettrici di bordo durante il volo di un velivolo Pelican della società DigiSky, specializzata nello sviluppo di sistemi avionici per velivoli ultraleggeri". Il velivolo SkySpark effettuerà voli di collaudo, ma sarà già in grado di volare a 300 chilometri all'ora e fino a 4000 metri di quota: "Questi primi voli ci daranno quelle risposte che attendiamo per far sì che questo tipo di tecnologia, applicata dapprima ad aerei di dimensioni e potenza modeste, tipo quelli da turismo, potrà in futuro equipaggiare velivoli civili con un grande abbattimento dell'inquinamento e del rumore".

Per SkySpark il gioiello "motoristico" è stato realizzato su progetto dell’ing. Paolo Guglielmi del Politecnico di Torino da "Sicmemotori", azienda torinese leader in Italia per i motori elettrici "ecologici": "E' un motore da 65 KW" - spiega l'Ad Alberto Sola - "quindi con la potenza di un auto di discreta cilindrata. E funziona con un collegamento diretto tra rotore ed elica". Un velivolo equipaggiato con un banco sperimentale per testare sistemi a cella e combustibile in quota spiccò il volo già due anni fa dal campo volo "Lelika" di Castagnole Piemonte, pilotato da Maurizio Cheli. Era il 13 giugno 2007: potrebbe essere una data da inserire negli annali dell'aeronautica. E ora, partono i primi voli sperimentali

fonte stampa.it

Rubik

Diciamoci la verità: un cubo sferico non si era mai visto. Ma non potremmo definire diversamente la nuova creatura dell’ungherese Erno Rubik, il nuovo 360. Il principio ricorda infatti in tutto e per tutto quello dello storico rompicapo che negli anni ’80 (anche se l’invenzione risale al 1976) divenne un vero e proprio fenomeno di culto. Solo che questa volta non ci sono le facce, ma tre sfere di plastica concentriche che contengono sei palline colorate; il bravo giocatore dovrà spostarle tutte e sei nei relativi alloggiamenti situati nella sfera più esterna. Più facile a dirsi che a farsi, come al solito.

Per Erno Rubik si tratta di un ritorno al passato. Dopo il successo planetario del suo cubo (più di trecento milioni di pezzi venduti in tutto il mondo, di cui quasi cento milioni tra il 1980 e il 1982) il 64enne professore ungherese si era infatti dedicato allo sviluppo di videogame. Poi – forse spinto dal ritorno di fiamma degli anni Ottanta – la decisione di dare ai propri fan un nuovo frustrante giocattolo.

Il 360 sarà presentato oggi e arriverà nei negozi entro la prossima estate. Se però volete avere un’impressione in anteprima potete dare un’occhiata alla recensione scritta sul Daily Telegraph da Dan Harris, un 24enne inglese che vanta un record di circa 10 secondi sul vecchio cubo.

martedì 16 dicembre 2008

E' morto Horst Tappert

English below
L'attore tedesco Horst Tappert, indimenticato protagonista della serie televisiva 'L'ispettore Derrick', è morto sabato scorso in una clinica di Monaco di Baviera, all'età di 85 anni. Tappert naque a Elberfeld (Wuppertal) il 26 maggio 1923.

Celebre per aver interpretato il ruolo di Stephan Derrick nell'omonimo telefilm, l'ispettore Derrick (Derrick nell'originale tedesco), è stato anche attore di cinema e soprattutto teatro. Figlio di un portalettere e di una casalinga fu cresciuto dalla severa madre Ewaldine così rigidamente che nel suo libro autobiografico <> Tappert ricordò di lei il senso di disciplina e di obbedienza. Studiò da contabile e si allenò anche come pugile. Reduce dal fronte, dopo essere stato prigioniero dei russi, cercò un nuovo lavoro. Per caso viene a sapere che, dalle sue parti, avevano messo in piedi una piccola compagnia teatrale, in cerca di un ragioniere.

Tappert si presentò per quel posto e invece gli venne offerta una parte come attore teatrale: accettò per necessità dando inizio ad una carriera di successi nel mondo dello spettacolo. Da quel giorno, infatti, non smise più di recitare. Il suo debutto teatrale risale al 1945 nel ruolo del Dr. Striebel nella piéce di Helwig << Die Flitterwochen >>. Lo stesso anno e per il biennio successivo seguì un corso di recitazione. Tra le sue interpretazioni più famose Aspettando Godot di Samuel Beckett, ma anche testi di Shakespeare, Balzac, Moliére. Prese parte anche al primo musical tedesco, con l'avvento del varietà post-bellico, dal titolo << Lady in the Dark>> . il 1956 quando un regista lo nota a teatro e lo scrittura per una piccola parte in tv. L'anno della svolta è il 1973 quando viene chiamato a interpretare il personaggio dell'ispettore Derrick, nel tempo è diventato negli anni una figura di culto in tutto il mondo. Grazie ai suoi modi gentili, pacati e al suo lato fortemente umano ha incarnato un nuovo genere di ispettore di polizia, divenuto un'icona per tutti i suoi appassionati.

L'ispettore, che Tappert definì il Don Chisciotte della tv, é il personaggio tedesco più conosciuto ed apprezzato nel mondo. La serie, infatti, viene tuttora seguita in centoventi Paesi. Grazie a Derrick, Horst Tappert è stato il primo attore tedesco ad aver avuto fan club all'estero. E siccome questi club si trovano anche in Italia, Olanda e Francia si può dire Tappert, insieme al suo ruolo in televisione, sia diventato un ambasciatore non ufficiale della Germania. Tappert, che ha interpretato Derrick per quasi un quarto di secolo (1974-1998: in oltre 280 episodi), ha proseguito fino al limite di età che si era imposto. L'attore si è ritirato definitivamente dalle scene nel 2003 subito dopo la presentazione del suo ultimo film-tv << Herz ohne Krone >> (Un cuore senza corona).

L'allora Presidente della Repubblica Federale di Germania, Herzog, gli conferì nel 1997 la Croce al Merito. Dopo aver divorziato per due volte, dal 1957 viveva poco fuori Monaco, a Gräfelfing, con la terza moglie, U.Pistor. Era padre di tre figli: Karin, Ralph e Gary. Possedeva anche una casa in Norvegia, sull'isola di Hamaroy. Costruita su un terreno donatogli dal sindaco, è situata oltre il circolo polare artico: l'attore vi si recava per due mesi l'anno, godendo la solitudine ed il silenzio dei ghiacci.

English
German actor Horst Tappert, Inspector Derrick in a television detective series broadcast in 108 countries, has died in Munich at the age of 85, his wife said on Monday.

Tappert's portrayal of Stefan Derrick, a wise and mild-mannered Munich inspector who trapped criminals with his brains instead of bullets, was an unlikely export hit for Germany's ZDF television network and made him a cult figure.

"Derrick" was broadcast from 1974 to 1998 and there were 281 episodes, translated into 12 languages. Tappert, a towering man and impeccably dressed detective, and his side-kick Harry, played by Fritz Wepper, always got the better of the bad guys.

"It's sad but he had an exciting life," his wife Ursula told the online edition of Bunte magazine on Monday. Tappert had long suffered from a diabetes ailment and died in a Munich hospital on Saturday, she said.

"My husband was well and in high spirits until recently. But in the last few days his condition visibly worsened."

Tappert was born on May 26, 1923, in Wuppertal in western Germany. He applied for a sales job at a theater in Stendal, west of Berlin, in 1945. But the sales director was not there that day so Tappert talked to the artistic director instead -- and got his first job as an actor.

In 1973, after 27 roles in German theatres and appearances in 43 local films, Tappert got the part that made him famous in Germany and his face known around the world. The show was a big success in Japan, Italy, South America, Iran and China.

Pope John Paul was a fan and Tappert met the Pope in 1999.